Il business di una stanza. L’Eurispes ha voluto monitorare quelli che sono i costi degli affitti per gli studenti. Anche se non si può fare un calcolo medio nazionale perché i prezzi variano in funzione della città: al Centro-Nord si avranno prezzi mediamente più alti di quelli meridionali a causa del diverso costo della vita, quello che però è indiscutibilmente estendibile a tutto il territorio riguarda il rincaro che ha assalito il mercato degli affitti per gli studenti. Al punto che oggi, più che mai, studiare in una regione diversa dalla propria è diventato un privilegio per pochi “eletti”. Lo dimostrano i risultati dell’indagine effettuata dall’Udu, l’Unione degli studenti universitari su sette città campione: Pavia, Parma, Siena, Roma, Napoli, Lecce, Cagliari.
Dai risultati si ricava che per l’affitto di una stanza singola possono essere richiesti fino a 500 euro mensili, come avviene ad esempio a Roma che detiene infatti il non proprio rispettabile primato in merito al caro-affitti. Nella Capitale il prezzo di una stanza singola oscilla dai 300 ai 500 euro, fino a sfiorare i 350 euro per un posto letto in camera doppia. I prezzi, tengono conto dei 300 euro richiesti per una stanza nella lontana periferia romana e dei 500 euro per una sistemazione nei pressi dell’università Luiss.
Nell’ordine, Roma è seguita da Siena, dove una stanza costa mediamente 350 euro, poi troviamo Pavia (300 euro) e quindi Parma (255 euro).
Meno cara ma non certo economica Bari. Qui il costo di una stanza singola si aggira intorno ai 230 euro mensili e di 140 euro per il posto letto in una camera doppia.
Nelle altre città del Sud, quali Napoli, Lecce e Cagliari, la situazione è più tollerabile: infatti i prezzi di una stanza singola ruotano attorno ai 170/180 euro al mese.
Secondo l’indagine dell’Udu, in questi ultimi anni i prezzi degli affitti sono aumentati in maniera inverosimile, soprattutto in seguito all’introduzione dell’euro. A Pavia ad esempio negli ultimi sei anni il costo delle stanze si è raddoppiato, a Siena dal 2001 ad oggi c’è stato un aumento di circa 50-70 euro. Lecce ha visto raddoppiare il costo degli affitti nel giro di soli 3 anni. A Cagliari i prezzi lievitano annualmente dal 10% al 20%.
A Roma, tempi sempre più difficili per gli studenti: negli ultimi tre anni l’aumento è stato superiore al 30% e dal 1999 lo è stato del 76% circa: una stanza singola che cinque anni fa veniva affittata mediamente a 440.000 lire (227,24 euro), oggi ha un affitto di ben 400 euro.
Posti alloggio, tutto esaurito. Il rincaro degli affitti è la diretta conseguenza della legge della domanda e dell’offerta: aumentano le richieste degli alloggi, rimane stabile la disponibilità degli alloggi universitari, lievitano i prezzi delle case private. Alla luce di questo scenario si rende più che mai necessario ampliare la disponibilità degli alloggi universitari. Se questi infatti fossero più numerosi, la domanda segnerebbe una contrazione e i proprietari con molta probabilità si vedrebbero costretti a diminuire i prezzi.
In Italia il numero dei posti alloggio messi a disposizione copre solo l’1,9% sul totale degli studenti: circa 33.000 posti alloggio a fronte di 1.731.276 studenti.
La situazione degli alloggi è leggermente migliorata negli ultimi anni; i posti alloggio sono infatti aumentati del 23,5% dal 1996 ad oggi, ma siamo ancora lontani da una situazione adeguata, soprattutto se confrontata con quella che caratterizza gli altri paesi europei. All’aumento degli alloggi ha contribuito l’entrata in vigore della legge n.388 del 2000, la quale prevede l’erogazione di cofinanziamenti per la ristrutturazione e la costruzione delle residenze universitarie. Si prevede addirittura un aumento per i prossimi anni di 10.000 posti letto, con un incremento quindi del 25% rispetto alla disponibilità attuale.
