Un’attesa di nove mesi

Qualcuno ancora ricorderà la vicenda dei lavoratori dell’AIAS di Melfi, riassunti e poi nuovamente licenziati, protagonisti di sit-in e, indirettamente, anche di una crisi in seno alla Regione Basilicata che ha provocato l’allontanamento dell’assessore Gennaro Straziuso.
Qualcuno ancora ricorderà licenziamenti poi rientrati o costretti a rientrare da accordi raggiunti davanti al Giudice del Lavoro, magari anche a danno di aderenti sindacali.
Purtroppo, però, per alcuni dipendenti dell’Aias di Melfi e dei “punti salute” le problematiche non sono per niente un ricordo, anzi, la cruda realtà quotidiana.

In particolare si lamenta il mancato pagamento degli stipendi. Di parecchi stipendi. L’ASL N.ro 1 di Venosa fa sapere che sarebbe in arrivo la cifra di un milione e cinquecentomila euro a copertura di parte delle retribuzioni. Un contentino per tenere buoni i lavoratori in vista delle elezioni? Non è accettabile che ancora vi siano situazioni nelle quali i lavoratori prestino la propria attività aspettando mesi e mesi per ottenere il giusto salario. I sacrifici fatti in passato da questi, compresi i 2 anni di contratto di solidarietà accettati per contribuire alla sopravvivenza dell’azienda, non hanno prodotto il risultato sperato.

La Direzione generale dell’ASL ha accreditato la somma lo scorso 9 marzo. Tale decisione è stata presa andando contro il parere del collegio sindacale il quale ha sostenuto l’illegittimità del provvedimento con il quale la Regione ha assegnato la somma all’azienda sanitaria come accredito per le prestazioni riabilitative da destinare alla liquidazione degli stipendi arretrati dei dipendenti AIAS i quali per dignità, ma soprattutto per paura di perdere il posto di lavoro non agiscono legalmente.
Ancora una volta si stravolge il principio base del diritto del lavoro (dove il ruolo dei lavoratori e quello dei datori dovrebbe essere ugualmente forti). Si sta trasformando il rapporto di lavoro in un rapporto meramente commerciale, dove il lavoratore e il datore sono dotati di eguale potere e si permette il “lusso” di non pagare per 9 mesi gli stipendi.

A quel punto i dipendenti riuniti in assemblea generale hanno minacciato forme di protesta al fine di sottolineare maggiormente il proprio malcontento per la precaria situazione.
Le prospettive? Magari si potrebbe dar vita al progetto presentato dalla stessa Aias di Melfi, circa un anno e mezzo fa, alla Conferenza permanente per la programmazione sanitaria, allora presieduta dall’ex Gennaro Straziuso. Tale proposito mirava alla realizzazione di un Centro per la riabilitazione dalle malattie dell’età evolutiva che va da zero a 18 anni prevedendo anche l’erogazione di prestazioni diagnostiche e riabilitative a giovani con disabilità motorie, psicomotorie e neuro psicologiche, per il raggiungimento del più alto livello possibile di indipendenza.

Ma i dipendenti AIAS non credono più alle promesse. Alcuni di loro hanno finanche dichiarato di non andare al voto alle prossime elezioni regionali. Non si crede più ai alle istituzioni, a chi ne da forma e sostanza. Cresce la sfiducia verso coloro i quali amministrano gli enti pubblici del nostro territorio, in quegli spazi, cioè, che continuiamo a chiamare politici per comodità di linguaggio ma che in realtà escludono ogni decisione “politica”, vale a dire ogni scelta collettiva tra configurazioni alternative della vita associata e che provvedono soltanto alla distribuzione dei poteri. E’ un brutto segnale. Si rende inevitabile che il prossimo Presidente della Regione Basilicata ristabilisca determinati equilibri e legami di fiducia nella popolazione attraverso il confronto e la risoluzione dei problemi più delicati. Un compito alquanto arduo.

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