L?Acanthobrahmaea Europea (nome scientifico della Bramea) è una rara specie di grande farfalla notturna, il cui periodo di volo è molto breve, va da fine marzo a tutto aprile.

Era il 1963, quando lo studioso Hartig scopriva sul Monte Vulture la Bramea. La scoperta fu eccezionale perché non solo era una specie nuova per la scienza, ma era un genere ritenuto assente in Europa. La farfalla notturna ha il corpo tozzo, il disegno delle ali ed i colori non sono appariscenti e si mimetizzano così perfettamente che è impossibile notarla se si posa sui tronchi. La farfalla, è solo l?ultima fase di una vita che con una serie di metamorfosi completa la sua esistenza con l?inizio della primavera.

I diversi stadi della Bramea iniziano con l?ovodeposizione dopo 12-24 ore dall?accoppiamento, seguono l?incubazione di circa dodici giorni. I bruchi nati sono neri con quattro lunghe appendici sul dorso ed una più piccola sull?estremità posteriore. Le larve durante il loro sviluppo cambiano pelle quattro volte. A maggio il bruco scende dall?albero da dove si è nutrito cibandosi di foglie di ligustro e frassino, e si interra. Qui, si trasforma in pupa, uno stadio intermedio tra larva e adulto, in questa fase non vede, non può muoversi e non può nutrirsi cosi in letargo trascorre l?estate, l?autunno e l?inverno. A partire da fine marzo la metamorfosi si completa e dalla crisalide esce la Bramea, spiega le ali e sfarfalla, ma il volo dura poche ore dopo il tramonto e per pochi giorni. Ogni individuo adulto, infatti, ha una vita brevissima che di rado supera la settimana.

Per tutelare questo raro esemplare di Bramea nel 1971 fu istituita la Riserva delle Grotticelle, era la prima volta che veniva creata in Europa un?area protetta per salvaguardare una farfalla. La Riserva Naturale Orientata delle Grotticelle, si estende per 209 ettari, costeggia il fiume Ofanto e la fiumara di Atella, in una zona compresa tra i 250 e 810 metri di altitudine. È comprensibile chiedersi come può questa specie di lepidottero, presente con altri esemplari soprattutto nell?Asia Orientale, trovarsi sul Vulture. Secondo Zilli, entomologo del Museo Civico di Zoologia di Roma, la presenza di un brameide in Basilicata, documenta antiche connessioni geologiche fra l?Appennino Meridionale ed il Mediterraneo Orientale, risalenti all?epoca del terziario. E? riuscito a giungere sino alla nostra epoca perché come riteneva Hartig si tratta di un relitto antico (intendendo per relitto, una specie che in passato era più ampiamente distribuita ma che ora è esclusiva di un area ristretta), che ha saputo adattarsi per millenni in un ambiente relativamente protetto, come appare ancora oggi il Vulture.
Da tempo si sollevano diverse problematiche per preservare questo insetto, perché è impensabile proteggere l?insetto se non si conserva l?intero habitat del Vulture. Emerge innanzitutto la necessità di ampliare la Riserva perché è stato dimostrato che la farfalla vola in un area più estesa.

Un?altra insidia è il taglio dei boschi che talvolta stravolge l?ambiente naturale. Sotto accusa poi ci sono tutte le lampade usate comunemente, perché la luce prodotta sono una forte attrazione per le farfalle notturne che si allontanano dalla vegetazione protetta per raggiungere strade ed edifici illuminati. Un?ipotesi è la riduzione di illuminazione durante questo periodo o filtrare le luci con opportune schermature. Un altro passo per la protezione della specie è inserire la Bramea nell?elenco Cites la convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di flora e di fauna selvatiche minacciate dall?estinzione. È una presenza importante a Monticchio, quella della Bramea del Vulture e di altre specie rare di farfalle (Hartig, ha segnalato la presenza di almeno otto specie rare di lepidotteri), perché dimostra che tutta la montagna volturina è un?eccezionale miniera naturalistica.
La presenza di flora, fauna e ittiofauna, rare ed incontaminate, che nascono e si sviluppano spontaneamente, dimostra che l?ambiente è salubre o almeno non troppo inquinato e va tutelato e preservato.

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