Gli esiti delle regolarizzazioni. La legge Martelli ha regolarizzato circa 218.000 immigrati: si tratta di individui provenienti soprattutto dal continente africano e asiatico, rispettivamente il 58,4% e il 21,6% del totale. Questa tra tutte le regolarizzazoni avvenute ha avuto il più alto indice di irregolarità (120,9 regolarizzati su ogni 100 regolari).
Con il Dl 489/95 (decreto Dini) il totale dei regolarizzati raggiunge la cifra di 244.492: le nazionalità che hanno maggiormente beneficiato della regolarizzazione sono rappresentate dagli albanesi e dai marocchini. Si è registrato in questa occasione un’indice di irregolarità pari a 45,9 immigrati regolarizzati per ogni 100 stranieri presenti. I regolarizzati sono soprattutto maschi (69%), ma questo dato generale nasconde una marcata differenza tra paesi. Infatti i maschi prevalgono soprattutto tra gli stranieri provenienti dai paesi africani (Senegal e Tunisia con rispettivamente il 97,4% e il 90,4% dei regolarizzati) e da quelli dell’Asia Centrale (dal Bangladesh, dall’India e dal Pakistan con, rispettivamente, il 90%, il 76,4% e il 98,6% dei regolarizzati). Al contrario i regolarizzati giunti dall’Europa orientale, con la sola eccezione dell’Albania, sono soprattutto donne, con valori percentuali molto elevati nei casi della Polonia (66,8%) e dell’Ucraina (79%). Una composizione di genere molto simile è presente tra i regolarizzati dell’America Latina: in Ecuador la percentuale delle donne regolarizzate ammonta al 72,1% e in Perù al 69%.
L’indice di irregolarità arriva quasi a dimezzarsi in occasione del Dpcm del 1998 (24,9). Un calo dovuto al fatto che la popolazione presente regolarizzata è andata crescendo in seguito alle precedenti sanatorie, quindi, aumentando la base sulla quale si calcola l’indice, diminuisce di conseguenza la proporzione tra irregolari e regolari. In occasione di questa regolarizzazione sono stati sanati soprattutto immigrati arrivati dall’Est Europa (37% dei regolarizzati) ed in particolare i rumeni e gli albanesi (rispettivamente 11,1% e il 18% dei regolarizzati), mentre si riduce la percentuale di regolarizzati provenienti dall’Africa.
Con la sanatoria del 2002 sono stati regolarizzati circa 647.000 immigrati; in particolare nel 2002 sono stati avviati due provvedimenti di regolarizzazione in occasione del varo della legge Bossi-Fini. Con la legge 189/02 sono stati regolarizzati 316.000 immigrati, mentre con la legge 222/02 gli immigrati sanati sono stati circa 330.000. I maggiori beneficiari della regolarizzazione sono stati gli immigrati provenienti dall’Europa Orientale (59% del totale dei regolarizzati). Nella classifica per nazionalità degli extracomunitari regolarizzati primeggiano i rumeni (20%) e gli ucraini (15,7%).
Dinamica della presenza immigrata in Italia. Nell’arco di dodici anni (1992-2004) si è passati da 650mila permessi di soggiorno a più 2 milioni. La rilevanza del dato è più facilmente comprensibile se si presenta tale variazione sotto forma di numero indice. Ponendo uguale a 100 l’ammontare dei permessi di soggiorno concessi nel 1992, il valore del 2004 risulta pari a 343: ciò significa che la presenza di immigrati in Italia si è più che triplicata.
Dall’analisi della serie storica emerge che il differenziale per genere del flusso migratorio è soggetto a notevoli fluttuazioni. Esso presenta infatti una differenza minima negli anni 1995-1996 per registrare un differenziale massimo tra uomini e donne che raggiunge 122mila unità nel 1997. Può darsi che tali fluttuazioni siano in parte spiegabili con l’effetto statistico dovuto alle regolarizzazioni: infatti la differenza tra uomini e donne diminuisce negli anni che seguono le regolarizzazioni, come avviene nel 1996, nel 1999 o nel 2002, anni che seguono il decreto Dini, la Turco-Napolitano e la Bossi-Fini. Tuttavia mentre negli anni successivi alle prime tre sanatorie il divario diminuiva notevolmente, dopo la promulgazione della Bossi-Fini lo iato sembra persistere (nel 2004 la differenza tra maschi e femmine è di circa 75mila unità).
