[Articolo di Mattia Tufariello]

La storia di questo patronato è molto singolare, e la notte dei tempi ci lascia un mito a cui forse è un po’ difficile che la gente creda, che diventa un cosiddetto “mistero della fede”. Si narra, infatti, che due giovenchi portarono le ossa del santo a Lavello, fermandosi in questo abitato, quasi per scelta, nel 1654, forse perché Lavello in origine era un abbeveratoio.
Al che è facile, ma si direbbe assurdo, credere in un destino che si direbbe magico. D’altronde, credo quia absurdum…

Lavello celebra dunque il suo Santo, come tutti i paesi, e questa in sé forse non è una notizia. Cosa dire allora dell’ origine del Santo? San Mauro era originario della Mauritania, aveva quindi la pelle nera. Da qui sicuramente può nascere un’ analisi di tipo sociale, sul razzismo, ammesso che ce ne sia, sulla società locale, sugli immigrati. È un paradosso, forse, che il santo svetti nelle processioni tra le vie del paese, e i pochi immigrati nord-africani vivano ai margini, non umiliati, certo, non oggetto di scherno, certo, ma fondamentalmente non propriamente addentro alla vita sociale del paese. Ci si chiede: la religione è alla base della società? Una vita ce l’ avranno pure loro, sicuramente, e se sono qui c’è una ragione, per loro forse è meglio che vivere in patria. San Mauro, le solite bancarelle per le strade, gente mai vista che esce allo scoperto portando nel petto quasi l’ orgoglio di appartenere a questo posto, a questa lingua, a questo ambiente. La giostre, i fuochi, e quest’anno la star è Antonino di Amici di Maria De Filippi.

Le illuminazioni pubbliche, la solita gente profana, la felicità, i bei vestiti, i corteggiamenti. Tutto come negli altri paesi. Non è una notizia. La pelle nera del Santo la gente non la venera di sicuro: non siedono sul trono della tradizione, ma sono incatenati ad una delle colonne del suo tempio. Abbastanza lunga la catena però, affinché non parlino, affinché non pensino. Che la gente sia felice, che guardi i fuochi, e che tutto torni come prima. Solo un miracolo può cambiare la quotidianità. Una festa non la redime.

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