Organizzazione della cultura in funzione della fruizione infantile. Campo di indagine della sociologia dell’arte sono le relazioni individuali tra i contenuti e le forme dei diversi generi e tipi di opere d’arte. L’opera d’arte può esser utilmente concepita come un sistema di segni-simboli a più dimensioni, veicolato da supporti materiali (pittura e scultura) o corporali (danza) o sonori (musica) o da varie combinazioni di questi (teatro, opera). Nessun’altra classe di sistemi di segni-simbolo possiede congiuntamente gli stessi caratteri. Nell’accordo-quadro siglato nel 1998 dal Ministero dell’Istruzione e dal Ministero dei Beni Culturali si sottolinea l’importanza dell’esperienza didattica museale. Il diritto alla conoscenza è presente nella Carta dei diritti del bambino sancita dall’Onu, che indica la necessità di strutture per l’infanzia progettate per i bambini in modo adeguato alle loro esigenze e al loro livello di conoscenza. Particolarmente interessante è il Museo per i Bambini, che si occupa in modo specifico del rapporto tra arte e infanzia. Di seguito viene riportato il panorama internazionale dei principali Children’s Museums.
Il primo Children’s Museum è sorto a Brooklyn; quello di Indianapolis è attualmente considerato il più grande al mondo, con i suoi 15.000 mq di percorso museale. Negli ultimi 5 anni ne sono stati aperti altri 60. Nei prossimi anni è prevista l’apertura di oltre 100 nuovi Children’s Museums. In Usa i più importanti per grandezza e per popolarità sono i Children’s Museum di Boston, Houston, Manhattan, Philadelphia, Seattle e Indianapolis. Appartengono tutti all’associazione A.Y.M. – Association of Youth Museums. In Europa la prima struttura interamente dedicata ai bambini è la Cité des Enfants, nata a Parigi nel 1988, all’interno della Villette, la Cité des Sciences et des Industries. Il più importante e il più grande Children’s Museum europeo è Eureka con i suoi 4.500mq. Sorto nel 1992 ad Halifax nello Yorkshire, a tre ore da Londra, accoglie più di 300.000 visitatori all’anno ed ha vinto diversi premi in Inghilterra per il Design, l’Architettura e il Turismo. Hands On Europe è l’associazione che raggruppa la rete dei Children’s Museums europei.
In Italia i musei dei bambini sono relativamente recenti e sono Explora a Roma, l’Officina dei Piccoli a Napoli, all’interno della Città della Scienza e la Città dei Bambini a Genova, nel complesso dell’Acquario. Sono in fase di progettazione quelli di Milano, Palermo, Venezia, Reggio Emilia. I musei dei bambini pongono gli utenti al centro dell’attenzione. L’interattività e la compartecipazione dei bambini sono le componenti fondamentali del museo-evento; esse sviluppano un percorso esperienziale in cui i bambini, usando il linguaggio della cultura, ne comprendono gli elementi. Il coinvolgimento sempre più attivo nella fruizione del patrimonio culturale ha l’obiettivo di integrare i compiti assolti dalla scuola. Si tratta di un’opportunità da non sottovalutare, cui i musei danno risposte sempre più puntuali: nei programmi sono proposte spesso attività rivolte a bambini che vogliano avvicinarsi al mondo dell’arte e della scienza, in modo piacevole e divertente. In questo senso, i Musei dei Bambini o Children’s Museums assumono una connotazione positiva ed evolvono verso un modello di struttura organizzata a misura di bambino. Va detto che in Italia, come all’estero, oltre alla presenza dei Musei dei Bambini, ogni istituzione-museo dispone di un dipartimento educativo-didattico che si propone, attraverso idonei progetti, di promuovere la partecipazione di studenti di tutte l’età. Esempio significativo di questo impianto organizzativo è lo sforzo promosso dal Servizio Didattico del Polo Museale Romano che nel 2004 ha coinvolto, con incontri presso la Galleria Borghese e altri musei del Polo, circa 2.600 studenti, soprattutto delle scuole elementari. L’organizzazione della cultura si articola anche in una complessa rete di associazioni che propongono attività di laboratorio, quali opportunità di approfondimento della conoscenza della storia per i soggetti in età scolastica. Un esempio interessante