Cresce in Italia l’incidenza dei matrimoni con almeno un coniuge straniero. Soprattutto nel Nord del nostro Paese, si prospetta una realtà nella quale su ogni 10 matrimoni celebrati 1 è misto.
Se all’inizio degli anni Novanta la quota dei matrimoni con almeno uno straniero era del 3,2% delle unioni celebrate in Italia, nel 2005 la percentuale è salita al 14,3%. I matrimoni tra uomini italiani e donne straniere sono quindi più che raddoppiati (da 6 a 12mila nel decennio 1992-2003).
Negli anni Novanta la contrazione dei matrimoni fra italiani è diventata costante – in media si registra una diminuzione del 5% ogni biennio, con l’eccezione degli anni compresi tra il 1997 e il 1999, che si attestano intorno all’1% –, la percentuale, al contrario, di matrimoni misti è in costante crescita: si passa dal 3,3% del 1993 al 14,3% del 2005.
La graduatoria dei matrimoni misti a livello provinciale vede tra le prime 25 province solo 8 capoluoghi regionali, mentre le città di confine tendono ad avere tassi più elevati: Imperia (15,4%), Trieste (14,9%) e Bolzano (13,6%) si collocano tra le prime cinque, ma anche altre città, tutte di medie dimensioni, come Rimini (13,7%), Alessandria (13%), Modena (11,6%) e Grosseto (11,9%) si posizionano nella parte alta della classifica.
L’unica grande città a comparire tra le prime dieci in questa particolare classifica dei matrimoni misti è Bologna con il 12,2%, seguita da Milano all’undicesimo posto, Firenze (13° posto) e Genova (14° posto). Risulta pertanto evidente come siano le cosiddette “realtà di provincia” ad egemonizzare la graduatoria.
Il fenomeno dei matrimoni misti risulta più diffuso in Toscana (19,2%) e in Trentino (18,7%), mentre valori decisamente più contenuti caratterizzano tutte le regioni del Sud ed in particolare la Campania (5,5%), la Sicilia (3,4%) e la Puglia, fanalino di coda, dove i matrimoni misti sono appena il 2,7%.
Il numero dei matrimoni misti celebrati nel nostro Paese è molto basso rispetto a quello delle coppie miste presenti. Al censimento Istat del 2001, infatti, sono state registrate 202.513 coppie italo-straniere (nel 76% dei casi si tratta di unioni tra uomini italiani e donne straniere), il triplo rispetto al 1991, quando se ne contavano poco più di 65mila. Ogni anno si aggiungono almeno 6.000 nuove coppie miste, mentre una quota rilevante di coppie, inizialmente miste, perde la rilevanza statistica dopo che il coniuge straniero ha acquisito la cittadinanza italiana. Il numero di matrimoni misti contratti nel 2001 non supera neanche la soglia delle 20.000 unità rispetto alle 202.513 coppie registrate. Nella maggior parte dei casi (59,1%, pari a 21.210) si tratta di uomini italiani che sposano donne straniere; seguono i matrimoni tra due coniugi stranieri (27,45%), che passano da 1.600 del 1995 a 8.793 nel 2005, mentre scende al 13,4% (4.809 in valori assoluti), l’incidenza delle nozze tra donne italiane e uomini stranieri, che rimane un fenomeno di più limitata entità.
Per le unioni italo-straniere in cui il partner straniero è di sesso femminile, sono ai primi posti della distribuzione per cittadinanza: Germania, Francia, Romania, Polonia, Brasile, Regno Unito, Spagna, Albania, Cuba, Svizzera. Per quelle in cui il partner straniero è di sesso maschile, sono ai primi posti ancora Germania e Francia, seguite però da Marocco e Tunisia, e da Regno Unito, Stati Uniti, Albania, Svizzera, Argentina, Egitto. Le donne italiane, diversamente dagli uomini, tendono ad unirsi soprattutto con persone appartenenti alle comunità africane, marocchini e tunisini. Gli uomini italiani, diversamente dalle donne, intorno ai 40 anni sposano, prevalentemente, straniere con circa 10 anni di meno. Le donne, invece, preferiscono in genere uno sposo straniero coetaneo.
Vero amore?
L’ampia prevalenza di acquisizioni della cittadinanza italiana per effetto del matrimonio (quasi il 90%) ha dato adito al sospetto che talvolta possa trattarsi di matrimoni di comodo, favoriti da un periodo di residenza necessario molto esiguo (appena 6 mesi), ma in realtà questo dato è soprattutto sintomatico dell’ardua praticabilità delle soluzioni alternative per ottenere la cittadinanza italiana. Infatti, sono nettamente superiori le cittadinanze acquisite per matrimonio rispetto a quelle ordinarie, 7.919 contro 1.941. La Lombardia è al primo posto con 1.449 cittadinanze concesse, seguita dal Veneto (879) e dal Lazio (845) che detiene il primato per il totale delle concessioni rilasciate (1.169).
Nel 2005 sono stati 28.659 i nuovi cittadini italiani, oltre il 40% in più rispetto al 2004. La maggior parte delle acquisizioni della cittadinanza è avvenuta attraverso il matrimonio, che rappresenta certamente la strada più breve; mentre le concessioni per naturalizzazione sono state appena il 15%: in questo caso, secondo la legge vigente, sono necessari dieci anni di residenza continuativa. La solidità dei matrimoni misti è piuttosto bassa: il valore percentuale dei divorzi e delle separazioni si aggira attorno all’80%. In pratica una coppia mista su tre si separa e il tasso di divorzio è circa il doppio di quello italiano. Il tasso di fallimento di questi matrimoni, comunque, sembra suggerire il fatto che molte coppie non siano all’altezza della sfida del rapporto interculturale.

“OUTLOOK” Uno sguardo fuori regione
Rubrica di scienze economiche e sociali
a cura di Rosario Palese
(ISSN 1722-3148)

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