[Articolo di Mattia Tufariello]

Ha attraversato anche Palazzo San Gervasio il lungo viaggio-inchiesta del Ministro delle Politiche Sociali, Paolo Ferrero alla scoperta delle diverse realtà dell’immigrazione. L’obiettivo è la revisione della legge Bossi-Fini, sulla base delle esigenze degli immigrati.

“Prima di tutto persone. Quale accoglienza per ridare dignità?”: è stato questo il tema dibattuto all’auditorium del Comune di Palazzo San Gervasio, alla presenza di amministratori locali, provinciali, autorità ecclesiastiche e società civile. Era assente l’autorità Regionale che, scusandosi per non essere potuta intervenire ha affidato ad un suo dirigente il pensiero della Regione. Era ovviamente presente il ministro Ferrero. Alla presenza di un non nutrito pubblico è iniziato il dibattito.

Ha preso la parola per primo l’ Arcivescovo di Acerenza, che ha parlato di una carovana in viaggio e del soccorso che le si può fornire; di legalità, poi, cioè della regolarizzazione degli immigrati. Il motivo che lega le autorità intervenute è univoco : superare l’approccio emergenziale al problema. Il presidente della provincia Altobello, parla, come Medici senza frontiere e il Gruppo Abele, dell’investimento di risorse nella creazione di centri di accoglienza. Ancora Altobello, rileva come il caporalato sia un fenomeno vecchio, e come le zone di Palazzo San Gervasio e di Metaponto siano le più colpite. Opta per una riduzione degli ospedali, troppi in pochi chilometri, per una destinazione di fondi alla creazione di centri socio–assistenziali.

Ruggero Giuliani, di “Medici senza frontiere”, pone l’esigenza della formazione del personale, cioè di operatori sociali, culturali e sanitari e che questi centri dovrebbero nascere in collaborazione con le A.S.L.. Sottolinea comunque la presenza di Medici senza frontiere nel territorio, dove sono note le condizioni di molti immigrati. Il problema è stato affrontato ad un livello sociale e culturale, ma, sottolinea per ultimo il Ministro Ferrero, si tratta di un problema economico, poiché la creazione di centri e laboratori di accoglienza richiede un investimento di fondi in un settore difficile, e le leggi attuali lo impediscono. Un sistema, che le autorità civile religiose e politiche analizzano su più fronti, cercando di cambiare.

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