[Articolo di Mimmo Mastrangelo]

Non la solita biografia a scorrimento cronologico degli eventi, ma come un film fatto flashback con gli anni, i ricordi, le circostanze, gli incontri, le tappe di una carriera ormai ventennale che si propongono senza  mai cercare di affiancarsi al momento immediatamente precedente o successivo. Sono le stesse parole del jazzista Paolo Fresu ad imprimere il tessuto portante al ritratto sulla sua vita che il critico e saggista musicale Luigi Onori gli ha dedicato. Così “Paolo Fresu Talkabout” (Stampa Alternativa) si presenta come una biografia a due voci, scaturita da oltre dieci ore di conversazione e in cui vengono fuori tutte le doti poetiche e creative di uno dei più acclamati trombettisti e flicornisti europei. Paolo Fresu nasce nel 1961 a Berchidda, un paesino poco più di tremila anima, dell’entroterra della Sardegna in provincia di Olbia-Tempio, da una famiglia di contadini che non ha coltivato interessi per alcun genere di musica, uniche frequentazioni culturali sono del padre Angiolino, il quale si diletta a scrivere poesie e piccoli racconti nel dialetto sardo.

Il primo incontro con la musica per Fresu avviene con la banda locale, un’esperienza che si rivela formativa ai fini della conoscenza dello strumento e dei fondamenti di una certa tecnica. Ma egli mostra subito una spiccata attrazione per il jazz introspettivo, imprevedibile, silenzioso e “di gruppo” di Miles Davis che prova ad imitare suonando ad orecchio. Grazie ad uno spiccato talento naturale e bruciando tutte le tappe, Fresu si ritrova a metà degli anni ottanta tra i giovani jazzisti più acclamati del Paese e “stella emergente” di un quintetto con cui inizia a girare il mondo. Il jazz andrà via via esperito come un’apertura verso un universo-altro, Miles Davis continuerà a rimanere la principale fonte di ispirazione e “la tromba verrà suonata come non si dovrebbe”, creando attraverso di essa una ricercata poetica  che distorce e  manipola il suono. Dei critici hanno ripetutamente accusato l’artista di essere dispersivo nelle sue idee, ma Onori prova dimostrare che la genialità dell’artista sta proprio nel suo nomadismo culturale, nell’ instancabile curiosità di cimentarsi in più progetti. Le sue visioni allargate si possono spiegare solo dai circa duecento concerti all’anno, dalla direzione artistica di “Time in jazz” – rassegna che si tiene in agosto a Berchidda e già arrivata alla diciannovesima edizione –  dagli incontri con il cinema (“Il più crudele dei giorni”, “Il prezzo”, “Operazione Kebab”, “Te lo leggo negli occhi”, “Cratere”), la poesia (Patrizia Vicinelli, Lello Voce), la danza, il teatro (Lella Costa, Ascanio Celestini, Marco Baliani). “Nel rapporto con queste forme artistiche – scrive Onori – Paolo Fresu agisce con una progressiva limitazione dell’improvvisazione a vantaggio dell’ampliamento della scrittura, sfruttando le sue doti di compositore anomalo”. Anomalia che gli permette di inventare note per diffondere una filosofia del suono. La sua tromba è uno “strumento che pensa in forma non lineare”, e ciascun pensiero acquisisce dimensione e contenuto di un suono. “Mi piace seguire un suono – precisa Fresu – perché dietro c’é una nota la quale esprime a sua volta un’idea, e dunque per questo  che ogni nota è un pensiero”.

Ci sarebbe da parlare della prolifica produzione discografia, degli album capolavori  “Majakovskij il tredicesimo apostolo” (1991), “Ossi di seppia” (1991), “Trasmigrazioni” (1996), “Metamorfosi”(1999), del sodalizio con Fulvio Di Castri, Antonello Salis, Dhafer Youssef  e l’estroso chitarrista franco-vietnamita Nguyen Le, degli incontri coi musicisti lucani Rocco De Rosa e Luigi Lo Guercio, con il mimo e attore spagnolo Joan Minguell, con i registi Michele Schiavino e Ferdinando Vicentini Orgnani, ma qui si rimanda il lettore a non perdersi una solo pagina del bel libro di Onori, al quale è anche allegato il dvd del film “Paolo Fresu lookabout” di Francesca Nesler. Una radiografia per immagini del mondo di Fresu ed un corposo assaggio di quel suo soffio da cui le note schizzano per essere raccolte e provare sensazioni di estrema confidenza.

[di Nicola Prete]

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