Migliore la situazione in altri paesi europei dove il rapporto percentuale tra il numero dei posti alloggio e quello degli studenti supera quello dell’Italia.
In Francia ad esempio sono disponibili 150.000 posti a fronte dei 2.094.781 di studenti iscritti; la Germania copre addirittura il 10% degli studenti totali.
I dati forniti dall’Adisu, l’Azienda per il diritto agli studi universitari del Lazio, riproducono fedelmente le considerazioni fin qui affrontate. Un’analisi degli ultimi sei anni accademici mostra infatti che il numero delle domande presentate ai fini dell’ottenimento del posto alloggio è aumentato in maniera consistente, subendo un incremento percentuale del 48% circa. Contemporeanamente è più che triplicato il numero degli studenti risultati idonei ma non vincitori a causa proprio della scarsa disponibilità di posti.
La necessità di ampliare il numero dei posti alloggio si fa sempre più urgente anche alla luce del costante aumento di iscritti stranieri. Agli studenti che provengono dai paesi extra-europei spetta la stessa parità di trattamento degli studenti italiani. Questo presupposto ha sicuramente il lodevole merito di garantire la formazione universitaria anche agli studenti che provengono dai paesi a basso sviluppo economico, ma proprio per questo è impellente incrementare il numero dei posti alloggio per garantire il diritto allo studio sancito dalla nostra Costituzione.
A dimostrazione dell’aumento degli iscritti stranieri e quindi della platea degli aventi diritto, ecco i dati relativi alla distribuzione dei posti alloggio per l’anno accademico 2003/2004: a Firenze il 43% dei 958 posti alloggio è stato assegnato agli studenti stranieri, a Milano il 50%, a Roma e Siena rispettivamente il 29,8% sul totale dei posti assegnati.
La carenza dei posti alloggio spiega in parte la scarsa mobilità degli studenti italiani. Secondo i dati del Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario, più dell’80% degli studenti si immatricola nella regione di residenza. Per misurare la mobilità degli immatricolati si utilizzano tre indicatori: la percentuale di permanenza, quella di attrattività e il saldo migratorio netto. La prima misura la percentuale degli immatricolati residenti nella regione che decidono di iscriversi in una delle sedi della regione stessa; la seconda fornisce la percentuale di studenti provenienti da altre regioni che scelgono di immatricolarsi nelle sedi della regione ed infine il saldo migratorio netto costituisce la differenza tra gli immatricolati al sistema universitario residenti nella regione e gli immatricolati iscritti nelle sedi della regione stessa.
Dall’ analisi comparativa degli anni accademici 2001/02 e 2002/03, emerge che gli studenti universitari italiani hanno scarsa propensione ad allontanarsi da casa: nel 2002-03 la percentuale di studenti che frequentano l’università nella regione in cui risiedono è dell’ 81,6% e l’anno prima era pari all’81,5%. Questi valori sono esattamente in linea con quelli degli anni precedenti: la percentuale nel corso dell’anno accademico 1999/00 era dell’81% e dell’80,3% in quello seguente.
Quanto spende al mese uno studente? Ma allora se solo per l’affitto uno studente è costretto a spendere dai 250 euro fino ad un massimo di 400-500 euro, complessivamente quanto occorre mensilmente? Ai costi dell’affitto è necessario infatti aggiungere anche quelli per l’acquisto dei testi universitari, i costi per il trasporto urbano, quelli relativi alla mensa universitaria.
Volendo prospettare una stima si potrebbe affermare che studiare fuori sede costa mediamente all’incirca 700/750 euro al mese, ma chi si può permettere un tale budget mensile? E il diritto garantito dalla nostra Costituzione a favore dei “capaci” e “meritevoli” come si concretizza effettivamente? Destinando solo l’1,9% dei posti alloggi su un totale di oltre 1.700.000 studenti?
È quindi più che mai necessario destinare più fondi per il diritto allo studio e investire di più nell’edilizia universitaria. La tendenza attuale invece è quella di concedere unicamente borse di studio piuttosto che investire sui servizi collettivi, indispensabili per poter garantire la formazione degli studenti.

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