Il viaggio: quella istintiva attrazione per ciò che ci è estraneo; la misura della distanza che ci separa dalle realtà a noi sconosciute.  Quando questa attrazione, questa misura riguarda la nostra vita, il nostro futuro, il viaggio diventa una prova di conoscenza, uno stimolo naturale allo svelamento e alla ricerca del sé.
“Ho 28 anni e sto già vivendo l’illusione dell’autista del tram…Lo sai Michele cosa fa l’autista del tram?…Sembra che guidi il tram, che sia padrone del mezzo, in realtà è uno che semplicemente frena e accellera. C’è il binario. Lui al massimo decide la velocità, ma neanche tanto, perché persino le fermate sono prestabilite… Tutta la straordinarietà della vita ridotta a due funzioni: accelerare o frenare.”
Michele è Fabio Volo, la iena irriverente, il comico sfacciato e sfrontato che si svela abile scrittore in “Un posto nel mondo”, un romanzo semplice e al tempo stesso complesso (come la vita) che descrive attraverso la vita stessa i problemi di inquietudine della generazione dei trentenni.
Capo Verde è la meta del viaggio di Federico (prima) e Michele (dopo), due amici che, raggiunta la soglia dei 30 anni, decidono di “uscire dal binario”, di prendere in mano le redini della loro esistenza e cambiare il proprio destino.
Il viaggio diventa dunque momento di riflessione e di cambiamento. Il ritorno una nuova alba, una nuova vita da ridisegnare o da riaggiustare.
“Un posto nel mondo” è un romanzo piacevole e gustoso. Fabio Volo centra pienamente il concetto di viaggio come percorso introspettivo riuscendo allo stesso tempo a garantire il giusto connubio di sentimenti, spunti di riflessione e umorismo. Insomma un libro assolutamente da leggere, magari stando comodamente distesi su un amaca nel posto da voi scelto come meta del vostro viaggio.

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