Uno sguardo sul 2005. I primi dati disponibili del 2005, diffusi della Federalberghi-Confturismo, relativi al periodo da gennaio a settembre, elaborati su un campione di 1.109 alberghi appartenenti a tutte le categorie ed ubicati sull’intero territorio nazionale, sembrano confermare una situazione di stagnazione del turismo. Da un lato i pernottamenti alberghieri degli italiani diminuiscono di quasi 1 milione rispetto al corrispondente periodo del 2004 (-0,8%), mentre quelli degli stranieri aumentano di circa 600 mila (+0,7%), determinando quindi una diminuzione effettiva dello 0,2% sul totale dei pernottamenti. In particolare i primi hanno fatto registrare 116 milioni di pernottamenti rispetto ai 117 milioni dello stesso periodo dell’anno scorso, mentre i secondi si sono attestati sugli 82,1 milioni di pernottamenti contro gli 81,5 milioni del 2004.
È stato il turismo delle località situate sui laghi a far segnare l’unico incremento interessante con un +1,6% di pernottamenti alberghieri, prodotto soprattutto dall’aumento delle presenze degli italiani (+4,8%) e in misura minima da quelle degli stranieri (+0,3%). Seguono le località termali, con un +0,4%, dovuto ad un +2% di italiani e ad un -2,2% di stranieri. Hanno tenuto le località balneari, facendo registrare un modesto -0,1%, frutto di un +1,5% di presenze degli italiani ed un -3,3% di quelle straniere. Le città d’affari hanno chiuso i primi nove mesi con una diminuzione dei pernottamenti pari allo 0,2%, determinato da un +0,5% di presenze italiane e da un -1,9% di presenze straniere. Le città d’arte minori e maggiori hanno anch’esse registrato un piccolo calo dello 0,2%, dovuto soprattutto a una vistosa diminuzione degli italiani (-8,6%), e a un altrettanto vistoso incremento (+6,1% ) delle presenze degli stranieri, a riconferma del fatto che i turisti stranieri sono attratti soprattutto dal patrimonio culturale del Bel Paese. Infine, le località montane hanno registrato una flessione maggiore (-1,7%), dovuta ad una diminuzione delle presenze italiane del 2,5% e ad un calo delle presenze straniere dello 0,6%.
I dati sul turismo in Italia. Il Wto continua a penalizzare l’Italia in quanto parla di arrivi di turisti internazionali alle frontiere, invece l’Istat, più correttamente, parla di arrivi negli alberghi, con il risultato che il Wto registra un calo degli arrivi del 6,1% tra il 2001 e il 2004 (da 39,5 a 37,1 milioni), mentre secondo l’Istat si sarebbe verificato un aumento del 2,5%, con un incremento dei i turisti internazionali da 35,8 milioni nel 2001 a 36,7 nel 2004. La riprova della correttezza del dato Istat è testimoniata dalla crescita, nel periodo considerato, dell’apporto valutario in dollari Usa a prezzi correnti del 38,4% in Italia, salito da 25,8 miliardi del 2001 a 35,7 miliardi del 2004, mentre, sempre secondo il Wto, in Europa, a fronte di un aumento dei turisti internazionali del 7%, passati da 388 a 415 milioni, si sarebbe verificato un incremento del loro apporto valutario di appena il 10,3% (passato da 295,7 miliardi nel 2001 a 326 miliardi nel 2004.
Per quanto riguarda le presenze alberghiere nei paesi dell’Unione europea, nel 2002 l’Italia, con 97 milioni 837 mila 167 presenze di turisti internazionali, si posiziona al secondo posto, subito dopo la Spagna (che ne ha registrato 135 milioni 836 mila e 385), e prima della Francia (77 milioni 601 mila e 970 presenze). Anche nel 2003 la Spagna si colloca in testa alla graduatoria, con 136 milioni 865mila e 487 presenze, seguita dall’Italia (99 milioni 934mila e 636 presenze) e dalla Francia (69 milioni 323mila 496 presenze).
Confrontando i dati riguardanti gli arrivi alle frontiere e l’apporto valutario dei turisti internazionali, secondo il Wto, la Francia nel 2004 sarebbe stato il paese più visitato al mondo, con 75,1 milioni di turisti, precedendo nella classifica la Spagna (53,6 milioni), gli Usa (46,1 milioni), la Cina (41,8 milioni) e l’Italia, al quinto posto con 37,1 milioni di turisti (ovvero il 50,6% in meno rispetto alla Francia). Questa classifica viene completamente ribaltata dagli introiti valutari, che vedono in testa gli Usa con 74,5 miliardi di dollari, seguiti dalla Spagna (45,2 miliardi di dollari), mentre la Francia si piazza al terzo posto con 40,8 miliardi e l’Italia al quarto con 35,7 miliardi (-12,5% rispetto alla Francia), seguita da Germania (27,7 miliardi), Gran Bretagna (27,3) e Cina (25,7 miliardi di introiti).
La competitività dei prezzi del nostro sistema turistico-produttivo. Sul piano dei prezzi l’Italia è poco competitiva. Il paese con l’offerta turistica più competitiva della sponda sud del Mediterraneo è la Tunisia che, con un indice di 90,68, precede nell’ordine l’Egitto (87,09), la Turchia (84,77) e il Marocco (78,69).
