Il Duomo di Matera sorge sull’altura che domina e divide i due Sassi. Venne edificato sulle rovine di altre cripte distrutte a causa dei numerosi saccheggi avvenuti nel corso dei secoli. La costruzione, in forme romanico-pugliesi, fu avviata nel 1230 e terminò nel 1270. La Cattedrale è stata in origine dedicata a S. Maria di Matera, poi detta S. Maria dell’Episcopio e dal 1389 a Santa Maria della Bruna. Sotto le fondamenta del Duomo si trova l’antica chiesa dedicata a Sant’Eustachio, protettore della città. La chiesa contiene interessanti opere d?arte e particolari decorativi di alto valore.

L?esterno dell?edificio è in buono stato di conservazione: la facciata, in pietra cava della Vaglia è tripartita ed ha la parte mediana molto elevata e terminante a timpano, ornato da dodici colonnine pensili disposte ai lati della cuspide, a rappresentare gli Apostoli, simbolo della dottrina del Cristianesimo. In alto si apre un ampio ed elegante rosone, diviso da colonnine sovrapposte, e sormontato dall’Arcangelo Michele che sconfigge il drago mentre, in basso e ai due lati si trovano tre telamoni. Il rosone simboleggia la Ruota della Fortuna, poiché si può intravedere il mutare del destino umano "regnabo (regnavo), regno (regno), regnavi (regnerò), sum sine regno" (sono senza regno), procedendo in senso orario a cominciare dal telamone a sinistra. Al vertice, una croce sovrasta tutta la facciata. L?unico portale, centinato e su scalinata, presenta nella lunetta una statua della Madonna col Bambino: è la Madonna della Bruna, patrona, assieme a S. Eustachio, di Matera. Ai lati vi sono le statue dei Ss. Pietro e Paolo e, negli angoli in basso, quelle dei due martiti cristiani Sant?Eustachio e Santa Teopista, sua consorte.

La facciata laterale destra, a lesene con archetti, ha due portali; sul primo, più semplice, detto ?della Piazza?, si può osservare un bassorilievo di Abramo, il patriarca comune alle tre grandi religioni, ebraica, cristiana e islamica (ma secondo alcuni si tratterebbe dell?architetto della chiesa); il secondo portale, più ricco di decori, è detto ?dei Leoni? dai due leoni in pietra che lo fiancheggiano reggendo le colonne. Esso è in tutto simile ai coevi portali del Leccese, con elaborati ricami architettonici raffiguranti motivi floreali e teste di angeli. Tra i due portali si trova una monofora con stipite decorato e mensole con figure zoomorfe, che costituisce un sepolcro gentilizio.

Il fianco sinistro presenta anch?esso lesene con archetti, ma i due simmetrici portali sono stati chiusi e uno è andato addirittura distrutto. L?interessante e scenografico campanile di forma quadrangolare, alto 52 metri, è coevo della chiesa, mentre la parte superiore è un?aggiunta di epoca più tarda. Esso è diviso in due tronchi da un terrazzo, il primo a tre piani con bifore, il secondo con piccole finestre e con la parte sovrastante a cuspide; alla sommità sono sistemate 7 campane.

L?interno, a croce latina, lungo 54 metri alto 23 e largo 18, è composto da tre navate divise da dieci colonne, con singolari e bei capitelli medievali: il resto venne trasformato in forme barocche nel 1627 e ancor più nel 1776, ma nonostante l?alterazione della compostezza dello stile romanico e la perdita quasi completa della decorazione originaria, la maestosa armonia primitiva è rimasta intatta. La navata centrale prende luce da cinque grandi finestre su ciasun fianco, che donano all?interno una notevole luminosità. Il piano di calpestio venne fatto innalzare di sei metri rispetto al piano terra dall?arcivescovo Andrea per conferire maggiore imponenza.

Il soffitto della navata centrale, che cela l?originaria copertura a capriate romaniche, è ornato da affreschi settecenteschi e da tele di G. B. Santoro del 1842 (Visitazione della Vergine a S. Elisabetta, Apparizione di Cristo a S. Eustachio nelle sembianze di un cervo, S. Giovanni da Matera). Il pulpito è del 1722; al primo altare della navata destra si trova una Madonna col Bambino e Santi, di Giovanni Donato Oppido di Matera (1627); sul cassettone del primo dei due portali della stessa navata incontriamo l?opera ?Madonna e Santi vescovi? di Domizio Perso di Matera (1592); sul terzo altare destro un crocifisso in legno dipinto del ?600; tra il terzo e il quarto altare, alla parete, S. Gaetano di Pacecco de Rosa (1652). Nell?abside, dietro al sontuoso altar maggiore restaurato nel 1627, si può osservare un pregevole coro ligneo intagliato da Giovanni Tarantino da Ariano Irpino (1451-1453) e una grandiosa tela dell?Assunta e Santi, di scuola veneziana del 1627. In alto, a destra del presbiterio, si staglia un grandioso organo, opera notevole dei fratelli Ruffatti di Padova (1955) con duemila canne. Nello stesso coro è possibile prendere visione, rivolgendosi al sagrestano, di corali miniati del secolo XV, già dei Benedettini del monastero di S. Eustachio.

In fondo alla navata sinistra troviamo un ricco dossale in pietra con sculture, che un tempo decorava l?altare di S. Michele: nella predella, Cristo fra gli apostoli, opera di Altobello Persio da Matera (1539). Nella cappella che si apre a sinistra del dossale si trova un grande e interessante presepe di pietra con figure policrome, di Altobello Persio e Sannazaro d?Alessandro (1534); a destra del presepio, sull?ingresso della Sagrestia, ci sono due statue policrome del 1559 (Madonna col bambino e due Santi); sempre a destra del presepio, su un altare, S. Gaetano di Luigi Scorrano. La sagrestia accoglie, entro notevoli armadi, arredi preziosi e oggetti sacri del XVI secolo. Proseguendo nella navata sinistra in direzione dell?ingresso principale, dopo quella del Presepio si trova la cappella dell?Annunziata, importante esempio di costruzione cinquecentesca, con volta a cassettoni e pareti a nicchie: sopra l?altare ci sono, due sculture in pietra di Giulio Persio, figlio di Altobello, che hanno per oggetto l?Annunciazione e la Pietà. A sinistra della cappella si apre la porticina che dà su un cortiletto dove è situata la chiesetta di S. Maria di Costantinopoli, con bel portale romanico nella cui lunetta è un importante bassorilievo raffigurante la processione col carro della Madonna della Bruna che entra nella Cattedrale, del secolo XIII. Continuando nella navata, s?incontra al terzo altare sinistro una Madonna col Bambino e S. Anna, quadro da attribuirsi probabilmente al pittore di origine polacca Sebastiano Majeski (1632); al secondo altare sinistro, si trova un sarcofago d?argento e cristallo in cui giacciono le spoglie di S. Giovanni da Matera; al primo altare sinistro, con intarsi marmorei, del 1627, si trova la Madonna col Bambino detta Madonna della Bruna (derivata forse da una parola medievale col significato di corazza, protezione), affresco di scuola italo-bizantina (secolo XIII), ritagliato dalla sovrastante parete nel 1578 e inserito in una cornice d?argento.

A destra dell’ingresso principale, possiamo osservare il Giudizio Finale, superbo affresco risalente al secolo XIV emerso durante alcuni lavori di restauro. L?opera insieme ad altri affreschi raffiguranti S. Pietro martire con una scure in testa, S. Giuliano, la Madonna in trono col Bambino, e S. Luca, e ciò che rimane dell’ampia decorazione pittorica medievale attribuita a Rinaldo da Taranto.

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