[Recensione di Mimmo Mastrangelo]

Dunque, è inutile scervellarsi per andare a pescare l’ aggettivo o il concetto  che presenti nel modo più altisonante la prosa di Andrea Di Consoli. Artigianato puro, buona “sartoria letteraria” che non vuole stupire per qualche bizzarria di stile, ma solo raccontare una storia che sappia accendere tensioni.

Questo è il primo romanzo del trentunenne scrittore-giornalista-editore lucano “Il padre degli animali”, uscito da pochi giorni per i tipi 24/7 della Rizzoli. Chi conosce Di Consoli intuisce che nel romanzo è riversato  un pezzo della propria vita: la famiglia, i luoghi, la gente della sua Lucania, le apprensioni e le mire di quando era  ragazzo e si avviava allo svezzamento dell’esistenza. Ma quell’aprire la finestra sulla propria storia viene rivestito di un alone lirico ( forse anche epico). E allora ecco che chi legge è catapultato nel tempo sospeso  di un pezzo di Sud indefinito,“imploso e disperato”. Qui c’è un padre che, dopo anni di duro lavoro in Svizzera dove si è gravemente ammalato e per miracolo si è salvato, ha riportato la sua famiglia nella terra natia.

Il rimpatrio è stata un scelta sofferta e difficile,  perché ha significato abbandonare un lavoro sicuro per andare incontro  di nuovo al disagio, all’incertezza, alle insicurezze da cui anni prima l’uomo era fuggito. Con la voce prostata prova a  giustificare che: “Quando partii per la Svizzera giurai che non sarei mai più tornato. Invece sono tornato, perché questa terra è un tranello del demonio. Mi ha fregato la nostalgia”. Il padre (non si conosce il nome) ha due figli, una femmina e un maschio, ma è da quest’ultimo (anche lui senza nome) che viene incalzato da un fuoco di fila di domande perché è forte il desiderio di conoscere e scoprire. Questa è la storia di Di Consoli: un padre che parla al figlio, un figlio che mitizza la figura paterna perché “solo i padri possono indicare una strada, un punto di salvezza” e perché solo nella  parola  o  nei silenzi di un genitore ci  può essere la salvezza. Ma sullo fondo di questo rapporto insidiato da  affetti,  conflitti e rancori per un destino di povertà che non trova soluzione,  si intromettono altre figure umane che spesso assumono un tocco pittoresco;  trova enunciazione il ritorno di un Messia che dovrà portare alla “terra rotonda chiamata mondo” il suo medicamento;  si cerca un’eventuale salvezza e risarcimento nei morti – i quali non possono essere considerati tali in quanto  “sfruculiano”  i vivi a godere della “maestà del giorno” – o negli animali che non conoscono la viltà del tradimento e possono riuscire a sanare l’uomo dalla più totale disperazione.

Da qui  il titolo del libro e da quell’affermazione del padre  che sbotta al figlio “Mi dedicherò agli animali. Non voglio avere a che fare con queste persone. D’ora in avanti non sarò soltanto tuo padre. D’ora in avanti io sarò il padre degli animali”. Pagine cariche di dolore e tenerezza che escludono qualsiasi giudizio definitivo in quanto troppo tortuosi diventano certi destini umani e della natura. Così si consegna al lettore  l’opera prima di Andrea De Consoli. Il suo libro non bisogna limitarsi a leggere, ma sottolinearne, memorizzarne  alcuni passaggi e – come riporterebbe qualche critico più autorevole di chi scrive – assaporarli meditando, alla stregua dell’ostia benedetta al momento del rito della comunione.

EDIZIONI RIZZOLI – PAGG.192 – EURO 16,50

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