[Articolo di Francesco Cosenza]

Di notevole spessore artistico, il percorso, si apre su secoli di differenti attenzioni rivolte alla delicata dimensione della sofferenza, dipinta dalle personali, intime esperienze degli artisti. Cadono, nei dipinti, negli occhi dei soggetti raffigurati, le visioni del mondo esterno, sguardi lontani ed intensi toccano le corde emotive del visitatore che vive attimi di partecipazione in camere quasi prive di movimento dove, il disagio e l’impotenza dell’uomo divengono realismo. Fotografano, alcune opere, significative assenze di umanità lasciando intravedere una evidente distrazione, una distanza dalle sofferenze umane, come il dipinto di Otto Dix “Il venditore di fiammiferi”, il quale, ritrae un uomo privo di arti, ai margini non solo fisici di una società, che vive l’imbarazzo nei confronti della diversità.

Vi è, una intensa drammaticità nei dipinti, autoritratti di Vincent Van Gogh, una estraneità alla vita, costretta in scuri, limitati spazi dove la mente si perde ed esprime sofferenza, consegnando all’istinto gesti estremi bene raffigurati nel dipinto del 1889, “Autoritratto con orecchio bendato”. Immagini composte e serene, rendono visioni differenti, legate alla umana partecipazione del dolore, consegnano, i dipinti di Magolino da Panicale, una fiducia ed una dignità al corpo umano, evidenziando l’importanza del medico-uomo, figura tramite attraverso cui Dio manifesta la sua presenza, centro della concezione medioevale. Icone di straordinaria umanità, attraversano le sensibilità dei visitatori, i quali, davanti a dipinti intensi e sofferti che, trasferiscono anche “il limite” umano e dentro questo la disperazione che denota l’impossibilità dell’aiuto, ritraggono attraverso la diversità dei secoli, il chiaro significato di disagio, fisico e psichico.

La mostra, attenzioni focalizzate sulla malattia, divisa in quattro sezioni, apre analisi globali, analisi del corpo e dell’anima  legate alla “caduta”, all’indifferenza, alla sofferenza. I desideri di guarigione, spesso di salvezza, ritratti da grandi artisti come: Munch, Picasso, Millet ed altri, denotano, l’importantissimo rapporto paziente-medico, descrivono, come nel dipinto di Miller “L’abbraccio”, contatti umani intensi, calore che diventa guarigione morale, nella figura della madre che abbraccia la figlia, icona di alto valore umano.

Elementi di solitudine, disagio esistenziale, sofferenze ed ancora condivisione del dolore, esprimono attraverso i 46 ritratti, altrettante soggettive interpretazioni, collocate nella unica generale, difficile atmosfera che negli svariati occhi trova esigenze narrative, riflessioni indirizzate e consegnate alle future generazioni.

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