Nelle complesse società contemporanee i problemi sono diversi e purtroppo tutti correlati tra loro. Provando a tracciare una breve sequenza logica: a) la paura della “bomba demografica” pone l’accento sulla questione del rispetto dei diritti umani (violenza, instabilità politica, guerre) ma, in primissima istanza, sul problema dell’accesso alle risorse, generando b) la paura dell’invasione dei paesi ricchi da parte di lavoratori provenienti da nazioni povere (o impoverite da anni di guerre o dallo sfruttamento delle proprie materie prime da parte delle multinazionali); queste “invasioni” di lavoratori generano c) la paura della disoccupazione e dell’appropriazione dei propri spazi; queste invasioni provocano d) un nuovo senso schizofrenico dell’identità in virtù del quale da un lato si tende a riappropriarsi di schemi e tradizioni, che in molti casi sono solo obsolescenze storiche, dall’altro, essendo inseriti in una cultura cosmopolita, si è inclini ad avere e) uno strano rapporto con la globalizzazione, dapprima considerata la soluzione di tutti i problemi della razza umana, per poi rivelarsi solo un sinonimo del mercato la cui mano è diventata spudoratamente visibile; f) il mercato certamente ha bisogno di uno stato sociale leggero, di un mercato del lavoro flessibile, ma soprattutto di consumatori, fedeli sempre ai nuovi bisogni (indotti) da soddisfare e questo g) genera stress, certamente accentuato dai mass media che enfatizzano temi come la guerra (Iraq), la questione ambientale o il problema della sicurezza nelle nostre comunità. In questo scenario, l’immigrazione è motivo di apprensione per una quota consistente di persone.
Il Quinto Rapporto Immigrazione e cittadinanza in Europa, orientamenti e atteggiamenti dei cittadini europei. Primi risultati, evidenzia come l’immigrazione costituisca uno specchio e un moltiplicatore dei problemi nei paesi europei. Questo tema ha assunto maggiore importanza a causa di alcuni recenti, clamorosi avvenimenti. In primo luogo l’allargamento della Comunità Europea ha esteso il diritto alla mobilità a milioni di lavoratori che ambiscono a posizionarsi nel mercato del lavoro. In secondo luogo, si nutrono nuovi timori sugli stranieri di cultura islamica provocati dagli attentati terroristici. In terzo luogo, la questione degli immigrati ha fortemente influenzato, insieme ad altre ragioni, il voto sulla Costituzione europea in Olanda e in Francia. Infine la rivolta dei sobborghi parigini ad opera di giovani francesi figli di immigrati mostra ancor più che l’immigrazione è un problema articolato e complesso, sicuramente di portata europea. In Italia il numero delle persone preoccupate dall’immigrazione si attesta al 33,4%, in Francia al 24%, ed in Germania al 34,4%. Sale la percentuale di preoccupazione nei Paesi europei dell’Est: in Ungheria il 60,1% teme l’immigrazione, nella Repubblica Ceca il 57,6%, in Polonia il 44,3%. Per quanto riguarda la Costituzione Europea, il 69,4% degli italiani si dice favorevole a fronte del 16,2% contrario. In Francia il 46,7% degli intervistati si dice favorevole, mentre il 47,4 contrario. Simile la posizione dei tedeschi, divisi in un sostanziale ex-aequo fra favorevoli (46,6%) e contrari (45,1%).
Quattro aspetti che stanno caratterizzando l’immigrazione nel nostro Paese: numerosità della popolazione immigrata: come già detto, si stima una presenza di immigrati pari a 3.035.144 unità, presenza destinata ad aumentare; ritmi di crescita: la presenza di immigrati è passata da 143.838 nel 1970 agli attuali 3.035.144 (Caritas), segnalando un robusto trend di crescita in virtù del quale è realistico immaginare una presenza compresa tra il 10% e il 16% della popolazione residente in Italia, nei prossimi 20-30 anni, a fronte di una percentuale pari al 5,2% nel 2006; distribuzione degli immigrati con forti differenze a livello territoriale: al Nord si concentra il 61% degli immigrati regolari, al centro il 26,8% e al Sud e nelle Isole il 12,2%; elevato fabbisogno di forza lavoro aggiuntiva da parte del mercato del lavoro italiano.
