“Il buon senso e l’attaccamento profondo ai valori nazionali e repubblicani degli italiani e dei lucani – ha dichiarato Chiurazzi – hanno permesso di scongiurare la prospettiva di una scuola divisa in un Paese diviso. Gli italiani e i lucani hanno detto inequivocabilmente ‘no’ a un progetto avventuristico e confuso, per ribadire implicitamente la necessità di decentrare i poteri dello Stato e di ammodernare il suo apparato amministrativo e i suoi servizi fondamentali, come l’istruzione, senza rompere l’unità e la coesione nazionale. E’ ora possibile riprendere con serenità, equilibrio e senza fughe in avanti il processo di riforma anche puntando ad un autentico federalismo dell’istruzione e dei saperi, a partire da una conseguente e condivisa attuazione delle innovazioni già introdotte con il d.lgs. 112/98 e con il nuovo ‘titolo V’ della legge costituzionale n. 3 del 2001”. “Già in un recente incontro ufficiale, prima del voto referendario, – ha aggiunto Chiurazzi – il Ministro Fioroni ha espresso la sua disponibilità a siglare con le Regioni un ‘Accordo quadro’ per fissare procedure e tempi di trasferimento di ulteriori deleghe nel campo dell’istruzione, rendendo questo processo coerente con le scelte che si compiranno sul piano della riforma del secondo ciclo. I risultati del referendum  incoraggiano ad accelerare in questa direzione, mettendo alla prova la capacità delle Istituzioni e delle forze politiche di realizzare proprio sul terreno della scuola e dei saperi quella sintesi di unità e pluralismo, centralità e autonomia, su cui il popolo italiano vuole incardinare il profilo moderno e federale del nuovo Stato repubblicano.
Ed è certamente coerente con i principi e i valori fondamentali della nostra Costituzione che lo Stato continui a garantire l’unità del sistema scolastico e formativo; la quantità e la qualità dei saperi necessari alla formazione del cittadino italiano ed europeo; le pari opportunità di accesso allo studio; la libertà, la dignità  e la condizione giuridica degli insegnanti; la validità e spendibilità dei titoli di studio; l’omogeneità dei sistemi di valutazione. Mentre un ruolo e uno spazio rilevanti si possono aprire per le Regioni nell’organizzazione e nella programmazione territoriale dell’offerta formativa, nella costruzione dei percorsi integrati tra istruzione e formazione professionale e nel sostegno all’autonomia delle istituzioni scolastiche, per consentirne il raccordo con la realtà sociale e produttiva locale e per fare dell’istruzione un servizio pubblico avanzato ed efficiente, essenziale per la competitività del sistema-Paese e per le esigenze di sviluppo locale”.

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