è il progetto “Iter ad Fontes” per l’insegnamento facoltativo del latino e la conoscenza della cultura classica antica. Il progetto ha coinvolto gli alunni della scuola media Michelangelo Schipa di Napoli, iscritti all’anno scolastico 2004-2005. L’obiettivo del progetto è stato quello di stimolare gli studenti allo studio facoltativo del latino, affinché esso sia percepito come veicolo per la conoscenza antropologica dei modi di vivere e di pensare, degli usi e dei linguaggi degli antichi popoli italici. L’attività si è svolta mediante un programma di lezioni in classe, visite guidate, attività di conoscenza e approfondimento di argomenti specifici, culminate nella partecipazione alla manifestazione “Maggio dei Monumenti 2005” del Comune di Napoli e alla “Settimana della Cultura 2005” del Ministero dei Beni Culturali. In questa ultima attività, svolta in collaborazione con il Servizio Educativo della Soprintendenza Archeologica di Napoli e Caserta, i ragazzi della scuola, grazie alla preparazione conseguita, sono stati in grado di accompagnare il pubblico a visitare le sale del Museo Archeologico Nazionale di Napoli nei giorni 21-22 aprile e alla visita della mostra “Cibi e sapori dell’area vesuviana” sul tema dell’alimentazione in epoca romana.
Mediazione della scuola e della televisione. L’educazione e la formazione sono compiti di interesse pubblico. Sono forze propulsive capaci di concorrere al cambiamento della nostra società. La qualità dell’educazione determina la qualità della formazione nella vita di un uomo. Oggi, fortunatamente, è meno netta che in passato la separazione dei tempi dedicati al lavoro, al tempo libero e alla formazione: sempre più spesso si realizzano occasioni formative non solo nei contesti preposti alla formazione, ma anche durante il tempo libero. Esiste la consapevolezza che l’educazione non è circoscritta ad un determinato contesto o ad una limitata fase della vita. Anche la scuola si sta innovando grazie a nuovi strumenti: teatro, musica, audiovisivi, informatica, costituiscono un supporto ormai insostituibile per l’attività didattica. Per questo, accanto ai servizi tradizionali come la scuola dell’obbligo, occorrerà pensare ad un’erogazione flessibile di servizi, in grado di allargare le occasioni di socializzazione dei bambini. Nel sistema educativo non rientrano, quindi, solamente le agenzie di istruzione (scuola primaria, secondaria ed universitaria), ma tutte quelle agenzie capaci di trasmettere competenze utili, fornendo occasioni di incontro e attività diversificate.
Il ruolo della scuola dell’obbligo è quello di avvicinare sempre più il bambino-allievo al mondo della cultura. Essa dovrà, in armonia ed equilibrio con le altre istituzioni culturali, favorire il coinvolgimento emotivo del bambino nella vita culturale. Si stimolerà la volontà di apprendimento del bambino veicolandola, attraverso strumenti didattici, al mondo della cultura. L’esperienza didattica consiglia scelte metodologiche che permettano di associare le immagini alle nozioni studiate: infatti, la semplice lettura mnemonica di una pagina di testo da sola può non bastare all’interiorizzazione del messaggio.
Dinamiche relazionali tra la scuola e la televisione come fattore della mediazione culturale. L’influenza televisiva sui giovanissimi appare ancora fonte di preoccupazione per le caratteristiche del mezzo e per il suo fortissimo impatto sul pubblico infantile. L’istituzione scolastica, infatti, non può più competere con il fascino mediatico televisivo e le tentazioni televisive vengono sempre più spesso segnalate come fenomeni di disturbo del processo di apprendimento: sia in termini di sottrazione del tempo da dedicare allo studio domestico, sia in termini di limitazione della creatività e della capacità di essere soggetti attivi della fruizione. Esistono d’altra parte occasioni in cui tra scuola e televisione non si instaura conflittualità, ma, al contrario, una sorta di interazione. Basti pensare ai numerosi programmi televisivi creati con la collaborazione di esperti dell’informazione culturale.

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