Ai piedi della collina materana, dove l’ultima propaggine di pianura corre veloce verso il mar Jonio, si apre uno scenario unico in Italia, in cui regnano sovrani vasti arenili di sabbia finissima, dal tipico colore giallo dorato. 35 Km di paradiso per i numerosi bagnanti che li affollano durante la stagione estiva ai più noti come la “California del Sud”, per la fiorente agricoltura che qui si è sviluppata, tanto da farne il fiore all’occhiello dell’intera economia lucana. Ma l’area del metapontino, oltre che ricca di risorse paesaggistiche ed ambientali, è anche luogo di risorse culturali, dove un mosaico di comuni ci parla di storia. E’ questo, infatti, il luogo in cui nacquero, intorno all’VIII sec. a.C., le antiche città della Megale Hellas (Magna Grecia) come Heraclea (oggi Policoro), Siris, Pandosia e, soprattutto, Metaponto di cui oggi ci occupiamo.

La colonia di Metaponto venne fondata alle foci dei fiumi Bradano e Basento, tra la fine dell’VIII e gli inizi del VII sec. a.C., dai greci, molto probabilmente per difendere gli interessi di Sibari (altra colonia achea della costa jonica) nei confronti dell’espansione territoriale della spartana Taranto. La nascita della città greca comportò la scomparsa del sito, fondato dalla comunità indigena degli Enotri, dell’Incoronata che sorgeva a circa 7 Km di distanza da Metaponto. Visse il periodo di maggior splendore e sviluppo economico tra il VI ed il V sec. a.C., quando cioè, accanto ad un’intensa attività commerciale e di scambi con la madrepatria, si sviluppò una fiorente produzione artigianale, testimoniata dalla nascita in città del cosiddetto “quartiere ceramico”. La sua ricchezza dipendeva in gran parte, però, dallo sfruttamento della “chora” (il territorio posto nelle immediate vicinanze), di cui restano numerose testimonianze nelle fattorie ritrovate nell’area e in una caratteristica “spiga d’oro” che la città inviava in dono quale simbolo della sua forte vocazione agricola.

Il declino della città, iniziato già nel IV sec. a.C., raggiunse il suo apice quando, alla fine del III sec. a.C., perse definitivamente la sua autonomia politica. In questo periodo si insediò a Metaponto un presidio militare romano, ospitato nel “castrum”. Il graduale affermarsi del latifondo e l’esclusione della città dalle principali vie consolari determinò una grave crisi economica. Tuttavia il centro antico, seppure ridotto nei confini del castrum romano, continuò a vivere almeno fino al VI-VII sec. d.C.. In seguito la pianura fu invasa lentamente dalla palude e i monumenti della città antica divennero oggetto di sistematico depredamento. La stessa opera di riforma agraria, condotta a cavallo degli anni ’50-’60, si rivelò rovinosa per il patrimonio archeologico di Metaponto, danneggiato in maniera irreversibile dai lavori necessari allo sviluppo dell’agricoltura.

L’archeologia del metapontino ha nella colonia greca il punto di maggiore interesse, sia per estensione dell’area che per la ricchezza delle strutture messe in luce. Il parco archeologico, la cui istituzione è abbastanza recente, comprende l’area dell’Agorà (piazza) e del Santuario di Apollo che, oltre ad occupare il centro dell’antica città, ne costituivano i poli principali della vita economica e religiosa. L’area del Santuario ospita 4 templi che segnano le tappe della progressiva monumentalizzazione dello spazio sacro. Tra questi spicca il maestoso Tempio A, databile al VI sec. a.C., dedicato al culto di Apollo Licio come testimoniano le iscrizioni votive rinvenute nelle sue vicinanze. Il lato nord dell’Agorà è occupato, invece, dal Teatro (IV sec. a.C.) al di sotto del quale è stato rinvenuto un edificio, l’Ekklesiasterion, destinato ad ospitare grandi manifestazioni politiche e di culto perché posto sotto la protezione diretta di Zeus.

Ma nell’immaginario popolare l’antica colonia è rappresentata dal tempio extraurbano di Hera, meglio conosciuto con il nome di Tavole Palatine. Il tempio, databile alla seconda metà del VI sec. a.C., sorge su una piccola altura nei pressi del fiume Bradano a 3 Km circa dall’antico abitato di Metaponto e, con le sue 15 colonne doriche ancora in piedi, rappresenta l’edificio più suggestivo dell’intera zona. Al suo nome popolare sono legate numerose tradizioni e leggende; una, di epoca medievale, ne attribuiva la costruzione alle virtù sovrannaturali dei Paladini di Carlo Magno mentre un’altra, fondata su alcune documentazioni storiche, lo vuole costruito da Pitagora (filosofo e matematico che qui probabilmente morì nei primi anni del V sec. a.C.) in onore di Giunone.

Il Museo Archeologico Nazionale di Metaponto, anch’esso di recente istituzione, è situato alla periferia del moderno abitato e raccoglie la documentazione proveniente dalla città antica e dal territorio circostante. L’esposizione si snoda in un percorso costituito da 4 sale e copre un arco temporale compreso tra l’Età del Bronzo e il periodo Tardo Antico seguendo, quindi, le principali fasi storiche della frequentazione della zona. Le sezioni sono dedicate alla presenza indigena dell’età protostorica (con i magnifici corredi funerari degli Enotri dell’Età del Ferro), alla colonizzazione greca (con i reperti del sito dell’Incoronata tra cui un meraviglioso incensiere), ai rapporti dei greci con le popolazioni locali (con i reperti dei templi cittadini e del quartire dei ceramisti) ed, infine, al periodo della romanizzazione (con i reperti del castrum ed una serie di corredi tombali che provano l’abbandono dell’area come nucleo abitato).

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