Il miraggio del voto in una patria da inventare. Il riconoscimento del diritto di voto agli immigrati rimanda al dibattito in corso sulla loro partecipazione alla vita politica e sociale del paese di destinazione. Il rapporto tra immigrazione e cittadinanza è sancito dalla “Convenzione di Strasburgo sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica a livello locale”: adottata dal Consiglio d’Europa il 5 febbraio 1992, entrata in vigore il 1° maggio 1997 e ratificata dall’Italia il 26 maggio 1994, riconosce agli stranieri immigrati regolari piena libertà di espressione, riunione e associazione, indipendentemente dalla loro nazionalità. Essa affronta il tema della rappresentanza e della partecipazione degli stranieri alla vita pubblica, incoraggiando l’istituzione di organismi consultivi e l’adozione di dispositivi per consentire loro di esprimere pareri sui temi politici che li riguardano più da vicino. Viene, inoltre, riconosciuto il diritto di voto attivo e passivo, a livello locale, a tutti gli immigrati che risiedono nel paese da almeno cinque anni. L’Italia ha ratificato la Convenzione, con l’esclusione del capitolo C, ritenuto in conflitto con l’art. 48 della Costituzione Italiana. Nel dibattito sull’estensione del diritto di voto agli stranieri immigrati il giudizio degli Enti locali è favorevole, espresso attraverso delibere e modifiche agli statuti, ma incontra l’opposizione del Governo centrale secondo cui l’allargamento del suffragio, in qualsiasi consultazione elettorale, anche circoscrizionale, richiede modifiche costituzionali e legislative.
In Italia, il riconoscimento del diritto di voto agli stranieri si è riproposto con l’approvazione della legge n. 40/1998: infatti già il disegno di legge n. 3240, poi confluito nel Testo Unico, stabiliva, con l’art. 38, il riconoscimento dell’elettorato attivo e passivo nel comune di residenza, secondo quanto stabilito per i cittadini dell’Unione europea dall’articolo 1, comma 5, del decreto legislativo 12 aprile 1996, n. 197.
Durante l’esame in sede referente in Commissione Affari Costituzionali della Camera dei deputati, il Governo stralciò l’articolo 38 e lo trasferì in un disegno di legge di natura costituzionale. Nel 1997 su iniziativa del Governo Prodi, fu presentato un disegno di legge che, aggiungendo un comma all’art. 48 della Costituzione, riconosceva allo straniero «anche in esecuzione di trattati e accordi internazionali, il diritto di voto nei limiti, con i requisiti e secondo le modalità stabiliti dalla legge, con esclusione delle elezioni delle Camere e delle elezioni regionali» (Atto della Camera n.4167).
Lo schema di progetto di legge per regolamentare il diritto di voto attivo e passivo degli stranieri residenti in Italia nelle elezioni amministrative “Norme per la partecipazione politica ed amministrativa e per il diritto di elettorato senza discriminazioni di cittadinanza e di nazionalità”, è stato approvato dall’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI) il 5 dicembre 2005 e, successivamente, è stato inviato ai Presidenti di Camera e Senato per la conseguente discussione in sede parlamentare.
Il progetto di legge è composto di cinque articoli, le cui norme sono valide sia per le Regioni (comprese quelle a statuto speciale) che per le Province autonome di Trento e Bolzano. Nella relazione che accompagna gli articoli si ricorda che «(…) in molti paesi europei, come il Belgio, la Danimarca, l’Olanda, la Spagna o la Svezia, l’accesso al diritto di elettorato di chi non sia cittadino è una realtà, a differenza che in Italia». E che «anche in altri paesi soprattutto ex-coloniali, come l’Inghilterra e la Francia, i criteri di acquisto della cittadinanza, a cui è collegato il diritto di elettorato, sono più flessibili di quelli italiani che, essendo stati tradizionalmente improntati ad una pratica rigorosa dello ius sanguinis, rendono più difficoltoso il divenire cittadini per gli immigrati ed i loro famigliari».

“OUTLOOK” Uno sguardo fuori regione
Rubrica di scienze economiche e sociali
a cura di Rosario Palese
(ISSN 1722-3148)

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