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Ambiente, il caso che scotta

Una crisi che ha completamente travolto l’Italia, risucchiandola in una morsa di caldo che non segna ad allentare. Emergenza acqua e rischio deserto sono le priorità nella lotta nazionale ai cambiamenti climatici che coinvolgono il turismo e l’agricoltura, due dei perni centrali dell’economia made in Italy.

I padroni del vapore ed il taglio dei boschi

Nel “mare magnum” dell’odierna devastazione dei boschi meridionali, la notizia di un censimento dei “boschi vetusti” si presta a diversi commenti, ma anche ad inevitabili ma istruttivi paragoni. I corsi e ricorsi storici ci informano come l’ultima quotizzazione post-unitaria abbia contribuito a distruggere le primigenie foreste dell’Appennino meridionale. In realtà il fenomeno delle quotizzazioni demaniali nascondeva, in molti casi, la cessione dei boschi ai padroni del vapore e agli speculatori delle ferrovie. Le cronache parlamentari di eminenti onorevoli meridionalisti citano l’esempio del Bosco di Monticchio in Basilicata, che dopo essere stato espropriato agli ordini religiosi fu ceduto, con un forte ribasso d’asta, agli speculatori delle banche francesi e di quelle svizzere a cui il governo italiano si era rivolto per dare liquidità al nascente capitalismo del nord. I boschi resero possibile la costruzione delle traversine ferroviarie e la legna residua venne utilizzata per produrre carbone vegetale.

Operazione “Fuga dal Caldo”

L’ultimo studio pubblicato dalla rivista scientifica “Geophysical Research Letters”, in cui hanno collaborato anche scienziati italiani dell’Istituto di Fisica Teorica di Trieste, parla di fenomeni di ondate di caldo in aumento progressivo su tutto il bacino del Mediterraneo.

Italcementi, pet-coke e pneumatici

Secondo informazioni assunte da ambienti della provincia di Matera, l’istruttoria condotta dai tecnici incaricati, autorizza il cementificio “ad incrementare l’utilizzo di combustibili alternativi (pneumatici) dall’attuale 6,5 % al 15 % dei combustibili totali, pari a 12.000 tonnellate”.

La Ola risponde all’Aper

Non è una novità che associazioni delle lobby industriali interamente impegnate “nell’affaire eolico”, si agitano come ha fatto di recente l’Aper (Associazione Produttori Energia Rinnovabile) e minacciano azioni legali.

Forestazione, le richieste del sindacato

Flai-Cgil, Fai-Cisl e Uila-Uil spingono sullo sblocco del turnover e sull’estensione delle 151 giornate lavorative. E in mancanza di novità minacciano la mobilitazione generale.