Le prime tracce della presenza umana nel territorio di Maratea risalgono al Paleolitico. Tra 80mila e 40mila anni fa lungo le coste del Golfo di Policastro, ricche di molluschi e adatte alla pesca, si insediarono numerosi esponenti dell?Homo Sapiens.

Durante il neolitico venne popolato il capo La Timpa, zona situata su una collinetta che oggi sovrasta il porto. Frammenti di manufatti ceramici, rinvenuti nell?area attestano la frequentazione della zona durante quel periodo. Nell?età del Bronzo (1700-1000 a. C.) l?insediamento situato sul promontorio di Capo La Timpa instaurò rapporti commerciali con le civiltà egee. Per tutto il primo millennio avanti Cristo il commercio si basò sul piccolo cabotaggio. A partire dal IV secolo gruppi di enotri si stabilirono lungo il Golfo di Policastro. In quel secolo, con la fondazione di Velia e Poseidonia gli scambi culturali e commerciali si intensificarono. Tra il III ed il II secolo a .C. iniziò il dominio romano di tutta l?area della Magna Grecia e quindi del lagonegrese; qui alle foci del Noce venne fondata la colonia di Blanda Julia. Nel periodo di Augusto la costa marateota era già considerata un pregiato luogo di soggiorno marino, vennero pertanto edificate nella zona numerose ville.

Il primo nucleo della cittadina di Maratea ebbe origine durante il dominio Longobardo. Le incursioni dei pirati saraceni, tra i secoli IX e X, spinsero le popolazioni costiere a rifugiarsi sul Monte San Biagio. Il nucleo abitato che sorse nei pressi della chiesetta di San Biagio, dove sono conservate le spoglie del martire, assunse il nome de Il Castello. Nell?XI secolo il Principato di Salerno, di cui Maratea faceva parte, passò nelle mani dei normanni, che progressivamente conquistarono l?intero meridione. Con Federico II il regno venne diviso in undici giustizierati, Maratea però non venne assegnata a quello della Basilicata ma a quello del Crati (Calabria settentrionale). Intanto nei secoli X e XI si estese a valle il borgo inferiore di Maratea, favorito dalla prossimità con le terre destinate alla coltivazione. Nel 1266 Carlo d’Angiò venne in possesso di tutti i domini normanni. In seguito, le guerre contro gli Aragonesi per ottenere l’egemonia sul Regno delle Due Sicilie portarono la Sicilia nelle mani degli Aragonesi ed il Regno di Napoli in quelle degli Angioini; Maratea entrò a far parte dei possedimenti francesi. Per il borgo iniziò un periodo favorevole: immune dal fenomeno dell’infeudamento, rimase invece alle dirette dipendenze della Corona. Ciò garantì a Maratea la concessione di numerosi privilegi e la liberazione da tutti quei gravami feudali che invece sostenevano altre comunità. Il paese riuscì a mantenere i suoi privilegi anche quando gli Aragonesi salirono sul trono di Napoli nel 1443.

I secoli XV, XVI e XVII furono caratterizzati dall?espansione urbanistica. Il paese si abbellì con eleganti palazzi e nuove chiese; vennero edificate tre torri che presto divennero l?emblema della cittadina. Nel ?700 i Borboni, giunti al potere a Napoli, commissionarono un?indagine economico-sociale sulla provincia di Basilicata da cui emerse che Maratea si trovava in una situazione lievemente migliore rispetto alle aree interne. Con la nascita della Repubblica Partenopea a Napoli, nel 1799, a Maratea venne instaurato un governo municipale repubblicano. La reazione borbonica fu però immediata e dopo poco Maratea tornò sotto l?autorità imperiale. Nel 1806 l?esercito napoleonico distrusse il castello e a partire da questo episodio il centro di Maratea Superiore iniziò a spopolarsi. I collegamenti viari si svilupparono con lentezza rispetto ad altri centri. Sul finire dell?800 la cittadina venne raggiunta dalla ferrovia, mentre per la realizzazione della strada costiera si dovette attendere fino al 1930. Il molo del porto fu invece costruito dopo la seconda guerra mondiale.

Maratea è oggi una delle mete turistiche lucane più rinomate, frequentata da turisti italiani e stranieri. Tra le sue frazioni quelle di Acquafredda, Fiumicello, Santavenere, Porto, Marina e Castrocucco sono affacciate sullo splendido golfo di Policastro. Tra i monumenti e le chiese più celebri del paese spiccano: la chiesa di Santa Maria Maggiore del ?400; la chiesa dell?Annunziata risalente al 1600; il Convento dei Cappuccini del 1615 e quello dei Minori Osservanti edificato nel 1574; l?obelisco dell?Addolorata (1788); l?ottocentesca villa Nitti che appartenne a Francesco Saverio Nitti; il Santuario di San Biagio e la Statua del Redentore, alta ben 21 metri, situati sul monte San Biagio, dal quale si gode un panorama eccezionale del Golfo di Policastro.

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