La medicina alternativa in Italia. Nel nostro Paese non esistono leggi nazionali che regolano il ricorso alla medicina non convenzionale, anche se nel 1999 è stata approvata una legge che la favorisce come forma di integrazione delle prestazioni sanitarie tradizionali, prevedendo l’introduzione di fondi integrativi per il potenziamento dell’erogazione delle cure alternative. In ogni caso, già nel 1997 la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri aveva istituito una Commissione per le pratiche non convenzionali sollecitando gli Ordini provinciali a regolamentare tali prassi. Pertanto i vari Ordini hanno istituito i registri degli operatori delle medicine alternative. Attualmente è ancora in discussione alla Camera il decreto di attuazione della direttiva europea 2001/83 che stabilisce le norme che regolano, presso gli Stati membri l’uso, il consumo, la produzione e la sperimentazione dei farmaci. Tale decreto, però, non raccoglie consensi presso i fautori delle medicine non convenzionali che temono il ritiro dal mercato di una quantità considerevole di medicinali omeopatici. Esso, infatti, prevede che i medicinali omeopatici possano essere utilizzati e commercializzati solo dopo aver superato le stesse fasi sperimentali a cui sono sottoposti i farmaci allopatici. Ma i farmaci non convenzionali, però, se vengono sottoposti alle stesse tecniche di sperimentazione necessarie per i farmaci allopatici, potrebbero risultare inefficaci sia perché hanno una composizione diversa rispetto a quelli tradizionali sia perché subiscono un processo di altissima diluizione.
Esistono, però, in proposito leggi regionali come quelle emanate dalla Toscana e dal Piemonte. Il Piemonte con la legge n.25 del 24 ottobre 2002 ha istituito una Commissione regionale permanente per le pratiche terapeutiche e le discipline non convenzionali ed un registro regionale degli operatori che le realizzano. La Toscana approvando la legge n.72 del 1998 ha rimesso al Piano Sanitario Regionale il compito di stabilire gli strumenti necessari per l’introduzione delle medicine non convenzionali come supporto alle cure tradizionali. Ma, anche laddove non esiste una legge specifica, sono state realizzate diverse iniziative a favore della medicina non convenzionale. In Emilia Romagna è stato istituito un Osservatorio regionale per le medicine non convenzionali. In Umbria il Piano sanitario 2003-2005 prevede una sinergia organizzativa e funzionale per quanto riguarda i sevizi specialistici territoriali da parte degli esperti della medicina tradizionale e di quella alternativa. La Regione Campania ha istituito un «fondo per lo sviluppo della ricerca e per sostenere le esperienze delle AA.SS.LL. e delle strutture private già operanti sul territorio regionale per quanto attiene la medicina non convenzionale». La Lombardia, partendo dal presupposto che il ricorso alla medicina non convenzionale possa ridurre i costi del Servizio sanitario, ha approvato una serie di progetti collegati a questo nuovo modo di curarsi. La Toscana, dopo aver istituito una Commissione regionale per le medicine non convenzionali, ha promosso e finanziato diversi studi, ricerche e sperimentazioni per valutare l’efficacia della cura alternativa. La Regione ha anche finanziato una serie di progetti di Aziende sanitarie toscane per iniziare e consolidare attività pubbliche di medicina alternativa. L’impegno profuso dalla Regione a favore delle medicine non convenzionali ha comportato una forte diffusione di queste pratiche all’interno del Sistema Sanitario Regionale (SSR). Con il Piano sanitario 2005-2007 sono state definitivamente inserite nel SSR le medicine non convenzionali caratterizzate da un livello sufficiente di scientificità ed è stato