“Una disgrazia mascherata da grande successo” è così che Al Gore, vicepresidente Usa, ha commentato il risultato dell’ultimo G8 sul fronte ambientale. Le sue parole risultano più che mai vere e attuali, “il riscaldamento climatico – aggiunge Gore – è la peggiore crisi che l’umanità abbia mai sperimentato”. Una crisi che ha completamente travolto l’Italia, risucchiandola in una morsa di caldo che non segna ad allentare. Emergenza acqua e rischio deserto sono le priorità nella lotta nazionale ai cambiamenti climatici che coinvolgono il turismo e l’agricoltura, due dei perni centrali dell’economia made in Italy. Il 52% del territorio italiano, infatti, è potenzialmente a rischio siccità, con cifre allarmanti anche in zone insospettabili come Lazio (75%), Toscana (69%) e Umbria (45%). Intanto, nella  pole position delle sette regioni più a rischio desertificazione, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia hanno già stanziato più di 6,6 miliardi di euro per piani anti-siccità nell’ambito delle risorse comunitarie di sostegno.

Questo è quanto emerso nel corso della giornata conclusiva del convegno “Le variazioni climatiche e i processi di desertificazione” svoltasi ad Alghero (SS), il primo dei sette seminari organizzati dall’Agenzia per la protezione dell’ambiente (Apat) e promossi dal ministero dell’Ambiente in vista della Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici indetta per il 12 e 13 settembre prossimi alla sede della Fao a Roma. In particolare, per quanto riguarda gli oltre 6,6 miliardi stanziati per i sette territori a maggior rischio desertificazione, la Sicilia è la Regione che ha stanziato di più con oltre un miliardo e mezzo, mentre la Basilicata si colloca al penultimo posto con quasi 300 milioni di euro che verranno suddivisi in cinque capitoli di intervento: protezione del suolo; gestione sostenibile delle risorse idriche; riduzione dell’impatto delle attività produttive; riequilibrio del territorio; misure trasversali.

Secondo un primo rapporto sul cambiamento climatico condotto dall’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) in cui il dato allarmante è l’aumento del 3% della mortalità in proporzione ad ogni grado in più della temperatura, la Regione, le Asl e i Comuni della Basilicata, sulla base delle linee guida emanate dal Ministero della Salute hanno deciso di attivare il monitoraggio delle fasce di popolazione ritenute più a rischio, in particolare i soggetti al di sopra dei 65 anni che per caratteristiche personali, sociali, ambientali e condizioni di salute risultano più esposti ai disagi dalla calura estiva. Anche sul fronte economico, l’azione lucana tende a delineare degli scenari futuri migliori. Per il presidente del consorzio Basilicata Turismo, Gerardo Mariani, infatti, “viaggi e vacanze devono avvenire nel rispetto dell’ambiente e delle comunità locali”. “La necessità – continua Mariani – di attuare tutte quelle misure atte a preservare l’ambiente da eventuali danni causati dai vacanzieri: l’attivazione di dispositivi per il risparmio energetico e idrico, l’installazione di depuratori ben funzionanti, la predisposizione di appositi contenitori per i rifiuti in numero sufficiente in rapporto all’estensione delle aree e di efficienti servizi di raccolta e smaltimento degli stessi e, non ultimo, l’organizzazione di seminari e la diffusione di brochure sull’ecoturismo”.

Uno scenario confortante di un Paese che sembra deciso a combattere una situazione climatica ogni giorno più disarmante. Nell’attesa che le parole diventino fatti e dal dibattito si giunga all’azione, il mondo si ribella: tanti saluti dall’ambiente.

[Articolo di Tatjana La Paglia]

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