[Articolo di Francesco Cosenza]

A Cesare e a Dio, di Emanuele Severino, testo del 1983, ristampato e presentato a Potenza, in un incontro promosso dall’Associazione Basilicata 1799 presso il teatro F. Stabile, rende chiare idee sul porsi fuori dalla contingenza. Il punto essenziale della ricerca che scruta il sottosuolo del pensiero, costruendo direzioni, vive, secondo Severino una distanza dall’originario messaggio di Gesù, le gerarchie religiose e laiche ed i piani sopra i quali i contenuti esprimono le “ volontà di potenza” rappresentano  le due “anime” dell’occidente che in analisi si contrappongono. Cesare e Dio, “anime” dietro cui le molteplicità di visioni e stili, evidenziano in secoli di pensiero le configurazioni fortemente dissimili di democraticità, di atteggiamento coerente con la ricerca di senso, esprimono le ragioni dei conflitti tra Stato e Chiesa. La gerarchia ed il mondo intellettuale cattolico, secondo Severino rivendica l’autonomia della Chiesa, del suo “volto” pubblico e razionale, origine di una dimensione politica che indica le direzioni ed allontana le diverse forme di ricerca imponendo i sensi.

Il credente, posto in una posizione originaria interrogativa, vuole credere, spinto dalla semplicità che anima l’autentica volontà, oltre la quale si percepisce la verità indiscutibile della sua religione. Il “discorso” laico, secondo Severino appare più democratico, le idee ed il dogmatismo della democraticità delle scelte, si muovono su piani dissimili di contenuti, di sensi e di ricerche, il pensiero laico, fede saputa come fede incerta, non parlerà di verità assolute, il professore, esprime una esigenza di convivenza delle teorie. Le domande, urgenze lungo la storia dell’uomo, presenti nelle differenze di itinerari “verso”, delimitano i conflitti delle teorie in un’ ampia superficie di pensiero, sopra la quale, le volontà di potenza emergono dalle strutture e dalle configurazioni. Severino, fortemente critico nei confronti della filosofia dell’occidente, nella pluralità delle fedi colloca l’urgenza dell’assimilazione di un’ampia visone, oltre i conflitti di fedi e verità, cogliendo la positività della tecnica, strumento di costruzione di vicinanze che rende pratico l’orizzonte mentre, la Chiesa organizza l’opera sulla carità. Le necessità di conoscenza, scaturite dalle ricerche, inducono il pensiero verso una rilevazione di verità, , attraversando le differenze sostanziali di concezioni, i pensieri dissimili si affermano oltre i fondamentalismi e le voci democratiche. Dalla critica nei confronti di una struttura che dispensa verità ed impone gli orientamenti del pensiero, il prof. Severino traccia una linea interpretativa dei sensi e delle teorie legate alla costruzione di libertà di gestione di forme intellettuali di conoscenze. Gli sguardi umani orientati dalla tecnologia, dimensione pratica che soddisfa le esigenze di necessità primarie, rendono evidente il sommerso, facilitando il miglioramento esistenziale.
La praticità, rende concreta la teoria, tangibile il cammino della democrazia e della condivisione umana dei bisogni.

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