Antonio Lamorte, Giovanni Barozzino, delegati della Fiom, e Marco Pignatelli, iscritto allo stesso sindacato, dipendenti della Sata di Melfi, sono stati licenziati dalla Fiat.
Sono accusati dall’azienda di aver bloccato, durante un corteo sindacale all’interno dello stabilimento, un carrello robotizzato. Questo avrebbe impedito di rifornire di materiale le linee di montaggio.
Il corteo era stato organizzato per protestare contro i ritmi di lavoro, ritenuti pesanti dalle organizzazioni sindacali.
Il licenziamento dei tre operai viene condannato dal segretario regionale della  Fiom, Emanuele De Nicola, che parla di gesto gravissimo e del tutto pretestuoso della Fiat. Un’assemblea si è svolta davanti ai cancelli della Sata durante la quale è stato chiesto un incontro urgente con i vertici della Fiat.
Lamorte, Barozzino e Pignatelli respingono le accuse loro rivolte dall’azienda precisando di non aver assolutamente bloccato il carrello robotizzato. L’incidente – è questa la loro versione – è stato causato da problemi tecnici non dipendenti dai lavoratori.
Alla base del licenziamento dei tre operai – aggiunge da parte sua il segretario regionale della Fiom, Emanuele De Nicola – vi è l’atteggiamento della Fiat che vuole imporre ai dipendenti le sue decisioni. Solidarietà ai tre lavoratori licenziati è stata espressa da forze politiche, della segreteria nazionale della Fiom, i cui dirigenti sono attesi a Melfi.
Intanto, la Fiom ha preannunciato ricorso al Giudice del lavoro per ottenere l’immediato reintegro dei tre licenziati, mentre continua la mobilitazione. Lamorte, Barozzino e Pignatelli hanno preannunciato iniziative clamorose, non ultima quella di raggiungere a piedi gli altri stabilimenti Fiat.

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