Il sistema dei trasporti italiano è considerato inadeguato alle esigenze del Paese ed arretrato rispetto agli standard europei. Il sistema dei trasporti italiano si avvale di oltre 175.000 km di strade (6.500 di autostrade, 147.000 di strade regionali e provinciali e 21.000 di altre strade di interesse nazionale); circa 20.000 km di ferrovie, con le relative stazioni ferroviarie e centri intermodali, 146 porti, 100 scali aeroportuali. Circolano oltre 43 milioni di veicoli, con una percorrenza media pro capite di circa 15.000 km l’anno e uno spostamento di merci per oltre 240 miliardi di tonnellate per km l’anno. La dotazione infrastrutturale è mal ripartita sull’intero territorio nazionale. Il Settentrione appare decisamente ben equipaggiato, a differenza del Mezzogiorno. Il numero degli aeroporti passeggeri italiani appare in linea con quello degli altri grandi paesi europei. I principali porti passeggeri dell’Italia sono più numerosi rispetto a quelli degli altri paesi Ue. Maggiori carenze risultano invece sul piano del sistema ferroviario.

Il traffico cresce, le strade meno.
Dagli anni Settanta ad oggi la rete autostradale è aumentata di oltre il 60%. Il traffico autostradale è aumentato, nello stesso arco di tempo, di oltre il 700%. All’aumento rilevante del traffico autostradale corrisponde una crescita molto limitata della rete viaria (dai 161.938 km del 1990 ai 175.352 km del 2005 e dai 6.185 km del 1990 ai 6.542 km del 2005 per le autostrade). La ripartizione dell’estensione stradale italiana di autostrade, altre strade di interesse nazionale, strade regionali e provinciali mostra la concentrazione di autostrade soprattutto nel Nord (3.322 km su 6.542 totali). L’Italia meridionale dispone di una maggiore presenza di strade regionali e provinciali. (il rapporto km/10.000 abitanti è 6,6 nel Meridione, 2,1 al Centro, 2 al Nord). La media nazionale di km di autostrade per 100 kmq è 2,2, con un 2,8 al Nord, 1,9 al Centro e solo 1,7 nel Meridione. Per le strade regionali e provinciali il rapporto è 51,1 al Nord, 53,6 al Centro, 44,5 nel Meridione. La media nazionale di 48,9. Il confronto con il resto d’Europa, in termini di incremento chilometrico delle autostrade, è particolarmente avvilente. Mentre nell’Ue la lunghezza delle autostrade aumenta del 29% nel periodo di tempo compreso tra il 1990 e il 2001, in Italia essa cresce solo del 4,6%, il valore più basso dell’intera Comunità. L’Italia ha il più alto tasso di motorizzazione del mondo e per di più in costante aumento: dal 1990 la crescita è stata quasi continua (solo nel 1993 e nel 1994 si è registrata una diminuzione consistente). Il numero di autovetture ogni 100 abitanti sale da 50,1 a 59,6 nel 2006. Il numero di autovetture su 100 abitanti risulta particolarmente elevato in Valle d’Aosta (71,1), Lazio (66,7) e Umbria (66,6). Il valore più basso si registra in Liguria (51,7). Per quanto riguarda il numero di veicoli per 100 abitanti, la media nazionale si attesta su un valore di 78,3, con picchi in Valle d’Aosta (112,3), Toscana (87), Umbria (86,7) e Lazio (86,1); i valori minimi si registrano in Puglia (66,4) e in Basilicata (70,1). Secondo i dati dell’ACI le regioni del Sud hanno un tasso di motorizzazione più basso rispetto alle regioni del Centro e del Nord. I veicoli circolanti sono per il 69% autovetture, per il 10% ciclomotori, per il 9,8% motocicli, per il 7,2% autocarri merci (Ministero dei Trasporti, 2005). Il tasso di riciclo è basso: oltre un terzo dei veicoli hanno più di 10 anni.

