In data 2 giugno 2005 in Taranto era presente anche Noscorie Trisaia all? incontro tra l?associazione Peacelink, i comitati antinucleari e i pacifisti della Puglia,l?assessore all?ambiente della Regione Puglia Dr.Losappio e altre cariche istituzionali sul tema del rischio nucleare a Taranto.

Da quando emerso dal convegno la Sardegna nelle vesti del suo presidente ha chiesto chiaramente e senza mezzi termini alla Nato che i sommergibili nucleari vadano via dalla Maddalena, allo stesso tempo l?altro posto candidato ad ospitarli sarebbe il porto di Taranto, già base Nato.

Il golfo di Taranto rappresenta effettivamente per i militari un punto strategico per distanza e posizione nel bacino del mediterraneo, un ponte per raggiungere in breve tempo il golfo persico e il medio oriente. I sommergibili nucleari (o mini centrali atomiche vaganti) sono una minaccia per il grado di pericolosità che esprime il reattore e l?armamento che lo stesso natante porta(nessuna licenza d?esercizio sarebbe concessa ad una centrale vicina ad una polveriera), senza considerare il rilascio di radioattività nelle acque a seguito d?incidenti o malfunzionamenti (le minicentrali vaganti hanno schermature ridotte rispetto ad una normale centrale nucleare).

” Greenpeace afferma che la propulsione nucleare a bordo d?unità navali comporta per le operazioni di lavaggio, scarichi di radioattività nell’ambiente. A Taranto si svolgerà l’esercitazione Nato “Sorbet Royal 2005” fra il 17 e il 29 giugno, simulazione dell’affondamento di un sottomarino NATO (http://www.manw.nato.int/manw) e del salvataggio del suo equipaggio.

Ci chiediamo chi si preoccuperà del salvataggio della popolazione dal rischio d?inquinamento radioattivo in caso d?incidenti o malfunzionamenti di questi sottomarini.

Tutti i cittadini dovrebbero essere tutelati da eventuali rischi nucleari.

L?unica legge che tutela in tal senso il cittadino è il decreto 320/95 e successive modificazioni, inerenti ai piani d?emergenza nucleare, ossia cosa fare in caso d?incidente e/o contaminazione radioattiva.

Chi gira in automobile senza assicurazione, non può circolare e incorre nel sequestro della vettura e gravi sanzioni amministrative.Per il rischio nucleare nessun?assicurazione stipulerebbe una polizza.

Così avviene che il peschereccio del pesce azzurro naviga se assicurato, il sommergibile nucleare può invece circolare liberamente. Il sottomarino nucleare supersofisticato però è intrappolato nelle reti di un peschereccio impegnato nella pesca a strascico nel mar mediterraneo. E purtroppo è una storia vera quanto accadde il 22 giugno 2001 alle ore 14 e 3 minuti nel mar adriatico. Non era una balena, ma un sommergibile statunitense quello agganciato dal peschereccio “San Pietro” di Monopoli, a circa 11 miglia dalla costa brindisina. “Eravamo al largo per una normale battuta di pesca – racconta Francesco Ranieri, comandante dell’imbarcazione, quando le reti hanno subìto uno strattone. Ci hanno improvvisamente tirato indietro e la barca si è abbassata di poppa. fortunatamente il verricello ha ceduto, diversamente ci avrebbe trascinati sul fondo”.

I sottufficiali di una motovedetta della Guardia costiera hanno liberato le eliche del sottomarino riemerso, il più piccolo dei battelli a propulsione nucleare. . A bordo sono montate apparecchiature sofisticatissime per lo spionaggio elettronico e la ricerca di oggetti a grandi profondità. Non è la prima volta che in Adriatico si registrano presenze e incidenti apparentemente inspiegabili, con conseguenze tragiche per gli ignari marittimi. Ricordiamo per la cronaca gli incidenti della base della Maddalena e quanto accaduto in acque internazionali (come quella del Kursk nel mare del nord).

Tutto questo grazie alle sofisticate attrezzature militari ed al Know. Out acquisito.

Il dibattito non poteva che ricordare il deposito militare di Scanzano .

E’ ormai opinione comune il doppio fine della struttura(militare e civile), troppe analoghe coincidenze progettuali lo avvicina a quanto fu progettato in Sardegna(deposito di scorie vicino alla base nato della Maddalena).

IL deposito di scorie quindi seguirà la base, e tornerà in Basilicata ?

I tecnici nucleari hanno cambiato opinione sul sito geologico ed ora vogliono costruire un sito ingegneristico di superficie (per questioni di costi e di sicurezza).

I siti candidati per esclusione in Basilicata sono due: Trisaia con il centro Enea-Sogin(provvisorio-definitivo) e la zona dei calanchi Craco-Stigliano (ormai diventata famosa grazie all?Espresso ).

La lobby nucleare italiana che vuole riaprire le centrali esulterebbe avendo un deposito

insieme a tutti quei parlamentari di destra e di sinistra che covano e lavorano di concerto il ritorno al nucleare.

Gli italiani intanto continueranno a versare l?obolo del decomissioning nucleare e dello smantellamento della coda atomica italiana sulla bolletta enel, ignari di contribuire in qualche modo alla rinascita dello stesso nucleare.

Prendiamo in ogni modo atto che L?assessore all?ambiente della regione Puglia Dott. Losappio di fronte all?assemblea ha preso impegno per formare un coordinamento tra le varie amministrazioni regionali di Puglia, Basilicata, Sicilia, Sardegna, Calabria contro il rischio nucleare e militare.

Movimento Antinucleare Pacifista

NOSCORIE TRISAIA

Email nonucleare@email.it

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