Il rapporto tra bambini e denaro nei diversi contesti nazionali. L’età alla quale viene consegnata la prima paghetta settimanale coincide con l’inizio del periodo scolastico, che corrisponde all’età del primo allontanamento del bambino dal nucleo familiare. Questo quanto emerge dai risultati dell’inchiesta The European Toy Survey condotta dalla NPD Eurotoys. L’indagine presenta i dati relativi all’età e all’ammontare della paga settimanale che ricevono i bambini di differenti paesi europei. È possibile innanzitutto notare come la totalità degli intervistati nei diversi paesi comincia a ricevere denaro dai genitori tra i 6 (Germania) e i 7 anni (Portogallo e Francia). Ad eccezione della Spagna, l’età in cui viene consegnata la prima paghetta, segue il cleavage tra paesi nordici e paesi mediterranei. È nei paesi nordici che il bambino comincia a ricevere la paghetta a partire dai 6 anni, mentre nei paesi mediterranei l’età è compresa tra i 6 anni e 7 mesi dell’Italia e i 7 anni e 2 mesi della Francia. Passando all’esame dell’ammontare della paghetta settimanale è possibile vedere come anche in questo caso si presenta una netta differenza tra paesi nordici e paesi mediterranei. Infatti, esclusa la Gran Bretagna (per la quale la paghetta settimanale ammonta a 5,2 euro), per Germania, Olanda, Svezia e Belgio l’entità della paghetta varia da un minimo di 2,7 euro fino a non oltre i 3,3 euro. Cifre distanti dai paesi mediterranei, per i quali, con l’eccezione della Spagna, la paghetta varia tra 4 euro (Portogallo) e 5,3 euro (Francia). All’interno di questo quadro l’Italia occupa una posizione intermedia. La prima paghetta viene consegnata poco prima dei sette anni; l’ammontare (4,9 euro) è abbastanza elevato se paragonato alla media dei paesi nordici. In particolare si può notare come l’età di consegna della paghetta sia anticipata nei paesi nordici in cui l’alto tasso di partecipazione delle donne al mercato del lavoro favorisce un allontanamento precoce del bambino dalla famiglia. Ciò è favorito dalla presenza di strutture pubbliche presenti in maggior misura nei paesi nordici che in quelli meridionali. «In Italia solo il 6% dei bambini sino a 3 anni utilizza asili nido contro il 64% della Danimarca e oltre il 40% dei paesi scandinavi». All’interno di questo quadro l’Italia occupa una posizione particolare. Da un lato, il nostro Paese si distingue dalla Svezia per l’assenza di servizi sociali, dall’altro lato l’Italia si distingue dall’Inghilterra per la minore area regolativa lasciata al mercato. Ciò che caratterizza l’Italia è invece la preminenza della famiglia rispetto allo Stato (Svezia) e alla presenza quasi incondizionata del mercato (Inghilterra). In Italia mercato e famiglia rappresentano dunque le variabili di contesto all’interno del quale si sviluppa la figura del bambino come soggetto economico.
Bambino e scelte di risparmio. In Italia ai primi due posti, nelle scelte di spesa del denaro ricevuto dai bambini in occasione del compleanno o delle festività natalizie, vi sarebbero i giocattoli (29%) e l’abbigliamento (17%). Gli stessi risultati si riscontrano in Europa, con la differenza che a livello europeo è più diffusa la preferenza per i giocattoli (35%) e meno quella per l’abbigliamento (14%). Notevole è invece il distacco tra i primi due beni (giocattoli e abbigliamento) ed i restanti, maggiore in Italia (9 punti percentuali) che in Europa (5 punti percentuali). Un risultato molto interessante della ricerca è che oltre la metà (53%) del campione di ragazzi italiani intervistati risparmia parte del denaro ricevuto. La presenza di risparmiatori tra i ragazzi (59%) è maggiore che fra le ragazze (47%). Inoltre circa il 76% dei ragazzi conserva il denaro risparmiato per più di due mesi. La dinamica è simile a livello europeo, dove la percentuale di ragazzi risparmiatori ammonta al 58%.
