L’Eurispes ha realizzato un sondaggio sulla soddisfazione generata dal lavoro, condotto nel periodo tra il 22 dicembre 2005 e il 5 gennaio 2006 su un campione di 1.070 intervistati, rappresentativo della popolazione italiana.
Rispetto al settore di impiego, si evidenzia la maggior presenza di interpellati che lavorano nella Pubblica amministrazione (26,6%), seguiti da coloro (21,6%) che prestano la loro opera nel comparto dei servizi alle imprese/persone e dagli addetti (20,4%) ad agricoltura/costruzioni/industria/artigianato. Il 13,3% del campione dichiara di essere impiegato nella sanità o nel settore dell’istruzione, mentre una percentuale leggermente inferiore (11,6%) opera nel commercio/alberghi/ristorazione e il 4,3% risulta impiegato nel comparto dei servizi tecnologici e informatici. Risultano più contenute le quote di addetti presso altri settori occupazionali (1,2% servizi per la cultura ed il tempo libero; 0,5% Ricerca e Sviluppo).
Il 72,7%% del campione vanta una notevole esperienza professionale (lavora, infatti, da oltre 10 anni), mentre circa un intervistato su dieci (11,6%) dichiara di lavorare da un periodo di tempo compreso tra i 7 e i 10 anni. Il 9% lavora invece da un periodo compreso tra i 4 e i 6 anni. Le restanti componenti sono entrate recentemente nel mondo del lavoro: da meno di un anno nell’1% dei casi, da 1 a 3 anni nel 5,7% e da 4 a 6 anni nel 9%. Per quanto riguarda la tipologia di lavoro svolto, nella quasi totalità dei casi (85%) si tratta di un impegno full time, mentre nel 15% dei casi si tratta di un part time.
La componente più consistente (40%) del campione afferma di lavorare mediamente dalle 37 alle 40 ore settimanali, il 23,4% non supera le 36 ore e il 23,1% risulta impiegato per un arco temporale che varia dalle 10 alle 24 ore. All’estremo opposto, il 13,5% degli intervistati lavora oltre 41 ore settimanali.
I fattori più importanti nel lavoro vedono, secondo gli intervistati, al primo posto i rapporti umani (51,5%), seguiti dalla stabilità contrattuale che si colloca al secondo posto (registrando il 47,5%) e, al terzo posto, dal livello retributivo (39,2%). La flessibilità lavorativa e la vicinanza del luogo di lavoro si attestano su valori simili, pari rispettivamente al 12,4% e al 12,1% e, subito dopo viene indicata la possibilità di fare carriera (10,5%).
Registrano percentuali più modeste altri aspetti, quali: la creatività (7,8%), la corrispondenza con la formazione (2,9%), la possibilità di viaggiare (1,9%) ed il comfort degli spazi di lavoro (1,4%).
Gli uomini attribuiscono maggiore importanza alla stabilità contrattuale (51,1% contro il 43% delle donne) e al livello retributivo (44,3% contro il 32,8% delle donne), mentre le donne pongono l’accento soprattutto sui rapporti umani (il 60,2% contro il 44,7% degli uomini).
Il giudizio relativo alla soddisfazione per il proprio lavoro da parte degli intervistati è abbastanza positivo: primeggiano gli ottimi rapporti con i colleghi (il 93,3% si dichiara abbastanza o molto soddisfatto), l’appagamento per gli orari e i carichi di lavoro (rispettivamente l’86,5% e l’84,8% risponde abbastanza/molto soddisfatto), l’apprezzamento per l’ambiente fisico, i rapporti con i superiori e l’organizzazione del lavoro (rispettivamente il 78,1%, il 74,3% e il 72,9% risponde abbastanza/molto soddisfatto). Pur prevalendo gli elementi positivi, non bisogna sottovalutare il 26,1% degli interpellati che si dice per niente o poco soddisfatto dell’organizzazione del lavoro e il 21,9% che denuncia un ambiente fisico poco o per niente confortevole. Gli intervistati manifestano malessere quando si parla della retribuzione (il 34,7% è poco o per niente soddisfatto, a fronte del 65,1% che esprime parere positivo), delle opportunità di carriera (il 40,6% è poco o per niente soddisfatto) e della possibilità di viaggiare (il 65,8% esprime il proprio disappunto). La forma contrattuale attuale non soddisfa nel 27,1% dei casi, mentre è di parere opposto il 66,5% degli intervistati.
