Quale futuro per il dettaglio?

Il commercio lucano è senz?altro in uno stato di profonda e irrevocabile crisi. Dal 2001 al 2004 hanno chiuso bottega circa 260 esercizi al dettaglio. Nel decennio 1991-2001 i negozi sono diminuiti di circa il 41%. A livello nazionale la situazione non cambia, le piccole imprese hanno registrato un calo tendenziale delle vendite del 4%, a fronte del -3,5% delle medie imprese e dell’1,8% delle grandi. A livello settoriale, la diminuzione tendenziale che, in ottobre, ha riguardato le vendite di prodotti non alimentari (-2,9%) e’ la risultante di flessioni in tutti i gruppi di prodotti. Il calo piu’ marcato ha riguardato i gruppi cartoleria, libri, giornali e riviste (-4,8%), prodotti di profumeria, cura della persona (-3,7%) e giochi, giocattoli, sport e campeggio (-3,5%). Variazioni negative si sono avute anche nelle vendite delle imprese operanti su piccole superfici: -3,8% per i prodotti alimentari e -3,2% per i prodotti non alimentari.

Per quanto riguarda le diverse forme di vendita della grande distribuzione, in ottobre si sono registrati incrementi su base annua solo per gli ipermercati e gli hard discount (rispettivamente +1,9% e +0,2%), mentre flessioni sono state rilevate negli altri specializzati (-6,8%), nei grandi magazzini (-6,4%) e nei supermercati (-2,9%).

La causa? L?Euro, la crisi congiunturale, la grande distribuzione. Soprattutto, il dito è puntato sulla posizione di dominio assunto da quest?ultima. Parliamo delle rinnovate, scatenate, feroci polemiche contro il mondo della grande distribuzione, accusato di praticare prezzi troppo bassi e di essere troppo competitiva, mettendo quindi in difficoltà i concorrenti. In tale ottica, sono state aggiunte altre accuse quali quella di essere l’unica causa della chiusura dei punti di vendita del dettaglio tradizionale, di provocare la crisi dei centri storici o di determinare fenomeni di desertificazione. O, meglio, di soffocare i piccoli negozianti. Proprio a Calvello, nel potentino, un piccolo commerciante ha esposto un cartello fuori la propria vetrina con su scritto:?Stiamo per chiudere, i grandi magazzini ci strangolano?. Una plateale forma di protesta che sicuramente assume le caratteristiche di uno sfogo amaro dall?inevitabile condivisione. Nell?intera Basilicata, però, i casi simili sono molti. Molte le saracinesche che non verranno mai più alzate, da un giorno all?altro, nel silenzio.

Anche il mondo del commercio lagonegrese sta tremando di fronte l?imperante avanzata dei mega-maxi-iper negozi.
Qualche mese fa, l’Associazione dei commercianti e degli artigiani di Lauria ha chiesto un incontro all’assessore regionale alle attività produttive, Gaetano Fierro, per parlare dei gravi problemi che incombono sulle attività al dettaglio.

La posizione del piccolo commerciante, nei riguardi della grande distribuzione, è, quindi, di netta opposizione. Ma qual è il punto di vista del consumatore? Se lo sviluppo dei grandi centri commerciali è così prorompente è certo perché i clienti finali gradiscono l?alternativa loro offerta. O no? Ma perché gradiscono? L’apprezzamento della grande distribuzione da parte dei consumatori deriva dal ruolo determinante svolto nel contenimento dell’inflazione – si paga meno quasi tutto ? ci sono ampi assortimenti, orari di apertura prolungati, ecc. Insomma, una ?pacchia? alla quale è sempre più difficile resistere. Le valutazioni di merito, però, portano ad una inevitabile conseguenza. La grande distribuzione non favorisce il potenziamento del tessuto economico regionale, semmai aiuta a spendere meno chi può spendere. Negli ultimi anni le politiche nazionali hanno aiutato lo sviluppo dei mega market e il loro radicamento sul territorio, senza analizzare le possibili ricadute ? negative ? occupazionali. Ora tocca al consumatore scegliere, decidere, spendere. Provando a tenere in considerazione non solo la lista della spesa, ma anche ciò che essa rappresenta, nel bene e nel male.

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