Tra il 2000 e il 2005, la spesa in formazione sostenuta dalle imprese private, è passata (al lordo del finanziamento pubblico) dagli 895 milioni di euro agli oltre 1.500 milioni di euro. Questo dato risulta meno efficace una volta scomposto: la crescita interessa la quota delle grandi aziende e non coinvolge la maggior parte delle piccole e medie imprese. Mentre nel 2000, la spesa in formazione da parte di queste imprese è stata di 340 milioni di euro, nel 2005 è diventata pari a ben 857 milioni di euro. Le micro-imprese presentano, nello stesso periodo, una riduzione della spesa (dai 238.220 milioni di euro del 2000 ai 213.180 milioni di euro del 2005), mentre le piccole e medie imprese registrano un incremento poco significativo se confrontato con quello delle grandi aziende (la loro spesa in formazione, infatti, passa dai 317.242 milioni di euro del 2000 ai 431.388 milioni di euro del 2005). Il 61,4% della spesa complessiva in formazione viene sostenuta da imprese del settore terziario (studi professionali 1,5%, altri servizi alle persone 3,1%, sanità e servizi sanitari privati 3,7%, istruzione e servizi formativi privati 0,7%, servizi operativi 2,4%, credito e assicurazioni 16,2%, trasporti e attività postali 8,2%, servizi avanzati 5,3%, informatica e telecomunicazioni 8,4%, alberghi, ristoranti e servizi turistici, 2%, commercio all’ingrosso 3,3%, commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli 2,3%, commercio al dettaglio 4,3%). Investimenti particolarmente contenuti si riscontrano nell’industria estrattiva (0,8), dell’istruzione e servizi formativi privati (0,7), le industrie del legno e del mobile (0,7) e dei prodotti per la casa (0,2). La situazione complessiva tra il 2000 ed il 2005 registra un andamento decrescente generalizzato a livello territoriale (-6%) con unica eccezione per il Sud e le Isole dove il problema assume valori più ampi (-8,9%). Nel 2005, rispetto al 2004, si è registrato un aumento dei finanziamenti pubblici a favore delle micro-imprese (3,3%) e delle Pmi (1,9%) e una contestuale riduzione degli stessi nelle grandi imprese (in media -2,1%). Nelle imprese del Nord-Ovest (7,4%) e del Mezzogiorno (7,3%) le micro-imprese hanno una quota di finanziamento pubblico maggiore rispetto al Nord-Est (5,6%) e al Centro (6,3%). Al Sud, la quota di finanziamento pubblico destinata alle Pmi è ancora più rilevante (18,4% per le imprese con un numero di dipendenti compreso tra 10 e 49; 17,6% per quelle con un numero di dipendenti tra 50 e 249). Nel Nord- Est, il finanziamento è concentrato prevalentemente sulle imprese medio-grandi (9% per le imprese con 250-499 dipendenti e 6,9% per quelle con oltre 500 lavoratori). I finanziamenti risultano superiori alla media nei settori dell’istruzione, dell’industria del legno e del mobile, dell’industria dei metalli, del tessile, abbigliamento e dell’alimentare, ma sono quelli in cui la spesa per la formazione è fra le più basse. P.A. “in formazione”. La percentuale del personale che ha partecipato ai corsi di formazione è aumentata, tra il 2004 e il 2006, dell’8,1% nei Comuni e del 7,6% nelle Regioni. L’incidenza della spesa per la formazione sul monte retribuzioni si è mantenuta costantemente sotto all’1%, diminuendo, addirittura, dello 0,1% nelle Province, tra il 2005 e il 2006 . La percentuale delle Province che hanno destinato risorse finanziarie alla creazione ed allo sviluppo di proprie strutture formative è aumentata in misura sostanziale (+12,5%); la stessa percentuale, nei Comuni, è comunque incrementata ma in misura poco significativa (+3,7). Nel triennio considerato, gli Enti che hanno ritenuto utile fare una valutazione dei processi formativi sono diminuiti nei Comuni (-4,7) ed aumentati nelle Province (+3,8). Nella scelta dell’arco temporale sulla base del quale definire i propri piani normativi, le Province hanno preferito i piani formativi con scadenza triennale, piuttosto che quelli con scadenza annuale: i primi, infatti, sono aumentati del 3,7%, mentre i secondi sono diminuiti di ben 11,1 punti percentuali. I Comuni non hanno registrato variazioni significative in tal senso. Fornitori della formazione, nel 2006, sono per lo più soggetti privati: il 52,2% nei Comuni e il 60,8% nelle Province. L’Università e altri soggetti pubblici hanno fornito formazione nel 20,4% dei casi per quanto riguarda i Comuni e nel 27,9% per le Province. Nel 2006, la formazione innovativa più frequente (più del 30% delle Amministrazioni comunali) ha riguardato la comunicazione pubblica (uffici stampa e servizi su web), i piani economico-gestionali e il controllo di gestione, la reingegnerizzazione dei processi d’ufficio e i sistemi informatici, i servizi ai cittadini e alle imprese. I fattori critici che condizionano la gestione delle attività formative possono essere individuate nella difficoltà per i dipendenti della maggior parte dei Comuni di conciliare la formazione con gli altri impegni (53%); nella scarsità delle risorse finanziarie per le attività formative (37%); nella difficoltà a reperire sul mercato prodotti e servizi formativi tarati sulle esigenze dell’Ente (34%) e lo scarso ruolo assegnato alle politiche formative dall’Amministrazione comunale (26%). I fattori critici che condizionano la gestione delle attività formative nelle Amministrazioni provinciali sono: il saper conciliare la formazione con gli altri impegni dei dipendenti (54,9%), lo scarso numero delle risorse professionali disponibili per lo svolgimento della funzione formativa (32,9%), ma anche il ridotto interesse dei dirigenti (20,7%) (Formez).

“OUTLOOK” Uno sguardo fuori regione
Rubrica di scienze economiche e sociali
a cura di Rosario Palese
(ISSN 1722-3148)

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