Emerge in particolare una maggiore insoddisfazione dei residenti nel Sud per quasi tutti i diversi aspetti legati al lavoro, ad eccezione della possibilità di viaggiare che scontenta prevalentemente gli intervistati del Centro (il 73,8% è poco o per niente soddisfatto).
Gli abitanti delle Isole risultano maggiormente delusi, rispetto ai connazionali, dalla retribuzione (il 57,9% è poco o per niente soddisfatto), i rapporti con i superiori (il 36,8% è poco o per niente soddisfatto, a fronte della media nazionale del 18,5%), dai carichi di lavoro (26,3%), dalla forma contrattuale (36,8%), dagli orari di lavoro (26,3%) e dall’organizzazione del lavoro (31,6%). Nel Sud si registra un grado di insoddisfazione più elevato rispetto al dato medio nazionale in merito a: rapporti con i colleghi (l’8,8% a fronte del 4% della media nazionale), all’opportunità di carriera (il 50,5% contro il 40,6% nazionale) e all’ambiente di lavoro (30,8% contro 21,9%).
Tipologia contrattuale e soddisfazione per il proprio lavoro. I lavoratori atipici manifestano una maggiore insofferenza per quanto riguarda il livello retributivo (il 64% è poco/per niente soddisfatto), i rapporti con i colleghi e con i superiori (rispettivamente il 16% e il 24%), i carichi di lavoro (16%, mentre lo scontento è leggermente più contenuto tra i lavoratori subordinati a tempo indeterminato, essendo pari al 15,8%), le opportunità di carriera (60%) e naturalmente la forma contrattuale (56%), che non è giudicata positivamente neppure dai lavoratori a tempo determinato (51,7%). Questi ultimi pongono l’accento anche sulla possibilità di viaggiare (il 76,7% si dichiara insoddisfatto).
Al contrario, i lavoratori con contratti subordinati a tempo indeteminato, godendo di determinate garanzie contrattuali e di tutele previdenziali e sindacali, focalizzano la loro criticità su altri aspetti, quali: l’ambiente di lavoro (insoddisfacente per il 24,6% degli intervistati), le opportunità di viaggiare (69,7%) e l’organizzazione del lavoro (31,3%). Per quanto riguarda gli orari di lavoro, il livello di insoddisfazione maggiore si rileva tra i lavoratori con partita Iva (23,1%), probabilmente sottoposti a ritmi frenetici, e con minore intensità tra i lavoratori atipici (8%).
Fattori positivi ed elementi di criticità. La possibilità di imparare cose nuove grazie al proprio lavoro è costante nel 21,1% dei casi, ma è completamente assente nel 12,4%; il 53,7% degli intervistati non svolge mai mansioni monotone, ma l’8,1% ha sempre questo problema; il 53,4% del campione non gode di autonomia nel proprio lavoro (non può mai prendere decisioni importanti il 25,4% degli intervistati e solo qualche volta il 28% di essi). Le scadenze incombono nell’attività lavorativa degli intervistati in maniera incessante per l’11,6% del campione e abbastanza frequentemente nel 23,3% dei casi; al contrario, lavora in assoluta tranquillità circa un intervistato su tre (36,8%). La maggioranza degli interpellati non lamenta condizioni lavorative pesanti; infatti, il 47% afferma di non lavorare mai in situazioni logoranti dal punto di vista fisico e il 27,1% non subisce pressioni psicologiche. Tuttavia non si possono ignorare quelli che denunciano un clima lavorativo costantemente faticoso sia dal punto di vista fisico (7,9%), sia dal punto di vista psicologico (9,6%). La componente più elevata del campione (33,7%) afferma di non poter godere di un orario di lavoro flessibile; al contrario l’elasticità rappresenta un elemento presente nella realtà lavorativa del 18,2% degli intervistati ed è abbastanza frequente nel 22,8% dei casi. Una quota elevatissima di intervistati (62,9%) afferma di ricoprire un ruolo rispondente alle sue competenze, ma circa un lavoratore su 10 (10,7%) si sente sottoimpiegato. Similmente il 10,9% degli interpellati afferma di ricevere sempre la retribuzione in modo irregolare, il 6,2% spesso e il 12,6% qualche volta, mentre il 62,9% del campione può contare su una cadenza regolare dei pagamenti. Oltre la metà del campione (57%) afferma di non dover lavorare durante i giorni festivi, mentre gli altri sono costretti a lavorare anche durante le festività: qualche volta nel 23,5% dei casi, più frequentemente nel 10,7% e sempre nell’8,8%. Per quanto riguarda lo stress, il 29% degli intervistati afferma di non subire questa forma di frustrazione lavorativa, mentre ben il 44,4% denuncia rari episodi, il 17,6% di essi è spesso stressato e l’8,3% afferma di lavorare sempre sotto tensione.
