[Articolo di Mattia Tufariello]

A Forenza, sabato 18 novembre,  è stato presentato l’ultimo volume della Pietrafesa, scrittrice di origini lucane, residente a Molfetta, già nel gruppo poetico La Vallisa. La morte prematura di un figlio nato non è stata un’ispirazione, ma un percorso narrativo, in un romanzo della poesia, che contiene corsivi, aderenti allo stile della scrittrice. La poesia è stato anche il tema della serata, con letture su musiche di pianoforte, presumibilmente suonate dalla scrittrice. Gli interventi sono stati personali, ognuno ha tratto le sue conclusioni, chi raffreddato a leggere in due giorni il libro, chi in una notte. Il direttore sanitario Cugno, il sindaco di Forenza Mastrandrea,un giornalista e padre Emilio a fornire la “cerimonia” di una cornice, la pinacoteca del Convento. Un ambiente raccolto, ma dell’articolo su tutte le sedie forse non ce n’era bisogno, poiché la presenza della scrittrice e gli interventi erano più che esplicativi.

Il pubblico era non giovane, diciamo, come presenze trai i quadri quattrocenteschi della sala. Doveva essere presente Altobello, fermato da non si sa cosa. Gli interventi sono stati alternati da letture di brani del libro, dai quali, alla lettura di un attore, il ricordo filtrava  nel dolore, e la forza della scrittura l’ha fatto emergere, pacificato, perché sia un modo umano di eternizzarlo. Non vi era esibizione come ad un convegno, ma sobrietà.

Eravamo presenti a recensire la serata, ascoltando la migliore recensione che si potesse udire. Tutte le informazioni necessarie sono state raccolte come da chi informa il lettore, quindi non si è fatta un’esperienza diretta del testo, ma di quello che non si fa quasi mai: un’esperienza diretta con lo scrittore. La scrittrice, ha parlato poco e non ha voluto denunciare nessun organo “politico”, come un’ospedale, qui l’intervento di Cugno, per il resto non si è espressa molto, dedicando alla serata due poesie a voce rauca, e ricevendo in omaggio una targa e un mazzo di fiori. Una domanda sola è stata rivolta dal “pubblico”, il resto silenzio, e applausi, alle letture. Lo strato sociale dei presenti era probabilmente quello della scuola. La scrittrice ha parlato di pianto, che il libro suscita, quando nessuno dei presenti l’ha fatto. Già, confrontarsi con “un bambino mai nato”, non hai una persona…Ci si è accomiatati in un freddo quasi blando dopo un paio d’ore. Una serata, non un film, ma una presenza umana. Bello.

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