E’ “Nine poems in Basilicata”,  il film girato  dal regista
indipendente (ed ideatore del Potenza Film Festival) Antonello Faretta
con un unico protagonista, lo statunitense John Giorno, uno dei pochi
nomi di punta della beat generation rimasti ancora in vita e che il suo
compianto compagno William Burroughs definì “il primo poeta pop”. Il
film è uno svolgimento di poesia in nove “frames”, ogni  capitolo  è
passaggio e sosta in terra lucana. Da Tursi ad Aliano a Brienza, da
Craco a Castelmezzano a Lagopesole, passando per Montescaglioso,
Tricarico e Venosa. Un transito in cui il poeta enuncia il suo canto
affilato che “addenta i sensi”, e  cerca di ritrovare l’anima, lo
spirito della terra da cui partirono agli inizi del secolo scorso
alcuni suoi avi (originari di Aliano) per  raggiungere il nuovo
continente. Ma qui è più pertinente annotare che l’irritante incisività
del canto di Giorno punta a ritrovare, come in formula chimica che
attrae gli opposti, una simbiosi coi dimessi luoghi della Basilicata
eletti a scenari e sfondi delle performances. Il film di Faretta,
insomma, è un funzionale cortocircuito tra la voce della poesia e le
locations. E mentre Giorno nei suoi versi solennizza le streghe
(“magnanime facciate della saggezza”), la droga, l’alcool (celebriamo
le qualità gloriose della bevanda / ho vissuto bei momenti con te”) ed
esecra il virus della fede e dei fondamentalismi, la camera di
Antonello Faretta e dei suoi assistenti, Salvatore Laurenzana e Franco
Medosi, è volta a rubare le espressioni vocali del poeta, la sua
gestualità, i movimenti delle sue mani che diventano più frenetici
quando c’é da rendere più graffiante il recitato. Le parole di Giorno
sono “gelo che brucia” nel corpo della performance, ma la tensione di
ogni immagine, il movimento dolce del film, i passaggi  in bianco e
nero che tendono a risucchiare l’immagine, sono il risultato di un
lavoro curato dal punto di vista della visualità e della fotografia,
dove i rumori, le leggere folate di vento cercano di accordarsi in una
dimensione che sfugge ad un tempo ben definito. Un film-poetry è “Nine
poems in Basilicata” in cui  il cinema si misura su un terreno che dà
spazio ad una immaginario non convenzionale e in cui è viva la tensione
di ogni elemento di cui è fabbricato. Dopo essere passato sugli schermi
di importanti vetrine internazionali, “Nine poems in Basilicata” è
ospite con il capitolo di Aliano “Just say no to family values” ai
Rencontres  di Parigi che si svolgono nella capitale francese fino al
primo dicembre.

[Recensione di Mimmo Mastrangelo]

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