La presenza di situazioni lavorative condizionate dallo stress risulta diffusa in maniera simile sia tra coloro che hanno un contratto subordinato (il 10% degli intervistati a tempo determinato, il 9,2% a tempo indeterminato) che atipico (8%), mentre mostrano un livello di stress leggermente più contenuto i lavoratori con partita Iva (il 26,9% afferma di essere spesso e l’1,9% sempre), forse per le opportunità di gestire autonomamente il proprio lavoro e, quindi, tempi e scadenze.
Tra i motivi che procurano stress ai lavoratori intervistati, emerge con forza l’entità dei carichi di lavoro (61,9%), seguiti dalle scadenze e pressioni sui tempi (56,9%). Tra le relazioni umane che si instaurano nell’ambito lavorativo, provocano maggiori stress i rapporti con i clienti/fornitori (35,8%) e con i superiori (28,1%), mentre i rapporti con i colleghi generano minore nervosismo (22,4%). Al quarto posto tra i fattori di stress si colloca il pendolarismo (30,4%), fenomeno che ogni giorno coinvolge milioni di persone che si spostano da casa al lavoro. Circa un intervistato su quattro (24,4%) denuncia come fonte di stress il timore di perdere il proprio posto di lavoro e una pecentuale simile (23,7%) afferma di nutrire paure legate alla scarsa tutela dei diritti del lavoratore (diritto di sciopero, iscrizione al sindacato, ecc.). Procurano un livello di ansia molto simile la rigidità degli orari di lavoro (22,4%) e la scarsa tutela previdenziale e assicurativa (20,4%). Si colloca all’ultimo posto della graduatoria, tra i fattori di stress lavorativo, l’irregolarità nei pagamenti che registra il 18,7% delle risposte.
Ancora una volta, la tipologia contrattuale influenza le risposte relative alle cause di stress professionale. Infatti i lavoratori con contratto atipico risentono maggiormente dell’incertezza del proprio posto di lavoro (87,5%), della scarsa copertura previdenziale e della esigua tutela dei diritti del lavoratore (rispettivamente il 50% e il 62,5% di essi). I liberi professionisti con partita Iva mostrano una maggiore frustrazione per le scadenze impellenti (63,4%) e per l’irregolarità dei pagamenti. I lavoratori subordinati, con contratto a tempo indeterminato, individuano una maggiore frustrazione nei carichi di lavoro (67,5%), mentre i lavoratori subordinati a tempo determinato non denunciano particolari situazioni di stress, come mostrano i valori percentuali sempre inferiori alla media.
Alla domanda, “Sarebbe disposto a ridurre l’orario di lavoro (guadagnando meno) per avere maggior tempo a disposizione” una quota elevata di intervistati risponde drasticamente in modo negativo (45,4%). Tra coloro che rifiutano la proposta, un intervistato su 4 (esattamente il 22,1%) afferma di non poterselo permettere. Da notare, comunque, che complessivamente il 30,6% del campione sarebbe disposto a ridurre l’orario di lavoro per avere maggior tempo libero: il 15,7% vorrebbe valutare l’entità dello stipendio e il 15,9% non avrebbe remore di alcun tipo nell’accettare tale proposta.

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