previsto per queste l’introduzione nei Livelli Essenziali di Assistenza (i cosiddetti LEA regionali). La Toscana è l’unica regione in Italia in cui i medicinali omeopatici sono a carico del Servizio pubblico. Con la legge regionale n.40 del 24 febbraio 2005, inoltre, i rappresentanti delle medicine complementari, per la prima volta, sono entrati a far parte dei Consigli sanitari delle Asl e delle Aziende ospedaliere, in linea con la convinzione da parte della Regione a proseguire per la strada del confronto positivo e del rispetto della sicurezza dei malati riguardo alla medicina alternativa. Infine, la Regione ha intrapreso una campagna informativa per offrire ai cittadini tutte le notizie necessarie per poter usufruire dei servizi di medicina alternativa. La Regione Piemonte, per prima, ha approvato una legge che ha istituito il registro degli operatori delle discipline e delle pratiche alternative, ha regolamentato l’iscrizione ad esso, ha istituito una Commissione permanente e ha fissato delle sanzioni amministrative contro coloro i quali praticano la medicina alternativa senza essere iscritti al registro regionale. Ma questa legge è stata ritenuta illegittima dalla Corte Costituzionale con la sentenza n.424 del 25 novembre 2005: per la Consulta, infatti, le Regioni non hanno il diritto di legiferare sull’individuazione delle figure professionali e l’istituzione di nuovi albi, essendo materia di esclusiva competenza dello Stato. In base ai dati del censimento condotto dal Servizio sanitario della Toscana nei primi mesi del 2005, in Italia risultano 133 centri pubblici di medicina non convenzionale. La Toscana, oltre ad essere la regione che ha intrapreso più iniziative a sostegno di questo tipo di pratiche mediche, registra il numero più elevato di centri pubblici di medicina non convenzionale: 60 strutture che corrispondono, in percentuale, al 45% del totale nazionale. Seguono la Lombardia e l’Emilia Romagna che contano rispettivamente 16 e 12 centri pubblici di medicina alternativa. Il Piemonte, invece, vanta solo 7 strutture pubbliche mentre ben 6 regioni si caratterizzano per l’assenza di queste ultime.
L’omeopatia. Nel mondo sono 300 milioni i pazienti che ricorrono alle cure omeopatiche, di questi 50 milioni vivono in Europa. In Italia fanno ricorso all’omeopatia 11 milioni di persone e, secondo l’Omeoindustria, si tratta prevalentemente di donne laureate appartenenti al ceto medio-alto, residenti al Centro o al Nord e con un’età compresa tra i 33 e i 44 anni. I medici impegnati in questo tipo di cura sono 12.000, le farmacie che vendono i prodotti omeopatici sono oltre 7.000, il fatturato si aggira intorno ai 300 milioni di euro all’anno. La cura omeopatica consiste nella somministrazione di dosi infinitesimali di una sostanza che può essere di origine vegetale, minerale o animale e che, se somministrata in dosi massicce, è capace di provocare nell’uomo sano gli stessi sintomi presenti nel malato. In pratica una parte di sostanza viene diluita in 99 parti di un diluente (nella maggior parte dei casi si tratta di acqua) per poi essere agitata con forza. La diluizione viene ripetuta più volte fino a quando scompare quasi completamente ogni traccia della sostanza originale. Generalmente ci si affida alla medicina omeopatica per curare malattie croniche o ricorrenti oppure alcuni disturbi che la medicina tradizionale non è in grado di diagnosticare. La maggior parte dei pazienti omeopatici, d’altra parte, non ha abbandonato le forme di cura tradizionale. Di solito chi sceglie l’omeopatia lo fa per curare patologie meno gravi come l’emicrania, le allergie, senza tralasciare la possibilità di ricorrere ai farmaci e alle cure tradizionali in casi di problemi fisici molto seri.
