La libertà di stampa continua a far discutere e questi sono alcuni degli interrogativi sollevati durante il dibattito che dopo la pubblicazione di alcune intercettazioni su Vallettopoli, si è reso ancora più acceso e ha mostrato il lato complesso e delicato nella definizione del rapporto tra giustizia ed informazione: due filoni che dovrebbero viaggiare insieme e perseguire l’obiettivo comune della verità.

Ma chi di stampa ferisce di stampa perisce e a pagarne le conseguenze, purtroppo non solo in senso figurato, è l’informazione di un Paese democratico. L’incontro, coordinato dal presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Basilicata, Oreste Lo Pomo, ha messo insieme le riflessioni critiche dei diversi relatori: il rettore dell’ateneo lucano Antonio Mario Tamburro, l’amministratore unico dell’istituto per la formazione al giornalismo della FNSI, Renato Cantore, il direttore del master in giornalismo della Basilicata, Ruben Razzante, il presidente del Gip presso il tribunale di Potenza, Alberto Iannuzzi, il sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia, Alberto Cisterna, il direttore di TgCom, Paolo Liguori, l’inviato speciale del settimanale “L’Espresso”, Peter Gomez e il presidente dell’Ordine nazionale dei Giornalisti, Lorenzo Del Boca.

Numerose le opinioni e differenti le posizioni in merito al limite di libertà di stampa, restrizioni che a fronte delle gravi violazioni della privacy risultano necessarie, anche se “Punire il giornalista per la pubblicazione delle intercettazioni è una scorciatoia” secondo l’on. Enrico Buemi, responsabile Giustizia dello Sdi che afferma: “dopo Vallettopoli è la strada più comoda, non l’unica per impedire le fughe di notizie dalla Procura di Potenza come da tutte le altre del Paese. Non c’è bisogno di indagini – continua – per colpire chi pubblica notizie coperte dal segreto istruttorio, ma i veri responsabili sono quelli che portano fuori le notizie”.
Soluzioni semplicistiche che rischiano di far diventare i giornalisti l’anello debole in uno scontro che deve trovare una sintesi legislativa senza minare in alcun modo il diritto-dovere di cronaca.

Come affermato dal Segretario Nazionale della FNSI Paolo Serventi Longhi – “I giornalisti sono tenuti a rispettare le leggi e a pagare il prezzo degli errori che commettono ma, il loro comportamento – continua Serventi Longhi – non può essere soggetto a provvedimenti detentivi o a multe fino a cinquecentomila euro comminati da organismi come la Magistratura e le Autorità di garanzia estranei al regime di autoregolamentazione deontologica gestito dall’Ordine professionale”.

Sistemi preventivi che se da un lato garantiscono una maggiore tutela della privacy di personaggi pubblici e nomi noti, dall’altro forniscono le basi per una forte censura al lavoro del giornalista e soprattutto al diritto dell’informazione del cittadino; continuando a mantenere in vita l’equilibrio precario di un gioco di parti che vede il principio di giustizia sempre più sacrificato a beneficio di una situazione di comodo.

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