Un bilancio positivo che sembra incoraggiare i rappresentanti delle istituzioni presenti in aula, come dichiarato dal Sottosegretario Rosato, infatti “la battaglia per la legalità  può essere vinta solo quando ci sono le condizioni di una forte alleanza fra istituzioni e società, e in Basilicata questa intesa esiste. Se su questo territorio la criminalità non mette radici è perché qui ci abita la gente di Basilicata e perché le Forze dell’Ordine trovano la collaborazione della collettività e di questo, credo, dobbiate essere orgogliosi”.

Purtroppo però, proprio mentre Ettore Rosato ed il commissario straordinario Raffaele Lauro, stavano relazionando sulle misure messe in atto dal governo contro l’usura e il racket, un commerciante di Potenza, dopo mesi di soprusi, paura e intimidazioni, ha riportato il pubblico con i piedi ben saldi sulla realtà, dichiarando nome e cognome dell’aguzzino che da tempo teneva in mano la sua vita. L’inizio è lo stesso di tante altre storie di questo genere, un’attività che non è mai stata tra le più floride, un continuo calo delle vendite e l’impossibilità di saldare i propri debiti nell’immediato. Quindi l’uomo decide di chiedere aiuto ma si rivolge alla persona sbagliata. Un ordine di approvvigionamento richiesto al suo solito fornitore ed una accordo ‘sulla fiducia’ della restituzione del denaro con rate dilazionate nel tempo. Col passare dei mesi, dopo aver effettuato diversi pagamenti, il negoziante si accorge di aver restituito una somma superiore a quella stabilita inizialmente. Chiede chiarimenti all’altro. Vuole che l’accordo venga formalizzato. La somma che il commerciante potentino aveva restituito, fino a quel momento, aveva superato di gran lunga la cifra pattuita. Ma la vera sorpresa arriva dopo, quando davanti ad una richiesta di chiarimenti, il ‘buon fornitore’ dice : “E questo non è che l’inizio. Devi continuare a pagare”. Il cappio incomincia a stringersi intorno al collo del mal capitato. Dopo solo un breve periodo di tempo si vede recapitare un atto ingiuntivo nel quale gli viene intimato di pagare il costo del materiale acquistato. Non ci sono riscontri cartacei dei versamenti già effettuati dal commerciante. Mancano le prove di un conto già saldato. Lui si trova a dover pagare una somma raddoppiata del cento per cento. “Decidere di sporgere denuncia, non è semplice”, ricorda don Marcello Cozzi che ha raccolto la testimonianza di questa vittima di usura. E, infatti, il commerciante contatta prima la Fondazione, e solo in un secondo tempo si rivolge all’autorità giudiziaria.

Questo è solo uno degli esempi di come sia possibile fermare la scalata di questo fenomeno criminale che, come il racket e l’abusivismo, fonda la propria forza sulle spalle della paura, i sensi di colpa, le attività con qualche ‘pecca da nascondere’ e la mancanza di informazione sugli aiuti disposti dallo Stato. Sono numerose in tutta Italia, infatti, le associazioni di volontariato per le vittime dell’usura e delle estorsioni, il Ministero dell’Interno, inoltre, ha disposto un elenco delle Fondazioni Antiusura, riconosciute ed iscritte nell’apposito elenco tenuto dal Ministero del Tesoro, suddivise per Regione. I dati confortanti relativi ai fenomeni di usura in Basilicata non rappresentano un punto di ancoraggio ma di ricerca, non possono diventare pretesto di gratificazione ma devono essere la base per nuovi interrogativi: perchè i numeri dei casi di usura sono così esegui? Perché la gente non denuncia?

[Articolo di Tatjana La Paglia]

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