Nell’anno scolastico 2006-2007 dovrebbe iniziare l’attuazione della riforma nelle scuole secondarie, mentre il nuovo sistema scolastico dovrebbe essere attivo in tutti i settori nell’anno scolastico 2010-2011.
I numeri del sistema scolastico statale italiano nell’anno 2004-2005 Secondo la sintesi dei dati relativi alla scuola statale elaborata dalla Direzione Generale dei Sistemi Informativi del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca diffusa nel mese di luglio 2005, gli alunni di età compresa tra i 3 ed i 19 anni, iscritti nell’anno scolastico 2004-2005, sono stati 7.676.269. Tra le differenti fasce di età, la più numerosa è risultata quella iscritta alla scuola primaria, che comprende complessivamente 2.524.508 alunni distribuiti in 16.145 scuole. Solo leggermente inferiore è il numero degli iscritti alla scuola secondaria di 2° grado, pari a 2.479.237 alunni; a tale parità di utenti, rilevante se si considera che nell’anno in questione la scuola secondaria di 2° grado era facoltativa, corrisponde un numero di scuole pari a circa un terzo delle scuole primarie presenti in Italia, ovvero solo 4.983. Le scuole dell’infanzia, non obbligatorie ma ugualmente molto richieste, arrivano a 13.601 ed hanno registrato, nell’anno 2004-2005, 978.073 bambini iscritti. I docenti che hanno lavorato a tempo indeterminato ed a tempo determinato annuale sono stati 732.179. Tutti i dati indicati non comprendono le informazioni riguardanti la Val d’Aosta, Regione a statuto speciale, nonchè le Province autonome di Bolzano e di Trento, in quanto le scuole ivi funzionanti non sono gestite dallo Stato.
Nell’arco degli ultimi dieci anni la popolazione scolastica è diminuita, con una variazione tra gli alunni iscritti nell’anno 1995/1996 e quelli iscritti nel 2004/2005 pari a 43.632 unità, ovvero mezzo punto percentuale. Tuttavia, il dato relativo all’ultimo anno scolastico, rapportato a quello precedente (2003-2004), registra un incremento di 6.764 iscritti, pari allo 0,1%, che, seppur minimo, conferma l’andamento di leggero aumento di iscrizioni dal 2001/2002. Ed infatti, intorno al 1995 si registrò una tendenza alla diminuzione degli alunni pari a circa 50.000 iscrizioni in meno ogni anno, a cui si rimediò con l’innalzamento dell’obbligo scolastico, previsto con la legge n. 9 del 1999 ed entrato in vigore nell’anno scolastico 1999/2000. Da quel momento è aumentato gradualmente il numero degli alunni fino ai dati relativi all’anno scolastico 2004/2005 che, seppur inferiori a quelli del 1995/1996, segnano tuttavia la ripresa delle iscrizioni, il cui incremento negli ultimi tre anni è da ricondurre, oltre che al citato innalzamento dell’obbligo scolastico, anche, e soprattutto, alla sempre maggiore presenza di alunni non italiani. Questo dato è ancor più rilevante se si considera che la popolazione scolastica di origine italiana è in diminuzione, ma il complessivo numero degli iscritti nelle scuole non è variato in misura sostanziale negli ultimi cinque anni.
Progetti di riforma nell’Unione Europea. Nel mese di dicembre 2001 l’Ocse ha pubblicato i risultati della prima fase della ricerca PISA 2000 svolta su 250.000 studenti di vari paesi, dai quali si evince come sia in lettura che in matematica e scienze gli studenti italiani abbiano raggiunto livelli di apprendimento inferiori alla media dell’Ocse.
Norberto Bottani, direttore dell’Istituto di Ricerca in Educazione di Ginevra (SRED) ha commentato i primi risultati degli studenti italiani affermando come essi rivelino la presenza di problemi di fondo che affliggono la scuola, di portata generale. «In Italia c’è un sistema scolastico in cui prevale la mediocrità: la prestazione media degli studenti italiani è significativamente al di sotto della media dei paesi dell’Ocse, ma l’Italia è tra i paesi in cui l’impatto del contesto socio-economico sulle prestazioni degli studenti è pure inferiore alla media. Il sistema (…) è un po’ più giusto degli altri, ma è penalizzante, perché i risultati sono bassi. L’esempio di paesi che invece sono altrettanto giusti, ma con livelli di prestazioni elevati per tutti (ricchi e poveri) dimostra che si può fare meglio e diversamente senza penalizzare l’obiettivo dell’uguaglianza di trattamento» (da un intervento per la rivista Il Mulino, n. 2/2002). Nel mese di febbraio 2005 sono stati pubblicati i risultati della seconda fase del progetto PISA, ovvero l’elaborazione dei dati ottenuti dalla somministrazione dei questionari avvenuta nel 2003. Il punteggio raggiunto dagli studenti italiani resta al di sotto della media dei paesi Ocse, in tutti i campi di conoscenze oggetto di studio.
I dati riportati confermano le grandi differenze che esistono nel nostro sistema tra i vari tipi di scuole, laddove gli istituti professionali si assestano su livelli di mathematical literacy medio-bassi e fanno comunque rilevare i valori minimi anche nelle altre competenze. Secondo il prof. Pietro Lucisano, docente di Pedagogia sperimentale all’Università “La Sapienza” di Roma, questo risultato è il prodotto di una scuola media che indirizza gli alunni ritenuti più bravi verso il liceo, ed i meno bravi verso gli istituti professionali. Tali caratteristiche del sistema scolastico non garantiscono la necessaria equità dell’offerta formativa ed accentuano le differenze tra i due principali percorsi della scuola superiore (dall’intervento del prof. Lucisano, “I punti di debolezza del sistema scolastico italiano alla luce degli esiti della ricerca PISA e degli obiettivi europei” – Bologna, 24 febbraio 2005).

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