Con la ripresa delle lezioni dopo la pausa natalizia, si è tornato a discutere, e in maniera anche vivace, del piano di dimensionamento scolastico approvato dalla giunta regionale che dovrà ora essere discusso e approvato definitivamente dal consiglio regionale.
Che in assemblea possano emergere anime campanilistiche a sostegno di questa o di quella scuola è prevedibile, ragion per cui il lavoro della Commissione consiliare è da prevedere molto difficile per fare sintesi delle tante richieste.
Il calendario prevede una serie di audizioni di organismi sindacali e  di sindaci, ciascuno dei quali dirà la sua sui motivi per i quali il piano è da rivedere.
Fino a che punto sarà possibile farlo non è dato sapere. Ci sono dei parametri imposti dalla legge. C’è un dato incontrovertibile che è la riduzione del numero di alunni. C’è l’esigenza di mettere ordine in una scuola che spesso ha subito scelte campanilistiche o di opportunità elettoralistica, che ne hanno fatto un contenitore vuoto.
Gli accorpamenti previsti, frutto di incontri a livello provinciale con dirigenti scolastici e responsabili sindacali, sono quelli più proponibili. Nessuna scuola chiude. Chiude forse qualche direzione didattica. Ma l’impressione è che il problema sia più per il dirigente che per la scuola stessa.
In questo dibattito, l’impressione che si ha è che non sempre i sindaci si sono lasciati trascinare dall’esigenza di salvare comunque l’esistente, anche se la scuola ha pochi alunni e classi svuotate.
Bisognerebbe chiedersi cosa è più importante: gli alunni o l’insegnante? Rispondere a questa domanda, ma con obiettività, rasserenerebbe gli animi e consentirebbe di dare risposte più razionali all’intera questione.
Vedremo nei prossimi giorni cosa accadrà. Di certo non sarà un parto indolore!

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