In linea con il dato nazionale, anche per i giovani tra i 6 e i 19 anni vi è stato, a partire dal 2001, un incremento di vacanzieri. Negli anni tra il 2001 e il 2003 si è infatti verificato uno sviluppo del turismo giovanile, fatta eccezione per la fascia d’età 18-19, per la quale si è registrato un lieve decremento. L’incremento più consistente si è avuto in corrispondenza della classe d’età compresa tra i 6 e i 10 anni: la percentuale di bambini che sono andati in vacanza è infatti passata dal 57,1% al 59,8%, pari ad un aumento del 2,7%. A partire dal 2002, in particolare, la percentuale di bambini vacanzieri è stata superiore a quella dei giovani e giovanissimi tra gli 11 e i 19 anni. Nel 2003, il 62,6% della popolazione italiana tra i 25 e i 34 anni ha dichiarato di essere andata in vacanza, a fronte del 21,5% degli ultra 75enni. Questi valori, pressoché costanti negli anni, indicano che al crescere dell’età diminuisce la percentuale di vacanzieri. Sono dunque soprattutto i bambini, seguiti dai giovani e dai giovanissimi, a recarsi in vacanza, con valori decisamente più elevati rispetto alla media nazionale: nel triennio considerato, la percentuale di vacanzieri sul totale della popolazione è infatti passata dal 49,3% al 51,1%. In relazione al genere, nel 2003 è andato in vacanza il 52,2% degli uomini e il 50% delle donne. Le più rilevanti differenze di genere si hanno tra gli anziani, laddove le donne si spostano di meno. Concentrando l’analisi sul turismo giovanile – bambini e ragazzi di età compresa tra i 6 e i 19 anni – è possibile evidenziare, al contrario, come nel biennio 2001-2002 le giovanissime si siano recate in vacanza più dei propri coetanei maschi. Le differenze più rilevanti si sono registrate nel 2002 tra i ragazzi appartenenti alla classe d’età 15-17 anni, tra i quali lo scarto di genere ha raggiunto gli 8,3 punti percentuali: ben il 61,2% delle ragazze sono andate in vacanza, contro appena il 52,8% dei coetanei. Il 2003 ha segnato un’inversione di tendenza: la percentuale di vacanzieri tra i maschietti tra i 6 e 10 anni ha superato, seppur lievemente, quella delle bambine (rispettivamente 59,9% e 59,6%), mentre nella classe d’età 15-17 anni è andato in vacanza il 58,1% dei ragazzi, un valore superiore del 3,2% al dato femminile (54,9%). Rispetto al 2002, la percentuale di giovanissime appartenenti alla classe d’età 6-17 anni che sono andate in vacanza è diminuita, mentre è cresciuta, lievemente, la quota di vacanziere tra le ragazze più mature (18-19 anni); al contrario, tra i maschi l’incremento dei vacanzieri ha interessato sia i bambini che gli adolescenti di età compresa tra gli 11 e i 17 anni, ma non i ragazzi tra i 18-19 anni, in lieve diminuzione. Nel complesso, tra il 2001 e il 2003, si è avuto un significativo incremento del turismo giovanile in tutte le classi d’età, fatta eccezione per le adolescenti di età compresa tra i 15 e i 19 anni. Ciò nonostante, tra le 18-19enni, la percentuale di vacanziere si è mantenuta decisamente superiore a quella dei coetanei di sesso maschile in tutto il triennio considerato, attestandosi, nel 2003, al 60,8% (contro un dato maschile del 56,2%). I motivi per cui i giovani non vanno in vacanza sono principalmente di tipo economico e familiare. Entrambe queste ragioni sono più pressanti per la fascia giovanile che non per il complesso della popolazione. Le motivazioni di tipo familiare perdono rilevanza con l’aumentare dell’età: nel 2003, in particolare, tali ragioni sono state addotte da circa il 38% dei giovanissimi tra i 6 e i 14 anni che non sono andati in vacanza, contro il 31,8% dei 15-17enni e il 25,9% dei ragazzi più maturi (18-19 anni), tra i quali maggiore è invece il peso delle motivazioni di tipo economico. La mancanza di soldi è stata alla base della rinuncia alla vacanza, infatti, per ben il 43,5% degli adolescenti tra i 15 e i 17 anni e il 44% dei 18-19enni. Al crescere dell’età aumenta in modo significativo anche la percentuale di quanti rinunciano alla vacanza per motivi di studio e/o di lavoro: sono il 5% tra i bambini di età compresa tra i 6 e i 10 anni, mentre sfiorano il 20% tra i ragazzi più maturi. Come prevedibile, tra i ragazzi più maturi perdono rilevanza gli impedimenti legati all’età (indicano tale motivazione ben il 9,4% dei bambini, contro l’1% dei 18-19enni), che hanno tuttavia un peso significativo considerando il complesso delle popolazione. Altre barriere alle partenze, come la mancanza