?A prima vista battersi per la tutela e la valorizzazione dei beni comuni appare una follia, perché nulla, nel mondo che ci circonda, c´incoraggia a farlo. In verità il numero di coloro che avvertono il problema cresce ogni giorno, anche perché un brontolio sordo sale dalle discariche, dove si ammassano gli effetti perversi della distruzione dei beni comuni. Ma sono molti di più (e sicuramente più potenti) coloro che alzano il volume della musica per non sentire il rumore prodotto dalla tragedia del degrado dei beni comuni, quelli che, con un sorriso d?ordinanza stampato sul viso, invitano a ballare e a dar seguito alla festa. Chi protesta viene accusato di sabotare l´irresistibile marcia del progresso, e viene guardato con patetica sufficienza oppure con sospetto, come se fosse animato da fini nascosti ed inconfessabili. Nel frattempo la madre di tutti beni comuni, il nostro pianeta, va progressivamente alla malora?.

L?Associazione ?Città Plurale? ha provato ad abbassare il volume della musica perché l?eco di quel brontolio sordo giungesse nella splendida Sala delle Arcate di Palazzo Lanfranchi a Matera, attraverso una voce tonante che non ha certo bisogno di microfoni.
E? stato così presentato “HOMO CIVICUS – la ragionevole follia dei beni comuni”, il nuovo libro di Franco Cassano, docente di Sociologia della conoscenza presso l’Università di Bari, autore di numerose opere rivolte ad un Sud capace di ritrovare la sua ricca e molteplice identità, e fondatore e ispiratore, a Bari, dell’Associazione ?Città Plurale?, oggi presente anche a Matera, Lecce, Trani, Giovinazzo, Acquaviva delle Fonti, Adelfia, Modugno e ultimamente a Salerno.
?Homo Civicus?, un vero e proprio manifesto politico-culturale dell?autore, disegna il quadro di una società capace di cambiare ed aprirsi ai valori del confronto, del dialogo, dell?ascolto, attraverso una crescita collettiva che individua nell?associazione la vera grammatica democratica della società.
Là dove non si è ?né sudditi né padroni? si può diventare cittadini consapevoli, capaci di non essere solo il terminale passivo di decisioni prese dall?alto e in grado di superare la claustrofobia del proprio interesse individuale, ingabbiato nell?impossibilità di guardare al di là del proprio naso. Cittadini capaci di ?associarsi?, di elaborare una vera risposta al governo dell?interesse privato, ?cittadini attivi?, dunque, consapevoli di poter parlare attraverso forme di cittadinanza più ampie.
Ciò che sfugge alla proprietà individuale, infatti, è proprio il bene comune legato ad un?idea di utilità collettiva che nella nostra società perde significato di fronte al ben più prezioso benessere del singolo.
Anche in ?Modernizzare stanca? Franco Cassano si interrogava su cosa stesse succedendo ai beni comuni, a cominciare dalla salute del pianeta destinata a quel mercato a cielo aperto in cui acqua ed aria diventano merci: ?Anche l?aria, come già l?acqua, diventerà una merce, ma nessuno farà obiezioni perché avrà paura di far tardi alla festa. Agli abitanti di questo mondo la nozione di bene comune apparirà come un?arcaica repressione della libertà individuale, figlia dell?arretratezza tecnologica e sorella laica dell?Inquisizione?.

E nella necessità di questa riscoperta e valorizzazione del bene comune anche la discussione politica migra verso luoghi diversi da quelli soliti, per poter superare il monopolio dei partiti che spesso la riducono a mero calcolo elettorale o ad un bieco e perverso interesse privato.

Ampliare il discorso, aprire lo sguardo, inoltrarsi nel territorio della differenza e del confronto sembrano trovare proprio nello slogan ?Matera Città Plurale? la consapevolezza che ?l?unica garanzia di salute è l?esercizio di quelle virtù civili senza le quali la democrazia è un simulacro?.

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