Confindustria Basilicata ha sottoposto con estrema urgenza all’attenzione del legislatore la problematica della non cumulabilità tra bonus Sud e credito 4.0. Tale limitazione avrebbe, difatti, un impatto limitante soprattutto sulle regioni meridionali. Poiché le imprese, potendo scegliere tra il Bonus Mezzogiorno (che consente di portare immediatamente in compensazione fino al 45% del costo dell’investimento) e il Bonus investimenti in beni strumentali 4.0 (che consente di portare in compensazione il 50% del costo ma in tre anni) sceglieranno ovviamente la prima tipologia di agevolazione, arrecando una battuta d’arresto notevole alla transizione tecnologica tanto auspicata per tutta la penisola.

Ma soprattutto, l’eventuale non cumulabilità tra bonus sud e credito 4.0 già dagli investimenti in corso nel 2021 porrebbe seri dubbi di legittimità in quanto andrebbe a minare il principio della certezza del diritto cambiando retroattivamente (dal 01.01.2021) la normativa sulla cumulabilità. Sconfessando quanto detto dello stesso legislatore solo per effetto della scelta delle modalità (nell’ambito del PNRR piuttosto che con fondi statali) di finanziamento e copertura delle agevolazioni 4.0.

Sappiamo che l’agevolazione Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi è cumulabile con altri aiuti di stato…

La Circolare 9/E dell’Agenzia delle Entrate, diffusa in data 23/07/2021 specifica che, in riferimento al Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi – Articolo 1, commi da 1051 a 1063, della Legge 30 dicembre 2020, n. 178 (Legge di bilancio 2021):

  • l’agevolazione è cumulabile con altre misure di favore (fiscali e non) insistenti sugli stessi costi ammissibili al credito d’imposta, nel limite massimo rappresentato dal costo sostenuto;
  • eventuali limitazioni alla fruizione del credito di imposta possono derivare dal divieto di cumulo previsto dalle disposizioni di altre misure agevolative.

Del resto tale cumulabilità era stata già esplicitata dall’Agenzia delle Entrate con la Risposta n.360 del 16.09.2020 evidenziando testualmente come: “(…) Alla luce di quanto sopra, in relazione alla cumulabilità del credito di imposta per investimenti nel Mezzogiorno e del credito di imposta per investimenti in beni strumentali introdotto dalla Legge di Bilancio 2020, si ritiene che, in relazione ai medesimi investimenti, sia possibile cumulare i due benefici, a condizione che tale cumulo non porti al superamento del costo sostenuto per l’investimento”.

Appare immediato considerare come:

  1. le agevolazioni Transizione 4.0, riferite a beni strumentali materiali 4.0, immateriali 4.0 siano finanziate dal PNRR
  2. il Credito d’Imposta per gli Investimenti nel Mezzogiorno (più noto come Bonus Sud) non sia finanziato dal PNRR.

In quanto tale non vi era assoggettamento al principio europeo dell’obbligo di assenza del doppio finanziamento sugli stessi costi ammissibili ma solo la necessità di rispettare la regola generale – ribadita dall’Agenzia delle Entrate sia nella risposta n.360 del 16.09.2020 che nella circolare n. 9/E del 23.07.2021 – di non superare il 100% del costo sostenuto attraverso il cumulo con altre misure di favore (fiscali e non) insistenti sugli stessi costi ammissibili, anche tenuto conto della non concorrenza alla formazione della base imponibile Irpef/Ires ed Irap del credito 4.0”.

In base a tutto quanto sopra evidenziato era pacifico considerare il iper/super ammortamento prima e il credito per investimenti in beni strumentali materiali 4.0 dopo misure “erga omnes” e come tali non definibili quali aiuto di stato.

Recentemente è stato previsto come il credito per investimenti in beni materiali e immateriali rispondenti ai requisiti “4.0”, sia finanziato da 13 miliardi di fondi UE e altri 5 di fondi nazionali entrando così nella misura 1 del PNRR sotto il nome “transizione 4.0”.

il limite del costo sostenuto è sempre stato il riferimento, ad esempio, per la cumulabilità di bonus investimenti in beni strumentali, bonus mezzogiorno e legge Sabatini.

Peccato che la circolare abbia interpretato tale norma nel senso di imporre l’assenza di “duplicazione del finanziamento degli stessi costi da parte del dispositivo e di altri programmi dell’Unione, nonché con risorse ordinarie da Bilancio statale”.

Tale interpretazione è poi confluita nelle recenti agevolazioni Simest previste per l’internazionalizzazione delle imprese, la quale nelle FAQ, alla domanda se sia possibile cumulare i finanziamenti agevolati rientranti nel PNRR con altre forme di agevolazioni, risponde: “La Delibera Quadro e la Circolare  escludono la finanziabilità di spese oggetto di altra agevolazione pubblica (anche agevolazioni pubbliche che non costituiscono aiuto di Stato, come ad esempio le misure di credito di imposta che abbiano ad oggetto i medesimi costi) e impongono il rispetto dell’obbligo di assenza del c.d. “doppio finanziamento”

Così, Confindustria Basilicata ha sottoposto con estrema urgenza all’attenzione del legislatore la problematica della non cumulabilità tra bonus Sud e credito 4.0.

Concreta è possibilità che possa emergere una interpretazione differente, stanti le diverse contraddizioni. Ancora una volta Confindustria Basilicata decide di non subire in maniera passiva una limitazione che, di fatto, porterebbe le imprese a non scegliere il bonus investimenti in beni strumentali 4.0. Ciò sarebbe un vero e proprio paradosso, che comporterebbe a condannare, tramite la scelta di un bonus Sud, a quell’arretratezza di cui il Sud è sempre stato accusato e tacciato, non proiettandosi verso l’utilizzo di beni strumentali 4.0. Confindustria Basilicata “non ci sta” e pone quindi al legislatore sia la problematica sia la possibile soluzione, stante in primo luogo nel ricorrere ad un limite del costo sostenuto, cumulando tuttavia i due bonus. Non vedendo perché, chi scelga di usufruire del bonus Sud debba essere “punito” attraverso la privazione automatica dei beni strumentali 4.0, non essendo queesti più agevolati. L’ impegno di Confindustria Basilicata andrà a vantaggio di tutto il Sud ed è suggestivo che tale lotta per una prospettiva di progresso parta proprio dalla Basilicata, considerata a torto da molti quale “regione arretrata”. Andrà a buon fine tale spirito di iniziativa? Staremo a vedere senza stare a guardare.

Maria Chiara Di Carlo

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