Due furono i filoni ( meglio definirli indirizzi estetici ed evitare così di connotarli  movimenti o correnti poiché non nacquero da un manifesto o da dichiarazioni programmatiche) che a partire dal secondo dopoguerra e per oltre un trentennio resero grande nel mondo la cinematografica italiana. Dapprima il neorealismo, che con i suoi autori di maggior talento come Zavattini, De Sica, Rossellini, De Santis, permetteva di far conoscere il cosiddetto “cinema dei fatti” o “cinema della strada”, cioè una filmografia che avesse direttamente attinenza con la realtà e un ambientazione tipicamente popolare. Successivamente, tra la fine degli anni cinquanta e inizi sessanta, ad un neorealismo ormai in via di trasformazione, si agganciava la  “Commedia all’italiana” firmata, tra gli altri, da Mario Monicelli, Dino Risi, Luigi Comencini, Lina Wertmuller, Ettore Scola, Pietro Germi. La “Commedia all’italiana” come genere satirico, brillante,  fondeva insieme elementi della commedia di costume e del comico per trattare in una cornice leggera argomenti di interesse sociale e politico. Il suo sviluppo  si intrecciava direttamente con la storia civile – presente e passata – del nostro paese, con gli umori politico-sociali del momento, ma i film dei registi succitati  si prestavano, innanzitutto, per mettere alla berlina i comportamenti e gli atteggiamenti certamente non virtuosi degli italiani. Alla grande (l’aggettivo ci sta tutto, non è una forzatura), “Commedia all’italiana “ l’Assessorato alla Cultura del comune di Viggiano dedica una  ciclo di film iniziato il 22 marzo con “La ragazza con la pistola” (1968) di Mario Monicelli e prosegue (tutti  i giovedì) fino a metà  maggio. Oggi alle ore 19.00 nella sala visioni della Biblioteca Comunale viene proiettato “Sedotta e abbandonata” di Pietro Germi  con Saro Urzì, Stefania Sandrelli, Lando Buzzanca e Leopoldo Trieste. La vicenda si svolge in Sicilia dove un padre di una sedicenne costringe il seduttore di lei a sposarla, anche se era già promesso a un’altra figlia che ripiega su un barone squattrinato. La pellicola è la la commedia più violenta e congestionata, ai limiti dell’isterismo, della trilogia barocca di Pietro germi, aperta con “Divorzio all’italiana” (1961) e chiusa con “Signore e signori”(1965). Non esiste, forse, film, più antimeridionale e antisiciliano nel suo tiro a bersaglio contro la concezione tutelare siciliana della difesa dell’onore. Il film di Germi, inoltre, è una galleria di personaggi brutti e cattivi su cui il regista s’accanisce con zoom e obiettivi deformanti. “Sedotta e abbandonata” vinse il nastro D’Argento per la sceneggiatura e per l’interpretazione anche di Saro Urzì (fu premiato anche a Festival di Cannes). La rassegna, curata dal cinecronista Mimmo Mastrangelo, riprende il 12 aprile con  “Questa volta parliamo di uomini” (1965) di Lina Wertmuller. Altre proiezioni il 19 aprile “In nome del popolo sovrano” (1971) di Dino Risi; 26 aprile “Divorzio all’italiana” (1960) di Pietro Germi; 3 maggio “Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso?” (1968) di Ettore Scola. Fuori programma il 10 maggio “Porte Aperte” di Gianni Amelio e il 17 maggio “Il miracolo” (1948) di Roberto Rossellini.

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