La spesa in giochi e giocattoli come disponibilità finanziaria indiretta. La spesa in giochi e giocattoli rappresenta la seconda voce (8,2%) del bilancio familiare relativo a “tempo libero, cultura e giochi”. In particolare, eccetto che nel Nord-Est, in cui la spesa in giochi e giocattoli costituisce la terza voce di spesa delle famiglie, nel Centro, nel Nord-Ovest, nel Sud e nelle Isole, la spesa per i bambini costituisce la seconda voce del bilancio di spesa familiare e raggiunge addirittura il 9,5% al Sud. È possibile notare come la percentuale di spesa in giochi e giocattoli sia direttamente proporzionale al numero dei componenti della famiglia. Tale spesa raggiunge il livello più alto per le famiglie di tre componenti, (8,9%). Analizzando invece la spesa in giochi e giocattoli delle famiglie in relazione alla posizione professionale del capofamiglia emerge come siano le famiglie facenti parte della classe operaia a dedicare una parte maggiore del bilancio familiare alla voce “giochi e giocattoli” (11,4%). È interessante notare come tra imprenditori e dirigenti e impiegati la spesa in giochi e giocattoli sia alquanto esigua se confrontata con la percentuale relativa agli operai e assimilati. Se fosse stata vera la tesi secondo la quale il giocattolo svolge una funzione sostitutiva, ci saremmo dovuti aspettare una percentuale più alta di spesa nelle famiglie dei dirigenti, il cui impegno lavorativo è di solito più elevato. In realtà l’incidenza della spesa in giochi e giocattoli sul bilancio familiare è minore proprio in tali contesti. Il ruolo indiretto del bambino come soggetto economico si manifesta anche nell’importanza da lui rivestita nelle scelte di consumo della famiglia. Se in passato i ruoli all’interno delle famiglie erano fortemente gerarchizzati ed i bambini subivano le decisioni dei genitori, al giorno d’oggi si può parlare, al contrario, di una famiglia sempre più democratica che nelle sue scelte coinvolge in misura più rilevante il bambino. Da una indagine recente emerge come l’influenza dei ragazzi nelle scelte familiari coinvolga più o meno tutte le sfere di consumo. Gli ambiti nei quali i ragazzi riescono a far valere le proprie scelte sono soprattutto la scuola (53), i giocattoli (49), i consumi (48) e l’abbigliamento (44).
Il mercato e la sua influenza sulle scelte decisionali del bambino. Se da un lato il bambino si presenta sempre di più come soggetto economico, ovvero come parte della domanda di beni e servizi sul mercato, dall’altro lato il mercato vede nel bambino un nuovo attore economico ed una fonte di profitto. Inoltre una ricerca svolta dall’Osservatorio sull’immagine dei minori (2004) mette in luce la pericolosità degli annunci di cui sono destinatari i bambini; 1/3 del tempo della fascia oraria 15-18 è destinato alla pubblicità. Dalla ricerca emerge inoltre che su 15 ore di programmazione 4 sono di pubblicità. Su 2.000 bambini sopra i 5 anni cui è stato chiesto di dare il proprio parere su 1.000 spot, il 19% delle femmine ha affermato di credere alla pubblicità. Tale dato è corroborato dalla ricerca condotta dalla NPD Eurotoys. La ricerca evidenzia che la maggior parte dei bambini italiani (88%) si informa tramite la televisione, a fronte di una percentuale europea relativamente minore (64%). Un’altra differenza tra Italia ed Europa riguarda la percentuale di bambini che si informano tramite cataloghi commerciali. In Italia solamente il 7% dei bambini afferma di informarsi tramite cataloghi commerciali; in Europa, al contrario, il 25% dei bambini si informa tramite tale mezzo pubblicitario. È evidente, quindi, che le imprese produttrici di giocattoli in Italia più che in Europa vedono la televisione come mezzo principale di diffusione della pubblicità. Il dato fa riflettere sull’influenza che i mezzi di comunicazione di massa hanno sulle scelte d’acquisto durante l’infanzia, soprattutto se si pensa che nel 2004 un bambino ha guardato in media 27.000 spot televisivi, per una media di due ore al giorno (Centro documentazione dell’Eurispes).

0 Comments

Leave a reply

associazione - progetto - collabora - identificati - note legali - privacy - contatti

Associazione Lucanianet.it c/o Broxlab Business Center | P.zza V. Emanuele II, 10 | 85100 Potenza tel.+39 0971.1931154 | fax +39 0971.37529 | Centralino Broxlab +39 0971.1930803 | ­www.lucanianet.it | info@lucanianet.it Testata Giornalistica registrata al tribunale di Potenza n° 302 del 19/12/2002 | ­C.F. 96037550769 Invia un tuo contributo tramite bonifico bancario alle seguenti coordinate IBAN : IT 31 E 08784 04200 010000020080

Log in with your credentials

Forgot your details?