[Articolo di Eugenia Massari]

La mostra è nata sulla scia di recenti rinvenimenti archeologici in area lucana, oggetti che attestano l’uso del corallo a scopo decorativo e datati al IV secolo a.C.. Il corallo è stato così una specie di filo rosso, su cui l’organizzazione ha tentato la ricostruzione di un percorso storico-naturalistico del corallo. Il risultato rimane per me indecifrabile. Contrasta con l’efficacia degli allestimenti del Museo Archeologico.

Al visitatore intrigato dal titolo esotico (e promettente) della mostra – Coralli segreti, immagini e miti dal mare tra Oriente e Occidente -, si presentano infatti due locali del Palazzo Loffredo, ed un percorso espositivo che è un po’ di tutto. Nella prima sala, il percorso si snoda con alcune teche sui reperti naturalistici e coralli fossili, in continuità espositiva con la seconda parte della sala, dedicata ai reperti magnogreci dal VI al IV a.C., uniti dal tema del mare: sono piccoli e adorabili alabastri, statuette votive, manufatti a tema marinaresco, e così via, con Medusa e il mare che fanno da legame col tema del corallo.

Due commoventi sagome (sciamani?) ed un propileo indianeggiante in polistirolo espanso – rosa, tipo kebabbaro – , che proprio non ci volevano, creano lo stacco con l’ultima parte della prima sala: ed è così, che dal VI secolo a.C. si passa all’angolo orientalia, allestito a modo di negozietto etnico, dove l’Oriente è la variante provinciale  – con due secoli di ritardo –  sull’immagine colonialista dell’esotico. Una cosa a metà tra Thè nel deserto e Anna and the King.

Del negozietto etnico però, manca la ricchezza e la sovrabbondanza, come nei vascelli baudelairiani, vagabondi e carichi di ogni ricchezza. Infatti, l’abbondanza barocca è tipica dell’orientalismo, per via di una trasposizione estetica  – esagerante –  del topos della ricchezza commerciale. In questa mostra, costruita come un evento a forte impatto, l’effetto un po’ settecentesco, e un po’ colonialistico, “da camera delle meraviglie” , non è stato ottenuto. I reperti sono troppo pochi per allestire un percorso di immagini e miti tra oriente e occidente. Da soli non riescono a descrivere  le culture di provenienza. Anche la continuità cronologica sembra un po’ debole: ad esempio si poteva seguire il singolo aspetto – l’uso religioso piuttosto che quello decorativo – , dal VI a.C. al XX d.C., dove il Tempo avrebbe fatto da unificatore, e dedicare alla singola area geografica uno spazio esteso, con ricchezza di materiale, in modo da dare il senso vero degli oggetti esposti. Ma soprattutto si sarebbe potuto tracciare nel concreto il vero filo conduttore del percorso del corallo: il commercio, le rotte carovaniere e così via, facendo arrivare pezzi importanti da Musei con questo tipo di carattere.  In alternativa, una semplice esposizione archeologica, senza scenografia e con una comunicazione asciutta sarebbe andata benissimo.

Ma così, c’è troppo contrasto…La terza sala è l’unica veramente riuscita della mostra, non a caso, perché rimane nella normale prassi di un allestimento espositivo: l’ambiente, unico e architettonicamente separato dal resto del percorso, è ricco di reperti strettamente legati tra loro, non in connessioni forzate, legati perché provenienti da una stessa area culturale: l’area dell’uso cultuale del gioiello, che nelle sue regionalità – trapanese, palermitano, area Lucana – è unificata davvero dal carattere del Cattolicesimo italiano, e vista in una continuità evolutiva, da XV a XIX secolo. Anche in questo caso i reperti sono pochi. Belli, ma pochi. Non è per fare la materialista, ma l’esiguità dei reperti è inquietante, visto il numero dei patrocini. L’esiguità dei reperti ci dice della vera attenzione economica dedicata alla museologia regionale, ma anche della non facilità di quel percorso diplomatico, legale, culturale, quel percorso fatto di contatti diretti con i musei extraregionali e internazionali, quel percorso che permette alle opere d’arte di viaggiare ed ai musei di allestire grandi eventi. Insomma, la morale è che è una  strana mostra, quella sul corallo. Da vedere, comunque. Infine, ultima nota  – questa veramente sgradevole – è l’uso che è stato fatto dello sponsor: il primo impatto con la mostra, sono le teche con esposti i prodotti  -in vendita, chiaramente- di una ditta produttrice di gioielli in corallo. Anche la sala di passaggio tra prima e seconda stanza, è allestita con una vetrina di gioielli ultracontemporanei in vendita. E così il negozietto del museo, dove è possibile trovare anche il catalogo – molto bello – della mostra. Insomma, senza nulla togliere alla bellezza dei prodotti, ma a tratti si ha la sensazione che la mostra sia una divagazione dal negozio privato. Sicuramente, i prodotti esposti sono molto più numerosi dei reperti esposti.  Il normale spazio del privato che contribuisca all’evento museologico -cosa auspicabile oltre che necessaria-  rimane di solito nell’ambito della brochure, della presentazione e dei ringraziamenti. Il che è già una gran bella pubblicità, se non bastasse il prestigio dato dall’associare la propria immagine ad eventi culturali. Ma così, proprio no.

Credo di non avere mai visto nulla del genere, in nessun’altra parte d’Italia. E’ come se nei Musei Senesi, fortemente sostenuti dal notissimo gruppo bancario locale – con centinaia di migliaia di euro all’anno –  mettessero all’ingresso il banchetto per aprirti il conto corrente. Per fortuna che alle mostre sui cibi e sapori  nel mondo antico non si sono fatti avanti produttori di mozzarella o di porchetta.
…o per sfortuna?

Patrocini e collaborazioni istituzionali:
Presidenza della Repubblica Italiana, Regione Basilicata, Apt Basilicata, Amministrazione Comunale della Città di Potenza, Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico della Basilicata, Soprintendenze di Bari e Foggia, Ufficio Beni Culturali dell’ Arcidiocesi di Potenza- Muro Lucano- Marsiconuovo, Ambasciata dell’Irlanda, Ambasciata del Marocco, Ambasciata dello Yemen, Consolato della Mongolia in Italia, Ambasciata dell’India.

Collaborazioni museali ed altri enti
: Associazione Italia – Mongolia di Torino, Antonino De Simone srl di Torre del Greco, Avis italiana, Museo di Scienze Naturali Università di Napoli, Museo Scienze Naturali Università di Palermo, Museo Oceanografico del Principato di Monaco, Museo Nazionale di Arti e Tradizioni Popolari di Roma,  Museo d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci”, Istituto d’Arte di Torre del Greco.

Sede, orari ed  informazioni: Museo Archeologico Nazionale della Basilicata “Dinu Adamesteanu”, Potenza, Largo Duomo, 1 .La mostra è visitabile dal  martedì alla domenica, ore: 09.00-20.00. Il lunedì dalle 14.00 alle 20.00.

Costo del biglietto d’ingresso
:  € 2,50
Tel. 0971/21719, 0971/323111
Fax 0971/323261
Per Info.: l archeopz@arti.beniculturali.it
Da visitare sul web il sito ufficiale: http://www.corallisegreti.org/

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