[Comunicato stampa di NoScorie Trisaia]

Ora è il turno dei cittadini di Marconia.Qui l’antenna è vicina ad una scuola materna. Per chi lo ignora le radiazioni elettromagnetiche provocano danni alle cellule cerebrali e leucemie, e non a caso quelli più esposti sono i bambini. Noscorie ha segnalato mesi fa il caso di Policoro. Nei pressi della scuola elementare Lorenzo Milani, in Via Puglia a Policoro, ad una distanza di circa 50 metri compare all’improvviso, come un fungo, un grosso camino a doppia canna di oltre tre metri. Non è un camino comune, è alto e ingombrante perché al suo interno nasconde delle antenne per la telefonia mobile del tipo Umts (per intenderci: i videotelefoninini).

La passata Amministrazione Comunale di Policoro ha autorizzato e concesso l’ennesima l’installazione di una potente antenna telefonica che emana, nostro malgrado, radiazioni elettromagnetiche su abitazioni e nei pressi di una scuola elementare. La società telefonica, proprietaria della concessione, in ottica di falsa trasparenza ed al fine di non suscitare allarmi sulla stessa popolazione, ha mascherato la potente antenna con un falso camino.

Il Comune di Policoro costringe gli ignari cittadini a subire l’inquinamento elettromagnetico, in assenza di un regolamento di delocalizzazione condiviso, che prevede l’allontanamento delle antenne telefoniche dai centri abitati e dalle abitazioni o l’utilizzo di microcelle a basso impatto elettromagnetico. La Regione Basilicata, dal canto suo, non ha ancora istituito il catasto delle antenne ed a nulla sono servite le dimostranze di tanti cittadini, in tutti i comuni.

L’esperienza del camino a Policoro non è nuova; distante sempre circa 80 metri dallo stesso plesso scolastico e precisamente sulla Piazza Roma esiste un’altra antenna telefonica, sempre mascherata da camino, e in Via Sinisi, in prossimità della scuola elementare di Via Dante (la Giovanni Paolo II), esiste una terza antenna, sempre mascherata da camino. La scuola elementare Lorenzo Milani e la Giovanni Paolo II hanno, quindi, in totale tre antenne telefoniche che emanano onde elettromagnetiche sugli inconsapevoli scolari e sugli insegnanti.

L’Arpab dovrebbe spiegare se e perché ha autorizzato tre antenne(mascherate da camini) vicine tra loro 150 mt che emanano onde potenzialmente nocive su due scuole elementari. Ormai tutti conoscono il businnes che esiste dietro l’installazione di queste antenne, migliaia d’euro l’anno (fino a 15.000 euro) che, con contratti che vanno fino a nove anni, saranno elargiti dalla società telefonica al proprietario del suolo dove è installata l’antenna, in barba ai cittadini che dovranno sorbirsi le radiazioni elettromagnetiche e che vedranno deprezzare il proprio immobile per la presenza, nelle vicinanze, dell’antenna.Il comune che non ha emanato il piano di delocalizzazione (che dovrà, in ogni modo, essere discusso con i cittadini) ci deve spiegare con che criterio concede le licenze e, soprattutto a chi? Quanto accade è assurdo e viola la libertà e il diritto alla salute dei cittadini.

Siamo ormai in presenza di una vera e propria lobby delle antenne che con la regolamentazione nazionale che favorisce le società telefoniche , la compiacenza dei sindaci di turno e l’immobilismo regionale permette di realizzare piccoli ed indecenti affari (circa 15000 euro ad antenna) con qualche privato o impresa a danno di una intera collettività. Cogliamo l’occasione per invitare il nuovo sindaco di Policoro Serafino Di Sanza e tutti gli altri sindaci della Basilicata a prendere urgenti provvedimenti in materia, come l’allontanamento delle antenne e delle loro radiazioni dalle teste degli scolari, la settimana prossima non a caso inizieranno le lezioni scolastiche. Rimedino realizzare i piani dei delocalizzazione e a spostare le antenne che avrebbero dovuto prevedere distanze dalle abitazioni non meno di 400 metri e l’utilizzo di microcelle per ridurre l’impatto elettromagnetico sull’ambiente.Nessuno segua l’esempio di Pisticci e Lagonegro dove i sindaci hanno fatto montare le antenne telefoniche sui municipi per recuperare qualche spicciolo. Invitiamo i cittadini a boicottare come forma di protesta tutte le attività commerciali e di impresa dei proprietari del suolo e dell’edificio dove sono allocate le antenne telefoniche inquinanti, come alberghi, negozi, supermercati, uffici e quant’altro.

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