Ferrovie: alla ricerca della modernità.
La rete ferroviaria italiana può essere divisa in due grandi “tronconi”: la rete gestita dal Ferrovie dello Stato e quella in concessione e in gestione governativa. La prima, che copre circa 16.000 km della rete totale, si è ridotta leggermente dal 1995 (dati Ferrovie dello Stato). Il Mezzogiorno si presenta ancora particolarmente penalizzato, poiché sono poche le linee elettrificate a binario doppio. Le ferrovie date in concessione, mostrano un’evidente necessità di ammodernamento, dal momento che il 90% della rete è costituita da linee a binario semplice. L’Italia ha 276,1 km di rete (per milione di abitanti) e si colloca ben al di sotto della media europea (390,0). Per il suo livello qualitativo, il Paese si posiziona, tuttavia, al di sopra della media (70% di rete elettrificata contro circa il 52% dell’Unione europea). Il materiale rotabile delle Ferrovie dello Stato è costituito complessivamente da oltre 5.000 mezzi di trazione, 8.800 veicoli trainati e circa 50.000 carri merci. Il materiale in concessione e gestione governativa rappresenta quasi 1.100 mezzi a trazione, 650 carrozze e 450 carri merci. Trasporto marittimo. il Sud ha i porti, non i magazzini. L’Italia ha sempre rivestito un ruolo importante negli scambi internazionali, in particolare nel Mediterraneo. Negli ultimi anni i porti del Paese hanno riacquistato una posizione di leadership, sia tra i porti continentali che tra quelli di transito. L’Italia detiene 146 porti, concentrati prevalentemente nel Mediterraneo. I km di costa del Sud, superiori a quelli del Centro e soprattutto del Nord, facilitano la maggiore presenza di strutture portuali. La dotazione di magazzini risulta in deficit e se ne rileva il 26,1 nel Mezzogiorno contro il 142,2 del Centro-Nord. La portualità meridionale si basa principalmente sul traffico delle persone. Nel complesso, la dotazione infrastrutturale interportuale nel Mezzogiorno non supera il 40% del livello medio nazionale. I porti del Nord hanno una maggiore lunghezza complessiva degli accosti: il principale è Venezia (con 21.514 metri) seguito da Genova (17.479), Trieste (12.368 metri) e Ravenna (11.961 metri), mentre nel Sud i principali sono Taranto (7.978), Augusta (7.651), Bari (6.201) e Napoli (6.135). La consistenza della flotta mercantile e da pesca ha subìto una lieve contrazione negli ultimi anni: dalle 1.843 unità del 2000 si è passati a 1.717 nel 2005 (dati Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture). 100 aeroporti, solo 2 grandi. Il nostro sistema aeroportuale è composto in totale da 100 impianti, di cui 48 adibiti al traffico civile. Le infrastrutture più estese sono quelle di Roma-Fiumicino (1.605 ettari) e Milano-Malpensa (1.244 ettari). Seguono un numero limitato di aeroporti di medie dimensioni (Milano-Linate, Verona, Venezia, Pisa, Bergamo, Rimini e Torino) ed un numero elevato di aeroporti piccoli e piccolissimi. Il Meridione si presenta in linea con il resto della nazione per il numero degli aeroporti, anche se due regioni (Molise e Basilicata) non hanno nessun impianto.

