Il Porto degli Argonauti non sa da fare! Dopo il rigetto della istanza di dissequestro da parte dal Tribunale del riesame i costruttori hanno sventolato, in timidi comunicati stampa, che il porto si farà a tutti i costi. Ancora in questo periodo balneare abbiamo letto frequentemente, a piena pagina sulla Gazzetta del Mezzogiorno, una pubblicità del villaggio degli Argonauti e del relativo porto che non c’è. Vendere per un dato di fatto un porto inesistente o è una iniziativa dettata da oscure verità che noi comuni mortali non conosciamo oppure è ostentare una sicurezza per darsi coraggio in una situazione davvero drammatica. Non vi è il porto degli Argonauti, perché evidentemente non poteva bastare la variante al Piano Paesistico d’Area Vasta del metapontino realizzata in un battibaleno dalla precedente Giunta Regionale. Una Giunta Regionale che aveva completamente fallito la programmazione turistica relativa alla costa jonica, favorendo insediamenti e strutture di cui oggi leggiamo -con evidenza- i limiti strutturali e i deficit tecnici: da CIT Holding agli Argonauti (temi rispetto ai quali la LIPU e il Comitato di associazioni per la difesa della costa jonica si sono battuti anche nelle aule giudiziarie), passando per altre strutture non idonee e insostenibili per questo territorio. Ad aprile del 2005 il Sole 24 ore pubblicava la notizia che a fine del medesimo anno solare ci sarebbero stati, sulla costa jonica lucana, oltre 700 posti barca, peccato che dimenticavano di dire “salvo problemi di irrealizzabilità delle opere”, ad oggi, ormai nel vivo della stagione balneare 2006, di posti barca non vi è neanche l’ombra. Ma l’attuale Giunta Regionale deve porsi il problema di fare quello che non ha fatto, o di fare meglio di ciò che aveva provato a fare la precedente Giunta. Non può essere demandato alla iniziativa privata, e solamente a quella, la possibilità di intrapresa per lo sviluppo turistico del territorio, specie quando questo si presenta vorace e incapace di essere equo nei confronti di quei lavoratori (e per esempio a Scanzano, per il caso CIT) cui aveva pensato di trovare  per qualche mese una soluzione a tanti problemi del non-lavoro, grazie ad accordi di programma ampi dal punto di vista economico, ma asfittici sotto il profilo delle garanzie per il territorio e per la qualità stessa del lavoro di coloro (pochi) che vengono introiettati in un meccanismo quanto meno bizzarro, nel quale i soldi finiscono prima che le maestranze possano essere pagate, con buona pace di quei sindacati che prima avevano chiuso un occhio di fronte alla mancata programmazione e poi hanno giustamente (ma ormai poco utilmente) alzato la voce per difendere dei lavoratori non pagati. Scrivevamo nel 2005 “siamo consapevoli che solo un modello diverso, e che non emuli altre realtà, possa preservare il grande patrimonio culturale e di biodiversità presente nel metapontino. La realizzazione dei porti turistici segnerebbe, inesorabilmente, il punto di non ritorno. Per questo siamo contrari; non per partito preso, ma perché basta fare una analisi di quello che è successo fino ad oggi per rendersi conto di quante bugie siano state facilmente dette; siamo consapevoli di quante false prospettive siano stati irrorati i fertili campi del metapontino e di quanta intransigente necessità di imporre volontà politiche non condivise abbiano imperato nelle scelte degli ultimi anni. Il Porto degli Argonauti, lo abbiamo detto quando abbiamo denunciato i lavori che si prospettavano (bloccati dalla magistratura) e lo ribadiamo oggi, è insostenibile per il territorio e lo ribadiamo ancora oggi Invitiamo la Regione Basilicata, che le Associazioni portano ora in giudizio davanti al TAR (nel prossimo mese di luglio) per la vicenda del Porto Argonauti, a rivedere la propria politica sul territorio regionale attraverso un dialogo continuo e costante con le associazioni, come più volte anche giustamente ribadito, ultimamente, in circostanze pubbliche, dall’Assessore Regionale all’ambiente Gianni Rondinone. Si dia un chiaro segnale capace di segnare una svolta autentica, che dia il senso del’cambio di rotta” da parte di una politica programmatoria che, almeno per quanto concerne il turismo in costa jonica, non brilla certo per lungimiranza. Non è questo o quel villaggio, questo o quel porto che sentiamo di contestare, ma l’intera politica di sviluppo (concetto obsoleto, fuorviante e improprio) per un territorio già da troppo tempo ingiustamente depauperato, colonizzato e mal utilizzato. Il Piano dei Lidi, ad esempio, dovrà essere rivisitato in maniera tale da essere più giusto e più equo, soprattutto tenendo conto che l’erosione costiera non è una invenzione di noi ambientalisti, ma un problema concreto con cui gli stessi operatori economici devono costantemente confrontarsi, soprattutto da un anno all’altro, arco temporale nel quale, come recentemente ridiscusso a Bernalda, in un interessante convegno organizzato dalle ACLI anni verdi in collaborazione col Parco della Murgia Materana, alcune zone del metapontino arretrano anche di diversi metri, con buona pace del della stessa possibilità di utilizzare la battigia per fare turismo.

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