La fortuna di Orazio nel corso dei tempi si lega fortemente alle tendenze estetiche affermatesi. Se la sua fama la si lega al limae labor, allora essa è esemplare, ma se ci si sofferma sui contenuti e sul modo di atteggiarsi del poeta nei confronti del potere, Orazio non trova ampi consensi.

Nasce a Venosa nel 65 a.C. Grazie ai sacrifici paterni (il padre era un liberto che si guadagnava da vivere facendo l?esattore delle imposte), il giovane poeta vive in modo decoroso. L?amicizia profonda e incondizionata di Mecenate incide in maniera rilevante nella vita del poeta poiché gli consente di conoscere Augusto. I vantaggi derivanti dalla conoscenza dei due gli consentono di vivere serenamente allontanando dalla sua mente l?incubo delle angustie economiche, ma egli ebbe la forza di non asservirsi al potere e di restare sempre se stesso. Orazio è una delle espressioni letterarie più alte della cultura mondiale ed è considerato il padre della ?satira? romana..Scegliendo il genere satirico, il poeta s?inserisce in un filone già esistente a Roma. Non dimentichiamo, infatti che già nella fase preletteraria si diffonde un genere composito, satura a carattere prevalentemente drammatico.I temi delle satire oraziane sono attuali: l?incontentabilità degli uomini mai soddisfatti, la necessità di essere tolleranti e indulgenti verso i difetti altrui, l?elogio della giusta misura, la celebrazione della vita in campagna. E? proprio su questo aspetto in particolare che vorrei soffermarmi.Parlare di locus amoenus nella frenetica dimensione esistenziale che caratterizza la postmodernità può sembrare quasi paradossale, ma ritengo essenziale recuperare il rapporto uomo/natura proprio partendo dalle riflessioni di un autore classico che continua a parlare.

Il locus amoenus è un piacevole rifugio ombroso dove poter collocare un momento di benessere con l?invito a bere e a cospargersi di profumi.Come sostiene giustamente la studiosa Gianna Petrone (Università di Palermo), ?è soprattutto un luogo della mente,che crea nella natura una scenografia quasi conviviale, a metà strada tra sfondo bucolico, la frescura dei rami che si protendono in un riparo, e il giardino, come rivela la presenza simbolica della rosa?. L?amenità in Orazio vive nella sua doppiezza ovvero vive in sospensione con l?orrore della natura. Il luogo ameno graziano, infatti, non nega la ?natura matrigna?, ma la relega oltre i confini grazie alla straordinaria forza della poesia. Esistono ancora quadretti idillici?Certamente, siamo noi a crearli e ricrearli grazie alle eccezionali potenzialità della fantasia.Ma di cosa si nutre l?immaginario? Di testi, di classici in primis.Sembra anacronistico? A tal proposito, mi sembra opportuno riportare la citazione di Calvino: ??Resta il fatto che leggere i classici sembra in contraddizione col nostro ritmo di vita, che non conosce i tempi lunghi, il respiro dell?otium umanistico; e anche in contraddizione con l?eclettismo della nostra cultura che non saprebbe mai redigere un catalogo della classicità che fa al caso nostro [?] erano le condizioni che si realizzavano in pieno per Leopardi [?] Oggi un?educazione classica come quella del giovane Leopardi è impensabile [?] non resta che inventarci una biblioteca ideale; e direi che essa dovrebbe comprendere per metà libri che abbiamo letto e che hanno contato per noi, e per metà libri che ci proponiamo di leggere e presupponiamo possano contare.Lasciando una sezione di posti vuoti per le sorprese, le scoperte occasionali?.

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