Sull’area di Cesano permarrà (fino a quando?) il Centro Direzionale Nylstar con 60 addetti, mentre nei prossimi giorni si consumerà l’abbandono definitivo dell’area da parte della Caffaro, con la chiusura delle attività direzionali ed il trasferimento delle stesse a Brescia e a Torviscosa. Sullo sfondo sta affacciandosi il nuovo Piano Industriale della Snia, prevalentemente concentrato su Caffaro Chimica e sulle possibilità che questa storica Azienda possa permanere sul mercato con le produzioni agrochimiche e con lo sviluppo dei
biocarburanti, con impianti da localizzare in Friuli e, forse, in Basilicata.

Ma il fatto eclatante è che Snia esce definitivamente, almeno per quanto riguarda il nostro Paese, dalle produzioni di fibre chimiche, dopo che quelle artificiali sono state abbandonate o conferite a terzi nel corso degli scorsi anni e dagli scambi con Montefibre alla fine degli anni 80 tra poliammidico e acrilico. Alla memoria ci ritorna la solidità di questa Azienda, passata anch’essa alla proprietà Fiat dalla metà degli anni 80, quale punto di forza per il settore tessile nei suoi vari campi di sbocco (abbigliamento, arredamento, ecc.).

Centinaia di lavoratori e lavoratrici sono senza prospettive a breve e, pur con vari piani sociali e ammortizzatori, l’occupazione subisce ulteriori colpi negativi in settori manifatturieri e ad alta intensità di lavoro; tuttavia sono i luoghi produttivi che vengono meno, che non
potranno più rappresentare una opportunità futura per i giovani ormai stanchi e delusi e per i territori interessati. Non esistono purtroppo allo stato attuale credibili piani alternativi sulle aree dimesse e si ha la sensazione (da verificare) che Snia non intenda incoraggiare
iniziative imprenditoriali alternative, affidate a terzi, come nel caso di Pisticci. La Basilicata, un’ area che, accanto ad altre, ha “fame di occupazione”, per le donne e per gli uomini di questo nostro Paese.

Allora la sfida diventa impegnativa per tutti, se si ha veramente e concretamente a cuore lo sviluppo ed il bene della Basilicata e del Paese. Per il sindacato la sfida è determinata dalla convinzione che gli ammortizzatori sociali, la Cassa Integrazione, il sostegno al reddito in mobilità rappresentano solo una fase di passaggio, di transizione, che ha un inizio ed una fine, “che prima della fine occorre individuare soluzioni negoziate all’inizio”: significa collegare la gestione dei processi di chiusura con l’implementazione d’altre attività. Non possiamo sperare che il mercato da solo possa risolverci i problemi.

Per Snia la sfida è quella di indicare strade percorribili, mettendo un po’ di rischio imprenditoriale nei territori coinvolti: stiamo parlando di parecchie centinaia di migliaia di metri quadri, in parte da risanare e bonificare, che possono generare ingenti risorse
economiche.

Alle Istituzioni Regionali, al Governo ed in particolare al Ministero dello Sviluppo Economico, chiediamo impegni precisi e finalizzati, e quindi promuovere investimenti atti a consolidare l’economia industriale ancora presente e favorire nuove iniziative industriali. Dalle nostre parti si chiama concertazione, se dà fastidio chiamiamola in un altro modo, a noi interessano le sostanze più che le formule.

Il 2007 sarà impegnativo ulteriormente anche per queste ragioni e l’internazionalizzazione che procede non può costituire l’alibi per non assumerci responsabilità di casa nostra: una classe dirigente si afferma se costruisce fatti positivi ed in quanto tali impegnativi,
non se gestisce al meglio cercando di passare sempre “dove l’acqua è bassa”.

Gerardo Casaletto
Segretario generale FEMCA-CISL Basilicata

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