La medicina tradizionale cinese. Se si esclude quella convenzionale, la medicina tradizionale cinese è senza ombra di dubbio la più seguita al mondo. Nel corso dei millenni la medicina tradizionale cinese ha sviluppato diverse modalità d’intervento come l’agopuntura, la moxibustione, la fitoterapia cinese, il massaggio cinese, la diagnosi energetica. La moxibustione nasce dalla convinzione che molti disturbi trovano conforto nel sentirsi riscaldati e consiste nella stimolazione dei punti di agopuntura con il calore della moxa (artemisia) bruciata. Trasformata l’artemisia, precedentemente essiccata, in impasto si formano delle palline o coni che, dopo essere stati appoggiati sui punti di agopuntura vengono accesi all’estremità superiore e lasciati lì fino al loro completo spegnimento.Questa terapia è complementare all’agopuntura e, al contrario di quest’ultima, è particolarmente efficace in caso di malattie croniche con metabolismo lento (ad esempio arti freddi, stanchezza, pallore, brividi).Una serie di studi hanno dimostrato l’efficacia della moxibustione in soggetti colpiti da deficit immunitari in quanto questa si è rivelata capace di stimolare le difese immunitarie dell’organismo. La diagnosi energetica esamina i sintomi dei pazienti valorizzando aspetti che la medicina tradizionale ha definitivamente accantonato in seguito all’introduzione delle nuove tecnologie cliniche. Si basa, infatti, sull’esame della lingua, sull’osservazione del colorito, della morfologia generale del corpo e degli arti, delle caratteristiche della voce, del respiro, della tosse e sull’ispezione del viso e degli occhi, oltre che sulla palpazione dei polsi. La fitoterapia permette di curare numerose malattie attraverso l’utilizzo di erbe medicinali e dei suoi derivati. Essa si dimostrata utile per la cura della sindrome ansiosa e depressiva, delle infiammazioni dell’apparato respiratorio e di quello cardiocircolatorio, dei problemi osteoarticolari, delle malattie uro-genitali, delle allergie della pelle. Oltre che per la maggiore quantità di sostanze utilizzate, la fitoterapia cinese si differenzia da quella occidentale per la propensione ad associare diversi rimedi allo scopo di potenziare i benefici e ridurre gli effetti collaterali. Il massaggio cinese è particolarmente indicato per il trattamento delle patologie di tipo muscolo-scheletrico-articolare, per quelle riconducibili allo stress emotivo, per quelle gastroenteriche e per tutti i tipi di patologie che sono di natura soggettiva. Il massaggio, oltre che con le mani, può essere effettuato con i piedi, con i gomiti ed in molti casi è caratterizzato dall’utilizzo di creme, oli e talco in polvere. L’agopuntura è la tecnica della medicina tradizionale cinese più nota. Si basa sull’utilizzo di aghi che vengono infissi nella cute in particolari punti dei meridiani energetici in modo da armonizzare la circolazione energetica dell’organismo. Gli aghi, infatti, penetrando nell’epidermide stimolano le fibre nervose che a loro volta bloccano la trasmissione del dolore.
I fiori di bach. Utilizzati prevalentemente nel campo delle emotività e degli stati d’animo, sono conosciuti come rimedi che curano le emozioni. Il loro fondatore, il dottore Edward Bach, prese spunto dalla convinzione che le malattie rappresentano l’esternazione di stati d’animo negativi come l’ansia, le preoccupazioni, l’impazienza, la paura. Secondo il medico inglese, stati d’animo negativi, infatti, indeboliscono la vitalità dell’individuo rendendo il corpo particolarmente sensibile alle infezioni ed alle malattie. I fiori di Bach sono il risultato di un processo che ha inizio con l’esposizione dei fiori, immersi nell’acqua, al sole. In un arco di tempo che va dalle 2 alle 4 ore il sole trasferisce i princìpi energetici (contenuti nei fiori) all’acqua. A questo punto i fiori vengono estratti dall’acqua e ad essa si aggiunge, come conservante, una certa quantità di alcool. In assenza del sole i fiori vengono bolliti a lungo. Attualmente sono 38 le essenze floreali utilizzate per combattere l’ansia, gli attacchi di panico, la paura, l’indecisione, la solitudine; esse sono divise, in base alle proprietà curative, in 7 categorie a cui va aggiunto un rimedio di emergenza. Tali categorie corrispondono agli stati d’animo da curare: la paura; l’indecisione; la perdita di ogni tipo di interesse; la solitudine; il senso di dipendenza da altri o da influenze esterne; la perdita della speranza; la mancanza di attenzione per il proprio fisico. I fiori di Bach devono essere scelti in modo appropriato a seconda del disturbo emotivo che si vuole contrastare. In Italia nel 2004 sono stati venduti 550mila prodotti (12% in più rispetto al 2003) per un totale di 3 milioni di euro di fatturato. Ricorrono ai fiori di Bach i cittadini di età compresa tra i 25 e i 44 anni; nell’84% dei casi si tratta di donne (Centro documentazione dell’Eurispes).

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