L’ottimismo e la fiducia nei confronti dell’integrazione europea sono i sentimenti predominanti, sia in senso assoluto (tre intervistati su quattro sono ottimisti o fiduciosi nei confronti del processo di unificazione), che considerando le singole fasce di età. La visione ottimistica tende comunque a ridursi tra i giovani, e soprattutto nella classe 18-24 anni, all’interno della quale soltanto il 32% degli intervistati si dichiara ottimista e il 37% fiducioso. Questo è quanto emerge dai risultati dell’indagine sull’opinione degli italiani in rapporto al processo di integrazione europea, condotta dall’Eurispes, tra il 25 novembre e il 2 dicembre 2004. L’analisi delle macro aree territoriali evidenzia maggiore ottimismo nel Sud e nelle Isole, mentre nel Nord-est solo il 15,2% degli intervistati si mostra particolarmente favorevole a tale prospettiva. I giudizi positivi sembrano in qualche modo correlati con il livello di istruzione e la posizione professionale. Il sentimento favorevole e ottimistico cresce di quasi il 13% passando dai possessori di licenza media ai laureati. Gli operai e i disoccupati hanno minore fiducia, mentre gli impiegati, gli imprenditori, gli studenti e i dirigenti mostrano maggiore ottimismo verso l’integrazione.
L’indagine, inoltre, ha inteso verificare l’atteggiamento di apertura degli intervistati in merito alla prospettiva di un ulteriore allargamento dell’Unione a Turchia e Russia. Dai dati è possibile osservare come i favorevoli (34,2%) all’ingresso della Turchia nell’Unione Europea siano più numerosi rispetto a coloro che giudicano tale evento in modo negativo (28,5%), sebbene il 37,3% risulta essere indifferente. Maggiore consenso viene registrato per l’ingresso della Russia nell’Unione europea con il 42,5% degli intervistati favorevoli. Il 20,3% esprime un parere negativo. Mentre il 37,2% si mostra indifferente.
Un’ampia quota di intervistati, il 62,4% del campione, è al corrente dell’avvenuta approvazione della Costituzione europea (18 giugno 2004), una percentuale che scende però tra le classi di età giovanili. Infatti il 50% dei giovani tra i 18 e i 24 anni e il 59,1% di quelli appartenenti alla fascia 25-34 sa che nel giugno 2004 è stata approvata la Carta costituzionale europea. Inoltre, dall’indagine, è emerso che soltanto un intervistato su tre (il 31,7% del totale) conosce il numero esatto degli attuali paesi membri della comunità (25). Disaggregando ulteriormente il dato per fascia di età, si rileva come soltanto il 18% degli intervistati fra i 18 e i 24 anni abbia risposto correttamente alla domanda. In merito poi all’impatto derivante dall’approvazione della Costituzione Europea, è possibile rilevare come il 74,4% dei cittadini abbia dichiarato che essa porterà benefici a tutti i paesi dell’Unione. D’altra parte, tale percentuale di ottimisti scende al 62,6% per quanto riguarda i possibili benefici che potrebbero ricadere sul nostro Paese.
Italia e Unione Europea: un rapporto poco vantaggioso. Agli intervistati è stato richiesto il livello di condivisione di alcune affermazioni riguardanti il rapporto tra l’Italia e l’Unione europea. Il 36% degli intervistati, ritiene che gli interessi italiani si difendono al meglio agendo in comune attraverso l’Unione europea, mentre il 26,1% condivide l’affermazione secondo cui un buon legame con l’Unione europea è necessario ma poco vantaggioso. Soltanto il 15,6% considera che l’Unione europea stia creando più problemi che vantaggi. Disaggregando ulteriormente il dato per professione dell’intervistato è opportuno sottolineare che il 56,5% degli imprenditori ritiene che gli interessi italiani si difendono al meglio agendo in comune attraverso l’Unione europea, mentre soltanto il 24,5% degli studenti, il 34,6% dei pensionati e 13,2% degli operai condivide tale affermazione.
La nuova moneta è entrata stabilmente nella quotidianità d’uso degli italiani. I principali elementi di positività attribuiti all’euro sono: la capacità di rendere stabile e forte la moneta (70,3%), spingere le imprese italiane ad essere più competitive (60,3%) e rendere l’Europa una forza economica alla stregua degli Stati Uniti (58,9%). Esiste inoltre un atteggiamento positivo da parte dei cittadini rispetto ad alcune conseguenze portate dall’integrazione come: sviluppo della conoscenza, della ricerca e del progresso scientifico (77,5%); maggiore autorevolezza dell’Europa rispetto al resto del mondo (72,2%); migliore difesa dei diritti (68,4%); più efficace lotta contro il crimine (52,6%).
Critici invece gli italiani per quanto riguarda la creazione di nuovi posti di lavoro: il 60% dei cittadini ritiene infatti che il processo di integrazione non abbia contribuito a rendere migliore la situazione. Ancora più alta la percentuale, ben il 65,6%, di coloro che ritengono che tale processo non ha portato ad un miglioramento in termini di prosperità economica e benessere sociale.
Chi conta in Europa? Il peso assunto dall’Italia all’interno dell’Unione europea sembra ancora insufficiente: infatti, più della metà dei cittadini, il 54,3%, ritiene che il nostro Paese abbia un ruolo poco o per nulla rilevante, contro il 15,5% che gli attribuisce un ruolo autorevole.
Ulteriore elemento di negatività emerso dall’indagine è relativo alle istituzioni preposte ad indirizzare le decisioni comunitarie. Infatti, quasi un intervistato su due considera elementi fondamentali o le lobby economiche (26,1%) o la burocrazia europea (23,4%), mentre solo il 16,2% indica le istituzioni comunitarie quali strumenti fondamentali di decisione.
I valori dell’Europa. Secondo gli intervistati, i valori e gli elementi su cui si dovrebbe fondare principalmente l’Unione europea sono: l’uguaglianza (18,2%), la libertà (17,5%), la famiglia (16,5%), la cultura (16,4%), il credo religioso (10,8%) ed infine la tradizione (10,7%).

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