Il Bel Paese comunque, stando ai dati del Wttc, occuperebbe la 17a posizione fra i paesi al mondo più cari per il prezzo medio di una camera d’albergo per notte (123,08 $ Usa), contro la 21a posizione della Grecia, dove il prezzo medio di una camera sarebbe di 118,72 $, la 45a della Spagna (102,88 $ per una camera) e la 56a posizione della Francia, dove il prezzo medio di una camera sarebbe di 97,67 $, tanto per fare i confronti con i tre più importanti e diretti concorrenti.
Fra i 25 paesi dell’Unione europea, solo la Svezia (13° posto fra i paesi più cari al mondo) avrebbe tariffe alberghiere mediamente più care di quelle (136,33 $), mentre la Slovenia, con il suo 140° posto al mondo e i 46,68 dollari del prezzo di una camera, sarebbe la più conveniente. Tra le principali destinazioni turistiche della sponda africana del Mediterraneo, la Tunisia è la meta più competitiva (124° posto al mondo), con un prezzo medio per una camera di 61,36 $, seguita dall’Egitto (121° posto e 62,94 $ per camera), e dalla Turchia (113° posto e 69,64 $ per camera). In concreto, una camera per notte in Tunisia costerebbe in media il 50% in meno che in Italia.
Gli elevati prezzi italiani sono in parte da attribuire all’alto costo del lavoro e dell’energia, che sono i più alti d’Europa (gasolio, elettricità), e all’Iva, che ha un’aliquota maggiore rispetto a quella applicata per esempio in Francia, Spagna, Grecia, Portogallo.
Sul piano più generale relativo agli indicatori della competitività dei prezzi del turismo l’Italia, con un indice di 47,06, precede (è cioè meno competitiva) la Francia (51,34), la Spagna (54,28) e la Grecia (54,41), che risulta così essere la più conveniente fra questi quattro paesi. La classifica dei paesi meno competitivi dell’Unione europea è guidata dalla Norvegia che, con un indicatore di 26,40, è il paese più caro, seguita dalla Svezia (32,30), dalla Danimarca (36,89), dalla Gran Bretagna (37,27), dall’Olanda (44,74) e dalla Finlandia (45,68). Sarebbero più convenienti dell’Italia, oltre a Francia, Spagna e Grecia, tutti gli altri paesi Ue, in primo luogo la Slovenia, con un indicatore di 80,88, seguita dall’Estonia (80,61), dalla Lettonia (76,67) e da Malta (74,90).
La competitività dell’offerta ricettiva. Pur essendo l’Italia il paese leader in Europa per numero di posti letto negli alberghi e nelle strutture similari (1.969.495), la media dei posti letto per struttura (58,82) risulta essere inferiore a quella della Francia (66,23), della Grecia (72,79) e della Spagna (84,89), nostri più diretti concorrenti.
Da notare, però, che nel settore degli esercizi complementari (campeggi, alloggi in affitto, B&B, agriturismi ecc.) in Italia non vengono conteggiati (in quanto facenti parte del sommerso) le 2.978.375 abitazioni per vacanza di cui parla un recente studio di Mercury (2005), per cui ai 2.189.126 letti classificati e censiti ufficialmente bisognerebbe aggiungere altri 12 milioni circa di posti letto, che porterebbero l’offerta ricettiva alla cifra record di oltre 16 milioni di posti letto.
Dinamiche della bilancia turistica negli ultimi dieci anni (1995/2004). Le esportazioni (Cinr-Consumi in Italia dei non residenti), pur essendo passate, in valori a prezzi correnti, da 24.175 milioni di euro nel 1995 a 28.755 nel 2004 (+19%), a prezzi costanti, prendendo come numero indice il 1995, avrebbero determinato un calo del 5% in termini di valore effettivo. Contemporaneamente le importazioni (Ceri-Consumi all’estero dei residenti in Italia) sono salite, in valori a prezzi correnti, da 12.533 milioni di euro a 17.807, con un aumento nominale del 42% che, ricondotto a valori costanti 1995, ottenuti “deflazionandoli” in base agli indici dei prezzi al consumo dei vari paesi di destinazione delle vacanze degli italiani, segnerebbe un aumento effettivo del 23% del valore delle importazioni.
Il saldo nominale della bilancia turistica è dunque diminuito del 6% – passando da 11.641 milioni nel 1995 a 10.948 milioni nel 2004 – mentre quello effettivo a valori costanti 1995 ha registrato un decremento del 35% scendendo, nell’arco di tempo considerato, da 11.641 milioni a 7.584 milioni.
La bilancia turistica dei primi nove mesi del 2005. L’Ufficio Italiano Cambi (Uic) evidenzia, per il periodo gennaio/settembre 2005, un calo della spesa degli stranieri dello 0,4% rispetto al corrispondente periodo del 2004, a fronte di un forte incremento (+12%) delle spese dei turisti italiani per viaggi all’estero, salite da 13.237 milioni di euro del 2004 a 14.822 milioni nel 2005. Ciò ha determinato un saldo attivo di 8.811 milioni nel 2005 contro i 10.495 del 2004, con una diminuzione quindi del 16%. In sostanza si conferma sempre più marcata l’esterofilia degli italiani nell’effettuare le loro vacanze, giustificata peraltro dalla scarsa competitività del fattore prezzo della nostra offerta turistica rispetto a quella dei paesi soprattutto emergenti, ricchi peraltro di grande fascino.

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