A quanti è capitato di percorrere almeno una volta la superstrada che collega le città di Potenza e di Melfi, all?altezza del territorio comunale di Avigliano, difficilmente sarà sfuggita l?occasione di rimanere affascinati dallo spettacolo offerto da uno dei simboli meglio conservati della nostra storia passata. Il castello normanno-svevo di Lagopesole, infatti, oltre ad essere una delle più importanti costruzioni medievali della regione, rappresenta l?elemento di maggiore preminenza visiva del paesaggio circostante tanto da farne ?un perno? non solo dal punto di ista storico ma anche sotto il profilo ambientale.

Fu edificato nel X secolo per volere di uno dei Catepani d?Italia, dei funzionari dell?Impero Bizantino che costruirono castelli e fortificarono città in Puglia, Calabria e Basilicata. La massiccia mole del suo impianto architettonico, un grande parallelepipedo rettangolare, occupa interamente la sommità della collina su cui sorge dominando, in tal modo, l?intera Valle di Vitalba. Dopo essere stato parte del sistema di controllo territoriale bizantino, gravitante intorno alla città-fortezza di Acerenza, divenne in seguito fulcro di quello normanno regolato, invece, dalla città di Melfi. Con la dominazione sveva la sua funzione si spostò gradualmente dal militare al residenziale.

Grazie alla presenza di un sovrano come Federico II, il castello di Lagopesole diventa il centro di un reticolo di domus insieme a quelle contigue di Montemarcone e di Agromonte. Secondo diverse fonti sarebbe attestata la presenza in loco di una cervaricia, di un luogo cioè deputato all?allevamento dei cervi, dei caprioli e dei daini. Con il totale controllo della regione assicurato anche in seguito dalla dominazione Angioina, il castello venne utilizzato prevalentemente come residenza regale di caccia per il periodo estivo. Nei secoli successivi, però, il suo ruolo decadde da dimora del feudatario a centro di riferimento dell?amministrazione feudale sino a divenire un semplice punto di raccolta per le produzione agricole del latifondo, funzione man mano accentuata dai Principi Doria che dal 1531 possederono il feudo di Lagopesole.

In quel periodo iniziarono a comparire le prime case contadine disposte lungo quella che era la strada carrabile. Solo a partire dal XIX secolo, però, si sviluppò un primo abbozzo di ?nucleo rurale? verso le pendici meridionali del colle. Il maniero perse così gradualmente il suo originario isolamento tanto che, nei primi decenni del XX secolo, il borgo arrivò a lambire la struttura stessa del castello. Va sottolineato, comunque, che la presenza dell?abitato, posto su un solo versante della collina, non ha comportato l?eliminazione o la rottura dell?originario rapporto tra la costruzione e la natura circostante.

Il centro abitato, tra l?altro tutelato con un Decreto Ministeriale del 4 marzo 1991, si sviluppa, infatti, lungo strette viuzze su tutto il lato meridionale del colle ed è diventato, oramai di fatto, parte integrante dell?immagine paesaggistica del castello senza alterarne quell?antica percezione di prestigiosa dimora imperiale un tempo isolata tra i boschi. Un?immagine, che accanto agli altri innumerevoli segni diffusi sul territorio, dagli scavi archeologici ai centri storici, dalle opere d?arte alle raccolte bibliografiche sino ad arrivare a quello che oggi viene definito ?l?archivio del paesaggio?, naturale o antropizzato che sia, costituisce quel patrimonio culturale su cui si fonda l?intera identità storica della Basilicata.

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