Un nuovo capitolo si aggiunge alla già tormentata vicenda che riguarda la Pinacoteca D’Errico di Palazzo San Gervasio. Non accenna a risolversi, infatti, la querelle che dal lontano 1996 vede contrapporsi l’Ente Morale “D’Errico” alla Soprintendenza di Matera ed al Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Una disputa che fa di questa collezione d’arte non solo una delle più prestigiose della nostra regione ma, soprattutto, una delle più contese. A raffreddare gli animi di quanti speravano in una soluzione a breve, è giunta la notizia di un nuovo rinvio che sposta di un paio di mesi la decisione circa il destino delle opere. Era attesa nella mattinata di venerdì scorso, 8 luglio, infatti, la decisione del giudice del Tribunale Civile di Potenza a cui, con sentenza della Corte Costituzionale, spetta il compito di mettere la parola fine all’intera questione. Ed invece l’assenza del giudice titolare ha indotto il difensore legale dell’Ente Morale “D’Errico”, Giancarlo Viglione, a chiedere un ulteriore rinvio.

Tutto ha inizio, lo ricordiamo, tra il 1996 ed il 1997, quando l’Ente Morale intraprende la sua battaglia per il riconoscimento della proprietà esclusiva della collezione. Una straordinaria raccolta di opere d’arte lasciata in eredità alla comunità di Palazzo San Gervasio da colui che l’aveva raccolta e messa insieme: il Cavalier Camillo D’Errico, originario del piccolo centro lucano. Sulla sua strada, però, la successiva legge 1082 del 1939 (ai più nota come Legge Bottai) con la quale fu stabilito il trasferimento della collezione dalla sua collocazione originaria di Palazzo San Gervasio alla nuova sede di Matera. Il tutto per far fronte a delle problematiche legate allo stato di conservazione dei dipinti. Nel frattempo, il Giudice del Tribunale di Potenza riconosce all’Ente Morale “D’Errico” la titolarità della proprietà e della gestione delle opere d’arte (sentenza numero 753/2002), ma sospende il giudizio definitivo sulla vicenda sollevando, al contempo, una questione di legittimità costituzionale su due articoli della Legge Bottai.

La parola passa, quindi, alla Corte Costituzionale chiamata a pronunciarsi sulla costituzionalità o meno degli articoli che impediscono il rientro della collezione a Palazzo San Gervasio. La decisione non si fa attendere e con l’Ordinanza n.81, depositata in cancelleria il 2 marzo 2005, la Consulta stabilisce che la questione di legittimità sollevata è “palesemente irrilevante”, vale a dire che il rientro dei quadri a Palazzo non è in contrasto con quanto prescritto dalla legge in esame. La Suprema Corte, inoltre, rimanda al giudice del Tribunale Civile di Potenza ogni decisione in merito. Da qui l’attenzione crescente per l’appuntamento di venerdì scorso, da molti atteso come l’atto finale di una vicenda lunga diversi anni. Anche per questo non si nasconde l’amarezza per l’ulteriore rinvio chiesto l’altro giorno in aula. Tutto si sposta, dunque, al prossimo 16 settembre, giorno in cui è prevista quella che, in termini tecnici, si definisce la seduta per la comparsa conclusionale. Forse davvero la data definitiva per un procedimento che, almeno in sede civile, ha già fatto registrare quota 13 udienze.

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