È il Lazio in vetta alla classifica delle Regioni italiane con il più alto livello di dinamicità economica.
Lo ha rilevato l’Eurispes attraverso la costruzione di un nuovo indicatore denominato ISER, Indice di Sviluppo Economico Regionale. L’Istituto, infatti, ha valutato il grado di dinamicità economica regionale, partendo dall’analisi dei dati consolidati nel periodo 1997-2002 ed elaborati tenendo conto delle tendenze macroeconomiche e produttive rilevate dall’Eurispes sul territorio nazionale nel periodo gennaio 2003-settembre 2004.
La costruzione dell’indice di sviluppo economico regionale (ISER). Scopo del presente lavoro di ricerca è stato quello di delineare il grado di dinamicità dell’economia delle regioni italiane in rapporto alla condizione economica attuale attraverso l’analisi di alcuni tra i principali indici che consentono di individuare il livello di crescita di un’area.
Per avere un quadro quanto più possibile completo della situazione economica di ogni regione, sono state scelte non soltanto alcune grandezze economiche classiche, come il Pil, i consumi finali e gli investimenti lordi, ma anche quelle relative al concetto di sviluppo economico elaborato da Schumpeter, che riteneva fondamentali per la dinamicità dell’economia le variabili legate agli investimenti, alla “ricerca e sviluppo”, al sistema bancario (impieghi). Infine, sono state scelte anche alcune tra le variabili capaci di descrivere il contesto relativo al sistema impresa-lavoro (imprese attive, capacità all’export, unità di lavoro e retribuzioni lorde), in un’ottica che attribuisce importanza alla struttura produttiva di un territorio e che, secondo Schumpeter, rappresenta un segno fondamentale del potenziale di dinamicità di un sistema economico.
Il risultato che si vuole ottenere attraverso il modello presentato è il confronto competitivo di ogni regione rispetto alle altre attraverso un ranking che pone come “regione ideale” quella che ottiene la migliore performance rispetto a tutte le grandezze economiche considerate.
Per giungere alla determinazione della suddetta graduatoria, si è proceduto su due livelli di analisi: il primo relativo alla costituzione di un indicatore del livello di crescita raggiunto dalle regioni italiane al tempo t1 (anno 2002), e il secondo relativo al grado di dinamicità economica rilevato nel corso dell’ultimo quinquennio, vale a dire nell’arco temporale compreso tra t0 (anno 1997) e t1 (anno 2002).
Al fine di rendere comparabili i dati relativi alle differenti grandezze esaminate, è stato necessario standardizzare i dati di partenza, che risultavano essere estremamente eterogenei sia per quel che riguarda l’unità di misura, sia per la scala di riferimento, sia per la variabilità interna ad ogni singolo rapporto statistico considerato.
In particolare, per risolvere tali problematiche si è fatto riferimento al metodo tassonomico, elaborato dall’Università di Wroclaw, effettuando la trasformazione lineare degli indicatori di partenza ed eliminando così l’influenza dell’unità di misura.
A partire dalla matrice di trasformazione lineare, è stata individuata una regione cosiddetta “ideale”, definita come quella che possiede i valori migliori (o massimi) per ogni indicatore economico.
Per valutare il divario tra ogni unità territoriale e quella definita “ideale” si è ritenuto opportuno utilizzare la distanza euclidea. La misura del livello di crescita o di dinamicità, dunque, è stata determinata sulla base della distanza intercorrente tra la regione considerata e quella “ideale”; in altre parole, maggiore è la distanza, minore è il livello di competitività e viceversa.
Nelle elaborazioni presentate, inoltre, al fine di rendere più “leggibili” i risultati ottenuti l’Eurispes ha operato nel modo seguente: se per costruzione, la regione più dinamica, o che presenta il più alto livello di crescita, è quella che presenta il valore minore dell’indice sintetico (ossia, quella con minore distanza dalla regione definita “ideale”), si è considerato l’inverso di ogni valore trovato per ogni singola regione, in modo tale che la regione più competitiva risultasse quella con il valore maggiore. A questo punto, attribuendo alla determinazione maggiore un valore pari a 100, gli altri valori della serie sono stati riproporzionati di conseguenza. L’aspetto positivo più importante del modello adottato consiste nella immediatezza della rappresentazione del posizionamento di ogni regione come risultato dell’aggregazione degli indici economici prescelti.

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