La tragedia è fortemente significativa poiché rappresenta l?idea fondamentale dello scrittore:

l?azione rivoluzionaria richiede riflessione, prudenza, mente e cuore. E? necessario essere attenti prima di mettere in atto il gran disegno.
Qual è il requisito della libertà e dell?indipendenza di un popolo?
L?assenza di un potere assoluto e monocratico.
Carone e Fillia, personaggi della tragedia, preparano la congiura ritenendo scontato l?appoggio del popolo. Vengono aperte le porte della città all?eroico Pelopida perché sostituisca al dispotismo del tiranno Leontida, la libertà e la democrazia di una città rifondata, una nuova Tebe.
In libera città solo la legge
sovrana impera e tutti son soggetti,
né quivi serve, né comanda alcuno.

(IV, III, 102- 104)

A tale concezione di potere si oppone la posizione di Leontida e Carone ; il monarca è totalmente libero; non è soggetto a ciò che deriva dal suo illimitato potere.
Su i principi poter non han le leggi,
chè, se di quelle son essi gli autori,
all?opre lor non denno essere soggetti

(I,VI, 278-280)

Cosa s?intende per tirannide?
V. Alfieri nel trattato ?Della tirannide? del 1789 ne evidenzia i caratteri essenziali.
?Tirannide indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; ed anche soltanto deluderle, con sicurezza d?impunità?
ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo che lo sopporta, è schiavo.

Dove esiste la tirannide dominano i piaceri del senso. F.M.Pagano riesce a far calare il lettore in una realtà di miseria, di corruzione evidenziando la mancanza del senso civico dei meridionali in una fase storica di forte decadenza.
Non dimentichiamo che la tragedia viene pubblicata nel 1782, nella Napoli dominata dai Borboni.
Leontida, tiranno di Tebe, opprime e sopprime le coscienze, il libero pensiero considerando addirittura la stessa religione instrumentum regni. Il momento di
massima drammaticità è rappresentato da un banchetto, dall? incontrollato e sfrenato uso di cibo da parte dei padroni della città.
Il fiero Pelopida, aiutato dagli esuli, riesce ad uccidere i tiranni di Tebe.
Gli attori della tragedia hanno differenti personalita; si distinguono Pelopida, capo degli esuli; Carone, principale cittadino di Tebe, Emonte, amico di Carone e sposo d?Ismene, sorella di Carone; Aspasia, moglie di Carone; Leontida, tiranno di Tebe; Polinice, figlio di Carone; Polifonie, capitano della guardia dei tiranni.
Pelopida e Carone soo uniti da una profonda e sincera amicizia e dallo stesso amore per la patria. I due però si distinguono; Pelopida è più deciso mentre Carone attraversa momenti caratterizzati da forti dubbi e incertezze forse perché coinvolto
da sentimenti e ruoli in un certo senso contrastanti: padre e marito oltre che sposo fedele della libertà.
Particolarmente coinvolgenti e toccanti sono le parole di Aspasia, moglie di Carone, dinanzi alla decisione del marito di combattere fino in fondo per la sognata e decantata libertà lasciandola completamente sola con un figlio.
?Dove crudel, te ne vai? Tu me qui sola
pensi lasciare? E dove il figlio mio
senza di me n?andrà? Seguir io voglio
entrambi. Il petto mio riparo al figlio
sarà contra del ferro ostile.
O parte delle viscere mie, figlio mio caro,
stringi al tuo petto la tua cara madre.
[?] Ah! Spietato consorte, a qual mi serbi
barbaro strazio, a qual crudel tormento?

(III, IX, 308-322)

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