Immigrazione e aree geografiche di provenienza. Considerando la provenienza geografica degli immigrati, gli stranieri arrivano principalmente dai paesi dell’Est europeo e dall’Africa del Nord. Gli stranieri dell’Europa orientale si collocano come prima componente dell’immigrazione italiana rappresentando il 33% degli individui residenti al 1° gennaio 2006. All’interno di questo gruppo si posizionano al primo posto l’Albania e la Romania con un peso rispettivamente del 13,1% e dell’11,1% sul totale. I paesi dell’Africa del Nord, invece, si collocano al secondo posto costituendo il 19,4% dell’immigrazione totale. Tuttavia al loro interno è nettamente maggioritario il peso della componente marocchina (12%) rispetto a quella senegalese (2,1%) e tunisina (3,1%).
Considerando invece la composizione dell’immigrazione in base alla religione, emerge una ripartizione relativamente marcata tra una componente musulmana e una componente cristiana, all’interno della quale è molto forte la presenza dei cattolici.
I paesi presi in considerazione si dividono in tre fasce. Una prima fascia è caratterizzata da un netto predominio della componente femminile che registra i valori più elevati nel caso delle donne giunte dall’Ucraina (dove per ogni 100 femmine sono presenti solamente 22 maschi), dalla Polonia (37), dall’Ecuador (62) e dal Perù (62). Una seconda fascia, comprendente Romania, Albania, Cina, Serbia e Macedonia vede una presenza più o meno paritaria tra uomini e donne. Infine esiste una terza fascia in cui è nettamente dominante la componente maschile. Essa comprende i paesi del Nord Africa e soprattutto, nel caso delle nazioni musulmane, gli uomini che lasciano la loro terra sono assai più numerosi delle donne (in Senegal, il rapporto tra maschi e femmine è di 488 a 100; in Tunisia l’indice di mascolinità è 197); fa eccezione il Marocco dove il rapporto tra i due sessi è pari a quello dei paesi appartenenti alla fascia centrale. Questo andamento può essere spiegato con la teoria di Bohning relativa alle fasi di inserimento in un paese. La componente marocchina, maggioritaria sin dagli anni Novanta, rappresenta la comunità di più antico insediamento in Italia. È possibile che con il passare degli anni siano aumentati gli arrivi delle donne per ricongiungimenti familiari. Ciò è peraltro comprovato dall’analisi delle serie storiche per genere dell’immigrazione marocchina: esaminando il numero dei permessi di soggiorno risulta che nel 1992 il Marocco presentava un rapporto tra maschi e femmine pari a 9,1. Questo significa che all’interno della popolazione marocchina immigrata in Italia per ogni femmina erano presenti nove maschi. Tale rapporto ha subìto una progressiva diminuzione fino ad arrivare nel 2000 a 2,6 e nel 2003 a 1,9. Lo stesso discorso si può fare per l’India, che dal 2004 al 2006 ha visto il rapporto tra maschi e femmine scendere da 212 a 163.
I mutamenti nella composizione dei flussi migratori in Italia. È la Romania a registrare l’aumento più vistoso decuplicando la presenza di immigrati; al contrario sono gli immigrati provenienti dai paesi dell’ex-Jugoslavia e quelli giunti dalla Tunisia e dall’Egitto a registrare gli incrementi minori. In relazione alle aree geografiche di provenienza, sempre più numerosi sono gli stranieri provenienti da paesi dell’Europa Orientale, seguiti da quelli arrivati dagli Stati latinoamericani (i peruviani sono cresciuti di sei volte) e dall’Asia (i cinesi registrano un indice per il 2003 di 526, mentre gli immigrati provenienti dal Bangladesh presentano un indice di 539).

“OUTLOOK” Uno sguardo fuori regione
Rubrica di scienze economiche e sociali
a cura di Rosario Palese
(ISSN 1722-3148)

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