Certo che è proprio strano. Quello che succede da noi in Basilicata ha dello straordinario: abbiamo uno dei più grandi parchi europei, il parco del massiccio del Pollino, ma non riusciamo a sfruttarlo.
Ebbene il parco, che dovrebbe essere un motore per lo sviluppo socio-economico di un territorio, non decolla.

E sì, perché come ogni motore che si rispetti, ha bisogno di benzina, e di buona qualità.
A quanto pare, la benzina è stata “annacquata“, vediamo di capire come!

Abbiamo organizzato un sopralluogo con il team di LucaniaNet.it, tanto per vedere, immedesimandoci nel turista tipo, come si presenta oggi il Parco Nazionale del Pollino. Il tour della giornata potete vederlo qui.

Sinceramente, dal punto di vista ambientale il parco è davvero stupefacente. Natura del tutto incontaminata, specie vegetali ed animali che solo qui è possibile vedere, ed il pino loricato, simbolo del parco, non è che il principe della enorme varietà presente nel parco.

Profumi ed odori, che nelle città in cui viviamo possiamo ritrorare solo in erboristeria, qui invece si respirano naturalmente.

Abbiamo incontrato gente del posto, gente che nel parco ha rischiato tutto, credendo in uno sviluppo possibile, in una ripresa del turismo, magari guardando a regioni simili alla nostra, avanti nella gestione del proprio parco parecchi decenni.

Ma nonostante la voglia di fare degli abitanti del Pollino, qualcosa non va.

Un turista attento infatti, non può non notare una disorganicità negli interventi effettuati dall’ente parco.

Poche le strutture ricettive aperte e soprattutto organizzate, manca insomma quella rete di comunicazione informale che in una realtà di questo tipo ci dovrebbe essere.

Senza considerare poi gli interventi insensati, e qui c’è da chiedersi perché sono state fatte certe scelte forse proprio da queste riflessioni si può capire cosa è successo.

pollinovasca.jpg Una per tutte? Lungo un sentiero, ci siamo imbattuti in un’opera di restauro, apparentemente di un vecchio pilaccio. Fin qui niente di male se non fosse stato che:

  • Non si tratta di un vecchio pilaccio, ma di una vasca in cemento ex-novo.
  • Non esiste alcuna sorgente nelle vicinanze.
  • Chi ha eseguito i lavori, a dir poco non era un ambientalista, avendo lasciato avanzi di calce e materiale da costruzione.
  • Che non regge nemmeno la giustificazione storica, infatti anticamente, il ghiaccio non veniva raccolto in queste vasche, ma in buche scavate nel terreno.

pollinovasca3.jpg Ma allora a che è servito tale intervento?
Probabilmente a realizzare una pattumiera in cemento lastricata di rivestimento in pietra locale?? Naaa, non credo.

Ai posteri l’ardua sentenza.

Forse se i quattrini pubblici si cominciassero a spendere con più oculatezza ed organicità la benzina non evaporerebbe!

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