L’impatto dei trasporti sull’economia italiana.
Circa il 65% del trasporto complessivo di merci (tonnellate/Km del traffico totale interno) avviene su strada e il 19,6% per via marittima. Gli impianti fissi ricoprono meno del 15% del totale, la navigazione aerea solo lo 0,4% (Ministero dei Trasporti, 2005). Sei regioni italiane ricoprono circa il 70% del trasporto di origine (luogo da cui partono le merci) su strada: Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Toscana e Lazio. Il trasporto di merci su strada si rivolge principalmente al mercato nazionale. Per il trasporto marittimo, le merci si concentrano per oltre il 40%, nei primi 5 porti italiani (Genova, Trieste, Taranto, Augusta e Venezia). Il trasporto aereo di merci è rivolto prevalentemente verso l’estero. Per quanto riguarda il traffico passeggeri, il 92,2% avviene su strada, il 6% su impianti fissi, l’1,4% su via aerea, lo 0,4% per via d’acqua. Da sottolineare l’aumento del traffico aereo commerciale internazionale e nazionale (servizi di linea e non di linea, che nel 2005 ha visto una crescita dei passeggeri del 5,5% rispetto al 2004 e nel 2006 una crescita ulteriore dell’8,8% rispetto all’anno precedente (123.138.640 passeggeri).In questi anni, grazie soprattutto alla diffusione dei voli low cost, il traffico aereo dei passeggeri è aumentato a tassi elevati, con un aumento del 9,9% dal periodo gennaio-settembre 2006 allo stesso periodo del 2007. La ripartizione del mercato aereo italiano tra compagnie low cost e tradizionali nel 2005 vede le low cost attestarsi su una quota del 17,9% e le tradizionali sull’82,1%. Nel sistema di trasporto aereo nazionale, gli aeroporti di Milano e di Roma ricoprono complessivamente oltre il 50% del traffico complessivo nazionale. In crescita il traffico passeggeri di tutti i principali aeroporti italiani: +8,7% per Roma Fiumicino, +9% per Milano Malpensa. Si registra un vero boom per lo scalo di Bergamo (+20,4% dal 2002 al 2006), che ha promosso molti voli low cost. Le unità di lavoro occupate nel settore dei trasporti aumentano ad un ritmo costante e con valori al di sopra della media dell’intera economia, attestandosi sul 5% del totale. I lavoratori indipendenti costituiscono più del 27% del totale (la percentuale raggiunge il 36,3% nel comparto dei trasporti su strada di merci e mediante condotte). Il settore dei trasporti si colloca al quinto posto per valore aggiunto prodotto fra tutti i settori rispetto al contributo sull’intera economia nazionale: 5,3%. (preceduto dalle attività manifatturiere con il 20,6%, le attività immobiliari professionali ed imprenditoriali con il 18,7%, il commercio con il 13,6% e l’intermediazione monetaria e finanziaria con il 6,2%). Nel 2004 si registra un lieve decremento nei trasporti ferroviari (-0,3%) ed un leggero recupero negli altri trasporti. La spesa sostenuta dalle famiglie per il trasporto ha un peso intorno al 15% della spesa media mensile e rappresenta la terza voce per importanza all’interno del bilancio familiare. Criticità e disservizi. Se il settore aereo, liberalizzato già da parecchi anni, vede il proprio mercato crescere costantemente (+80% in 10 anni), quello ferroviario, è privo di concorrenza e ristagna. Nella classifica dell’Association of European Airlines sui ritardi aerei Roma Fiumicino si posiziona al secondo posto, dopo Heathrow (Londra) con il 31,2% di voli in ritardo e un ritardo medio di 41 minuti. Milano Linate si classifica al tredicesimo posto (23%, attesa media di 37,9 minuti), Milano Malpensa al sedicesimo (20,8%) (aprile-giugno 2007).

Il numero di bagagli smarriti o i furti è in aumento.
L’Alitalia è terza in graduatoria per bagagli smarriti. I reclami dei passeggeri degli aerei italiani sono cresciuti dai 1.005 del 2004 ai 5.098 del 2006. Sul totale dei reclami per il servizio aereo segnalati Enac nel 2006, il 42% riguarda ritardi, il 32% cancellazioni, l’11% i bagagli, il 7% overbooking, l’8% ragioni varie. Altrettanto accese sono le polemiche sulla qualità dei trasporti. L’Italia detiene il primato della flotta autobus più vecchia: un terzo (32%) dei veicoli è ancora “Euro 0” (nelle Isole rappresentano il 50%). Un autobus su tre è “fuorilegge”, responsabile del 76% delle emissioni inquinanti. I “motori puliti” sono solo il 27%. L’adeguamento agli standard minimi europei richiederebbe l’immissione di 26.000 nuovi autobus entro il 2006 con un investimento di circa 800 milioni di euro. Un nucleo critico è rappresentato dalla sicurezza stradale. In questo momento nel nostro Paese una delle emergenze più gravi è costituita dall’aumento degli incidenti. Dei quasi 5.000 morti l’anno sulle strade, 2.500 sono giovani che perdono la vita per incidenti stradali causati dal bere (Ministero della Salute).

“OUTLOOK” Uno sguardo fuori regione
Rubrica di scienze economiche e sociali
a cura di Rosario Palese
(ISSN 1722-3148)

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