di abitudine o motivi di salute, interessano, infine, giovani e giovanissimi in misura decisamente inferiore alla media nazionale. Il confronto con gli anni precedenti consente di osservare come le diverse motivazioni abbiano assunto lungo il triennio 2001-2003 un peso differente. In particolare, le ragioni di tipo economico sono andate acquisendo una rilevanza crescente, in linea con l’andamento nazionale, sia per i bambini (la quota di quanti non sono andati in vacanza per mancanza di soldi è passata dal 31,9% al 40,6%), che per gli adolescenti di età compresa tra gli 11 e i 14 anni (+0,6%) e tra i 15 e i 17 anni (+4,3%), mentre è diminuito, per tutte le classi d’età, sia il peso degli impedimenti legati all’età che quello relativo alla mancanza di abitudine. Nel 2003, i motivi di studio e di lavoro, così come le ragioni di tipo familiare, hanno costituito un impedimento alla vacanza per una percentuale minore di giovanissimi tra i 6 e 14 anni rispetto al 2001, in linea con la media nazionale, mentre hanno acquisito una rilevanza maggiore sia per i ragazzi di età compresa tra i 15 e i 17 anni, sia, soprattutto, per quelli tra i 18 e i 19 anni: tra questi ultimi, infatti, ben il 45,6% ha rinunciato alla vacanza per questo ordine di ragioni (+4% rispetto al dato del 2001). È andata crescendo, infine, la quota di persone che, in tutte le classi d’età, ha giustificato la rinuncia alla vacanza con motivi di salute o con il fatto di risiedere in località turistiche.
L’ecoturismo e il turismo naturalistico sono le nuove frontiere delle vacanze giovanili. Entrambi prediligono gli elementi di tipo socio-ambientale legati alla vacanza. Secondo alcune stime il giro d’affari del turismo ambientale nel 2002 pesa per circa il 2% sul mercato turistico globale, con potenziali di crescita annua del 20%. Mentre le mete tradizionali – per una fascia cospicua di turisti effettivi o potenziali – non intercettano più il bisogno di evasione dalla realtà quotidiana, nuovi bisogni tipicamente “post-moderni” rivalutano l’attenzione per l’ambiente, il silenzio, i piccoli borghi, le attività dimenticate, la “natura” (ovviamente nei suoi aspetti simbolici e nelle sue rappresentazioni): il nuovo turismo si costruisce proprio in questo spazio.
La fattoria didattica rappresenta un ulteriore elemento di affermazione e sviluppo del ruolo culturale delle aziende agricole, che si affianca alla più consolidata attività di agriturismo. Nei primi mesi del 2002 vi erano 444 fattorie didattiche, distribuite in quasi tutte le regioni del territorio nazionale; di queste, 203 producono con metodo biologico. Invece tra le aziende agrituristiche le fattorie per bambini sono 62, dislocate in 10 regioni italiane (Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo, Campania, Calabria e Sicilia). In queste strutture è prevista la possibilità per i bambini di inserirsi nelle attività dell’azienda − ad esempio raccogliendo castagne o olive − ma anche di imparare a riconoscere fiori, piante ed erbe spontanee, di fare escursioni e corsi di vario tipo (cucina, pittura, modellismo), di conoscere i giochi tradizionali e i processi di trasformazione dei prodotti agricoli come la caseificazione del formaggio e la preparazione delle marmellate. Particolarmente attenta ai percorsi dei bambini è Terranostra, l’Associazione per l’agriturismo, l’ambiente e il territorio promossa dalla Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti. Nel 2005, il 40% delle aziende agrituristiche associate a Terranostra prevede la fattoria didattica, il 7% organizza vacanze per bambini non accompagnati, il 30% dispone di un parco giochi. Alcuni agriturismi sono persino attrezzati per ospitare bambini disabili e per fornire terapie mirate. Secondo un’indagine compiuta dalla Coldiretti sui minori tra i 7 e i 13 anni, un bambino su 4 vorrebbe trascorrere le vacanze estive in campagna. Alla domanda sulla meta preferita per le vacanze, infatti, il 55% dei bambini ha risposto il mare, il 25% l’agriturismo, il 10% la montagna, mentre il restante 10% ha indicato altre destinazioni (estero, laghi o parenti) (2005).
Il volontariato come proposta turistica. Nell’ultimo anno infine sono stati organizzati circa 180 campi in Italia (l’85% dei quali in aree protette) e oltre 100 in Europa, America, Asia ed Africa. I campi hanno una durata variabile tra i 7 e i 30 giorni; quelli nazionali durano circa 10 giorni.

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